Innocenti Camillo

Camillo Innocenti. Capannelle - Tecnica: Olio su Cartone, 23 x 31 cm
Capannelle. Tecnica: Olio su Cartone

Biografia

Camillo Innocenti (Roma, 1871-1961) nasce dall’architetto Augusto Innocenti e da Enrica Santarelli. Il padre lo indirizza verso gli studi classici al Liceo Visconti. Mentre la madre, terminate le scuole, lo introduce nello studio del suo amico Ludovico Seitz (1844-1908), pittore nazareno.

Innocenti, ancora molto giovane, ha quindi la preziosa occasione di affiancare Seitz nell’esecuzione degli affreschi in Santa Maria dell’Anima e in Vaticano.

Suggestioni artistiche dal passato e dal presente

In questo modo può studiare da vicino i grandi maestri del passato come Raffaello e Michelangelo. In più, proprio grazie all’intervento di Seitz, verso l’inizio degli anni Novanta l’artista frequenta lo studio di Domenico Morelli (1826-1901). Per lui realizza una serie di vedute del Tevere, da riutilizzare per una sua composizione di grandi dimensioni.

Altra frequentazione fondamentale di questo periodo è quella di Antonio Mancini (1852-1930). Nonostante l’indole tormentata e inquieta dell’artista, Camillo Innocenti è potentemente attratto dalla sua trattazione del colore, dei suoi soggetti così particolari. Tutto ciò è testimoniato dalla stessa autobiografia dell’artista, Ricordi d’arte e di vita del 1859.

Sono anni estremamente ricchi di suggestioni e influenze pittoriche per Innocenti: entra in contatto anche con Francesco Paolo Michetti (1851-1929), e Gabriele d’Annunzio a Francavilla al Mare. Stringe una duratura amicizia con Ugo Ojetti e con Onorato Carlandi (1848-1939) con cui si reca nella campagna romana a dipingere dal vero.

Nel 1901, grazie all’ottenimento di un pensionato artistico, soggiorna per un anno in Spagna. Qui studia approfonditamente sia il Romanticismo di Goya che la visione lucida e geniale del Seicento di Velásquez.

La notorietà

Proprio tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo, Camillo Innocenti partecipa alle prime esposizioni. Inizialmente la sua pittura non è orientata verso il Divisionismo, ma le prime inclinazioni in questo senso si verificano attorno al 1905.

Le tematiche, in questo periodo, cominciano ad essere quelle della vita mondana e borghese che gli procurano ben presto una grande notorietà. Nel 1912 è tra i fondatori della Secessione romana, in contrasto con la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Solamente un anno dopo viene nominato Accademico di San Luca.

L’Egitto e gli ultimi anni

Alla fine della Prima guerra mondiale, i suoi dipinti mondani non riescono ad ottenere il successo degli anni antecedenti alla guerra. Così Camillo Innocenti decide di dedicarsi a scenografie e costumi per il cinema, senza mai perdere la notorietà.

Comincia a rivolgersi ai collezionisti e al mercato esteri, in particolare si reca in Egitto, dove tiene una personale nel 1923. Nel 1925 accetta la direzione dell’Accademia di Belle Arti del Cairo, dove rimane fino al 1942.

In pieno clima bellico riesce a tornare a stento a Roma, dove capisce che la sua arte ha ormai poco riscontro. Da questo momento in poi comincia ad affrontare una serie di difficoltà economiche che lo portano a morire dimenticato e quasi in miseria nel 1961.

Gli esordi nel solco di Mancini, Morelli e Michetti

La prima esposizione pubblica a cui partecipa Camillo Innocenti è quella del 1893 degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. Vi presenta Maschera di carnevale, un dipinto che, insieme al coevo ritratto di Francesco Vitalini rappresenta la piena assimilazione della lezione di Mancini.

Frequentando con entusiasmo il suo studio, Innocenti è pienamente affascinato dal suo uso dei colori puri, come si nota anche da Ragazza con papaveri.

Naturalmente non rimane indifferente all’artista nemmeno l’influenza morelliana. Basta far riferimento a dipinti storici o sacri come la  Sacra famiglia (collezione privata), o Cristo nel deserto con cui vince un premio all’Accademia dei Virtuosi del Pantheon.

A questi anni risale anche un suo soggiorno a Venezia, quando nel 1895, espone alla Galleria Saporetti alcuni paesaggi lagunari dai toni delicatissimi. Ne è un esempio Le buranelle che dimostra un forte richiamo non solo al suo maestro Michetti, ma anche alle intense e leggiadre opere di Ettore Tito (1859-1941).

Queste prove realiste convivono con il carattere più esplicitamente storico della sua formazione nazarena da Seitz. Non a caso Camillo Innocenti realizza Il giuramento di Pontida, classico soggetto romantico, con cui si aggiudica il pensionato e la partenza per la Spagna.

Tra folklore spagnolo e abruzzese

L’esperienza spagnola e soprattutto andalusa porta con sé lo studio delle tradizioni popolari in dipinti come Il saluto dell’espada o Impressioni di Spagna. Si tratta di impressioni che rimandano alla vita dei gitani, delle corride e delle ballerine madrilene.

Questa fascinazione per il folklore si riflette anche nei soggiorni abruzzesi dell’artista, quando realizza la serie con I costumi di Scanno, In piazza e Sui monti d’Abruzzo. In questi anni il colore non è divisionista, ma steso con ampie campiture contenute in disegni dal tratto netto.

Tutta questa vicinanza al versante naturalistico porta Innocenti ad aderire, nel 1904 ai XXV della Campagna Romana, insieme ad Onorato Carlandi. Nel 1904 con Canzone ciociara, legata a questa tradizione, vince la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Saint Louis.

Camillo Innocenti: il Divisionismo

L’esordio ufficiale nel segno del Divisionismo avviene alla Biennale di Venezia nel 1903. Espone diverse opere in cui accenna già la tecnica della divisione dei colori, come AuroraLa prima luce e il lavoratore della terra.

Risale a questo stesso anno la decorazione della Sala del Lazio dalla Biennale, insieme a Arturo Noci (1874-1953) e altri artisti, sotto la guida di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932).
Dall’inizio del Novecento comincia ad ottenere una serie di successi: nel 1906 vince la medaglia d’argento del Ministero della Pubblica Istruzione per Bambina che ascolta le favole.

La quotidianità della donna borghese

Sono questi gli anni in cui comincia a trovare ispirazione nella vita mondana delle donne. Nei loro gesti, atteggiamenti, azioni quotidiane, nell’ambito dei rapporti e degli equilibri della vita borghese.

Toelette, bagni, incontri, acconciature allo specchio, uncinetti, chiacchiere diventano i soggetti prediletti di Camillo Innocenti. Questa serie di temi  moderni vengono presentati alla Biennale del 1907 e a quella del 1909. In quest’ultima gli viene dedicata una personale con testo critico di Ugo Ojetti.

In questi anni dunque, si fa protagonista del Divisionismo romano, caratterizzato dalle tipiche pennellate dalla forma allungata. Quando partecipa alla Secessione, alla prima mostra del gruppo del 1913 presenta Ritratto.

Sono questi gli anni che precedono di poco la guerra e in cui elabora La sultana, Il rossetto, La bella e il mostro. Durante il soggiorno egiziano riporterà alcune impressioni di viaggio che sfoceranno in dipinti come Vento di Khamsin e Mabrouka.

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