Hermann Corrodi

Hermann Corrodi. Veduta di San Pietro dai giardini del Pincio
Veduta di San Pietro dai giardini del Pincio. Tecnica: Olio su Tela. Firmato in basso a sinistra "H. Corrodi"

Biografia

Hermann Corrodi (Frascati, 1844 – Roma, 1905) è figlio del vedutista svizzero Solomon Corrodi. Nasce nella villa Pallavicini di Frascati dove la famiglia era solita passare l’estate.

Il padre è il primo precettore di Hermann e del fratello Arnold: li abitua a dipingere prendendo a modello la natura. In seguito i due ragazzi vengono affidati agli insegnamenti del pittore ginevrino Alexandre Calame (1810-1864).

I viaggi formativi

Nell’ambiente artistico romano si affiancano ai pittori svizzeri e tedeschi e prendono Roma come punto di partenza per compiere diversi viaggi. Visitano gran parte delle coste sud del Lazio, la bassa Umbria, Napoli e Venezia.

In Hermann comincia a delinearsi la predilezione verso la pittura di paesaggio che scaturisce da tutti gli schizzi che realizza durante questi stimolanti spostamenti. I due fratelli sono talmente uniti che vengono definiti “inseparabili”, anche se Arnold dal punto di vista artistico si incentra più sulla pittura di storia.

Insieme compiono un decisivo viaggio a Parigi. Qui entrano in contatto con il pittore Jean-Louis-Ernest Meissonier e con il mercante d’arte Adolphe Goupil. Continuano a viaggiare in Europa, scegliendo come tappa l’importante soggiorno in Inghilterra e in Galles.

A Londra stringono amicizia con Lawrence Alma Tadema e con Frederic Leighton. L’ultimo spostamento prima di tornare in Italia è quello effettuato a Monaco per visitare l’Esposizione Internazionale. Questi viaggi saranno estremamente importanti per Hermann Corrodi, perché è proprio su queste giovanili esperienze che si fonderanno tutti i suoi saldi contatti artistici in Europa.

Le committenze reali

Nel corso degli anni Settanta, sempre in movimento tra Capri, Napoli e Vienna, Hermann si ritrova a vivere una delle esperienze peggiori della sua vita. Nel 1874 muore il fratello Arnold ed entra in un periodo di profonda crisi che supera solo grazie alla costante attività artistica ed espositiva.

Inoltre, nel 1876, in Inghilterra Hermann Corrodi sposa Louise Schwartze e va a vivere con lei a Roma, vicino piazza di Spagna. Non rinuncia mai alla sua natura di instancabile viaggiatore: visita le più importanti città del Mediterraneo e del vicino Oriente.

Le vedute nate da questi viaggi fanno guadagnare al pittore il favore della borghesia americana dell’aristocrazia europea e soprattutto di quella inglese e gallese.
Tiene rapporti personali con la casata reale inglese, viene accolto a corte e i reali visitano sia il suo studio romano che quello di Baden-Baden e Homburg.
È il momento di massimo successo: riceve committenze non solo dai re d’Inghilterra, ma anche da Guglielmo I di Germania.

Il rapporto con l’Italia

È poco presente nelle esposizioni artistiche italiane, anche se è socio della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti e nel 1893 è accademico di San Luca.
All’inizio del Novecento sente il forte desiderio di realizzare gli Studi Hermann Corrodi tra Piazza del Popolo e il Tevere.

Affida il progetto architettonico a Gualtiero Aureli, chiedendogli di realizzare studi di artisti e ambienti espositivi. Un luogo in cui trasferire anche tutte le sue opere e da dedicare alla memoria del fratello. Purtroppo muore nel gennaio del 1905, prima di portare a termine il progetto.

Il paesaggio romantico

Sin dai primi anni formativi Corrodi si presenta come un artista variegato, prolifico, completamente accettato dal gusto del mercato internazionale. Molte notizie sulla formazione ci arrivano proprio dalle sue memorie del 1895.

Si tratta di Erinnerungen an meinem Vater und Bruder testo dedicato al padre e al fratello. Inizialmente è improntato sul paesaggio classico dal padre, che era un tradizionale vedutista nordico. Prediligeva infatti riportare sulla tela quella natura ampia e ideale di seicentesca memoria, influenzando il primo stile del figlio.

L’apporto di Calame in Svizzera

In un secondo momento però, Hermann rimane affascinato dai paesaggi sublimi e arcani di Arnold Böcklin (1827-1901). Abbandona così l’impostazione classicista del padre per inoltrarsi nella trattazione romantica del paesaggio, appresa alla scuola di Alexandre Calame in Svizzera. Rovine, forti contrasti tra ombre e luci, visioni crepuscolari e notturne entrano nel repertorio di Corrodi.

L’esordio a Berlino

I primi paesaggi di questo genere vengono esposti a Berlino all’inizio degli anni Settanta. Hanno come soggetti soprattutto Napoli e Venezia, come si deduce da Paesaggio napoletano, Veduta di Venezia o Vico presso Napoli. Dopo i viaggi in Italia, in Inghilterra e in Francia il linguaggio dell’artista si arricchisce di ulteriori suggestioni, soprattutto grazie al soggiorno a Monaco.

Qui infatti Hermann Corrodi rimane colpito dalla pittura di Feuerbach e Makart. I primi traguardi arrivano nel 1873: espone a Vienna il Bosco di pini grazie a cui vince la medaglia d’oro. Mentre al Salon del 1874 presenta Le paludi pontine presso il Circeo.

Nonostante siamo vicini all’anno della morte del fratello Arnold, per Hermann questi risultano gli anni più intensi. Le esposizioni e i riconoscimenti si susseguono vertiginosamente in tutta Europa.

È talmente richiesto che spesso è costretto a eseguire diverse repliche delle sue opere. Per questo gli studiosi hanno fatto fatica a ricostruire una cronologia precisa della sua evoluzione pittorica.

I soggetti romani

Come accennato, Corrodi preferisce non esporre in ambito italiano. Però ha il suo studio a Roma e molti dei suoi soggetti catturano proprio l’essenza dei paesaggi della Capitale.
È proprio dalle vedute nostrane che riusciamo a capire i tratti fondamentali della sua poetica. Vedute ampie, pervase da una luminosità modulata a seconda dei diversi momenti della giornata, di grande impatto emotivo.

Punto di vista quasi sempre basso, per dare vita a paesaggi che invadono da protagonisti assoluti la tela, con i loro cieli pieni, sapientemente studiati.
Ne abbiamo un esempio in Veduta della Basilica di San Pietro da Sant’Onofrio al Gianicolo con la quercia del Tasso. Dipinto questo, carico della luce rossastra e profondamente emozionante del tramonto sul Gianicolo.

Il punto di vista basso permette alla quercia di occupare tutto lo spazio che le serve, quasi facendo da cornice alla cupola di San Pietro.
È una modalità sicuramente nordica di interpretare il paesaggio italiano, in cui le piccole figure non possono far altro che consegnare un senso di intimità alla maestosità della scena.

Questo vale per diversi altri dipinti dello stesso filone, come Veduta del Colosseo, dell’Arco di Costantino e della Basilica di Massenzio dagli Orti farnesiani sul Palatino.
La linea dell’orizzonte posizionata quasi a metà, le quinte arboree di reminiscenza seicentesca, la commistione tra natura e archeologia. Questi gli elementi di una veduta quasi classica.

Hermann Corrodi e l’orientalismo

Dopo il matrimonio, Corrodi fa un lungo viaggio nel Mediterraneo. Già in precedenza con il fratello aveva visitato gran parte dell’Italia. In questa occasione si dedica invece al Nord Africa e al Medio Oriente. Poco dopo visiterà anche la Turchia e Cipro.

Trae da queste meravigliose escursioni una serie di schizzi e bozzetti delle impressioni paesaggistiche che riceve. La sua tavolozza si fa più luminosa, più chiara, i suoi soggetti diventano naturalmente esotici. Odalische, cammelli, moschee, palme, strade acciottolate che si perdono nell’accecante orizzonte.

Gran parte delle vedute come quella Dell’acquedotto romano di Tunisi sono state esposte alla French Gallery di Londra nel 1879. Alcune di esse vengono ammirate e comprate dai principi del Galles.

È da questo momento in poi che i principali collezionisti di Hermann Corrodi sono i reali e l’aristocrazia inglesi. Nel 1881 alla Royal Academy presenta Tempesta nel deserto che riscuote un grande successo di pubblico e di critica.

Mercato e committenze inglesi

Viene talmente apprezzato nell’ambiente aristocratico inglese che per Corrodi fioccano le committenze reali e non. Viene presentato alla regina Vittoria nel 1887, quando soggiorna a Villa Palmieri a Firenze.

È suo ospite diverse volte: comincia ad instaurare rapporti non sono artistici, ma anche personali con la corte.
Insegna pittura alla principessa del Galles e a sua figlia Luisa. Anche questi eventi condizionano la grande fama che Hermann Corrodi ottiene nel corso degli anni Ottanta e Novanta.

È richiestissimo, a tal punto che la regina gli commissiona nel 1897 il dipinto celebrativo dei suoi sessant’anni di regno. Ne consegue La regina Vittoria sulla terrazza di Villa Palmieri, coronamento dei successi dell’artista.

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