Guido Grimani

Guido Grimani. Primo romanzo (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 54 x 77 cm
Primo romanzo (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Guido Grimani (Trieste, 1871-1933) inizia a studiare pittura di autodidatta, ma in un secondo momento, studia presso lo studio di Giambattista Crevatin (1837-1910) che lo indirizza verso la pittura verista. Frequenta poi anche la Civica Scuola Reale di Trieste, dove è allievo di Tito Agujari (1834-1908).

Il perfezionamento a Monaco

Come molti altri artisti di area friulana, Guido Grimani si trasferisce a Monco di Baviera per completare la sua formazione. Studia nella scuola di disegno di Heinrich Knirr (1862-1944) e soprattutto frequenta l’Accademia di Belle Arti di Monaco, sotto la guida di Johan Merterrich (1843-1905).

Quest’ultimo, lo abitua allo studio del vero e lo avvicina al paesaggismo di matrice nordica. Al rientro a Trieste, il pittore continua a lavorare incessantemente sullo studio dal vero.

Il legame con Fragiacomo

Nel frattempo, stringe un forte rapporto di amicizia con il pittore triestino Pietro Fragiacomo (1856-1922). A questo punto, spinto forse da quest’ultimo, si inoltra nella realizzazione di emozionanti marine dai variegati effetti luministici. La sua tavolozza del periodo monacense, alquanto spenta e tutta concentrata sui toni del grigio, si apre a nuove tonalità chiare e brillanti.

Il verismo di Guido Grmani, dunque, si riempie di note liriche e di suggestivi riflessi di luce che si adagiano sulle onde delle sue marine. Partecipa, negli anni, a diverse esposizioni a Monaco, ma soprattutto a sei Biennali di Venezia tra il 1897 e il 1922.

I numerosi viaggi

Alla fine dell’Ottocento, Guido Grimani compie un viaggio a Napoli e a Capri, senza risentire troppo dell’influenza lasciata dalla Scuola Napoletana. Il suo impressionismo delicato e sincero non si lascia nemmeno modificare da quello francese, quando si reca a Parigi nel 1900, per visitare l’Esposizione Universale.

Risale al 1905 l’apertura a Trieste di una scuola di pittura, insieme al pittore Giovanni Zangrando (1867-1941). Nel 1913, compie un viaggio in Libia, fondamentale per la sua crescita artistica. Per qualche tempo, soggiorna a Tripoli, riportandone una variegata quantità di studi e paesaggi dalla pennellata sciolta e cromaticamente ricca.

L’ultimo viaggio della sua vita, quello che desiderava compiere da molto tempo, porta Grimani in Giappone. Realizza, in questa occasione, cinque grandi tele per la compagnia triestina Lloyd Adriatico che gli aveva permesso di viaggiare gratuitamente. Rientrato a Trieste, vi muore nel 1933, dopo una grave malattia.

Guido Grimani: le luminose e “verdi” marine dell’Adriatico

Nonostante Guido Grimani, nel corso degli anni, abbia fatto incursione nella pittura di genere e nel ritratto, la marina rimane la sua cifra caratteristica. La formazione tedesca lo avvicina al paesaggio dal vero, ma basato su una tavolozza piuttosto spenta, fatta eccezione per l’uso costante di una tonalità di verde brillante che conferisce ai suoi dipinti una freschezza inconsueta.

Questo carattere si acuisce ancor di più quando, rientrato a Trieste, Grimani si lega a Pietro Fragiacomo. La sua pittura poetica e luminosa influenza sinceramente il pittore, che da questo momento in poi sceglie la marina come sua principale cifra identificativa.

A cavallo tra Ottocento e Novecento, Guido Grimani realizza un piccolo gruppo di capolavori ancora lontani dalle marine successive. Uno di questi è Primo romanzo, che unisce sensibilmente impressionismo tedesco, impressionismo francese e accenti decorativi derivanti dall’art nouveau.

In seguito, però, la pittura dell’artista si abbandona pienamente alla marina. Alla Biennale di Venezia del 1897 presenta proprio Marina, a quella del 1899 Autunno e Marina. All’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 invia Pescatori e a quella del 1908 Primi albori.

Nell’ultimo dipinto compare una marina di Chioggia che contiene quella particolare luminosità verde che porterà poi Guido Grimani ad essere soprannominato “fanalino verde” dagli amici pittori.

Notte compare alla Biennale veneziana del 1907, Nel porto di Trieste e Riflessi d’oro alla Biennale del 1910. Dopo il viaggio in Libia, i risultati pittorici di questa affascinate esperienza a Tripoli vengono esposti alla Biennale del 1914: Nei pressi della dogana, Mercato delle erbe, Le tombe dei Caramanli, Piazza della legna, Mischea abbattuta (Henni), Nel quartiere arabo, Sciara-Sciat. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1922 con Motivo di Pellestrina e Nel Porto di Trieste.

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