Irolli Vincenzo

Vincenzo Irolli, La Preghierina - Tecnica: Olio su Tela, 65 x 63 cm. Firmato in basso a sinistra
La Preghierina. Tecnica: Olio su Tela. Firmato in basso a sinistra

Biografia

Vincenzo Irolli (Napoli, 1860 – 1949) si iscrive molto presto all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Qui frequenta le lezioni di Gioacchino Toma (1836-1891) ed Federico Maldarelli (1826-1893). Riesce subito a farsi apprezzare per l’uso di una gamma cromatica molto ricca e vibrante.

Esponente di un’arte manifestatamente decorativa, sin dal 1883 partecipa a numerose esposizioni nazionali ed internazionali. Stringe inoltre amicizia con i pittori che tra il 1889 e il 1890 partecipano alla decorazione della Birreria (poi Caffè) Gambrinus di Napoli.

Si tratta degli artisti che animano la scuola napoletana dagli anni Ottanta ai primi decenni del Novecento. Luca Postiglione (1876-1936), Vincenzo Caprile (1856-1936), Vincenzo Volpe (1855-1929), Gaetano Esposito (1858-1911) e Vincenzo Migliaro (1858-1938), per citarne alcuni.

Tra lodi parigine e critiche italiane

Nel 1890 Vincenzo Irolli diviene socio del Circolo Artistico di Napoli e comincia ad ottenere notevole successo soprattutto all’estero. In Italia, il suo talento invece viene riconosciuto solamente in seguito.

Negli anni Dieci, periodo per lui fiorente a Parigi, viene addirittura escluso dalla Biennale di Venezia. Nel 1929 viene aspramente criticato da Ardengo Soffici (1879-1964).

I giornali e i critici parigini lo salutano come pittore seducente e estremamente abile. Mentre in Italia e soprattutto in ambiente napoletano, viene giudicato come un mero pittore alla moda. Riesce comunque a partecipare alla Biennale di Venezia del 1922.

Finalmente nel 1933, durante una sua personale a Bari, Vincenzo Irolli viene riconosciuto anche dalla critica nazionale e riesce a vendere quasi tutti i dipinti in mostra.
In ogni caso, il successo internazionale lo accompagna fino agli ultimi giorni di vita, quando ancora espone in America e in tutta Europa. Muore a Napoli nel 1949.

Pittore «séduisant»

Ancora studente dell’Accademia, all’Esposizione nazionale di Napoli del ‘77 rimane affascinato dall’opera esposta da Francesco Paolo Michetti (1851-1929). 
La processione del Corpus Domini a Chieti, definita «festa per gli occhi» da Francesco Netti (1832-1894), colpisce Irolli per la luminosità. Ma anche per l’uso dei toni chiari e l’evidente elusione della prospettiva in favore di una modernissima bidimensionalità.

Tutti elementi questi, ricevuti dal contatto con Mariano Fortuny (1838-1874) nel 1874 e accolti ben presto anche da Vincenzo Irolli.
Quando infatti nel 1878 espone Ritratto del pittore Raffaele Izzo, viene apprezzato da Domenico Morelli (1826-1901) per l’uso di una tavolozza sgargiante e luminosa. Al 1879 bisogna datare la sua prima partecipazione alla Promotrice di Napoli con il quadro Felice rimembranza.

Una brillante carriera

Dal 1880 inizia la brillante carriera di Vincenzo Irolli, che si fa apprezzare soprattutto per i ritratti dei suoi contemporanei. Partecipa costantemente alle esposizioni della Promotrice napoletana esponendo quadri come Primavera (1891), Mezza figura (1892), Ritratto del signor Laezza (1906).

Si fa rappresentante di un’arte fortemente accattivante e piacevole, caratterizzata da un uso spregiudicato delle tinte chiare e di una pennellata vibratile. Diventa protagonista di quell’arte partenopea ereditata dal passaggio di Fortuny a Napoli e condivisa con artisti come Eduardo Dalbono (1841-1915).

Sin dal 1883 Vincenzo Irolli partecipa a numerose esposizioni nazionali ed internazionali. A Roma presenta Capriccio, a Torino Amore e dovere e La Maddalena moderna, a Venezia Dal vero, Chiaroscuro e Studio.

Espone a Monaco, Berlino e Parigi, città in cui viene invitato al Salon del 1907 e due anni più tardi al Salon d’Automne. In questa occasione espone l’opera Spannocchiatrici, comprata dal Comune per il Museo Municipale degli Champs Elisées.

Nel 1909 Vincenzo Irolli prende parte anche al Salon per la Société des Beaux Arts con Donna con polli e Tenerezza. Queste importanti partecipazioni testimoniano la grande fama internazionale raggiunta dall’artista. A questa non corrisponde un pari riconoscimento in Italia, come già accennato.

Viene premiato da un articolo apparso su “Le Figaro” nel 1908, in cui viene celebrato come artista «séduisant», dunque pienamente apprezzato dalla critica francese.

Tra sacro e profano

Nel 1922 Vincenzo Irolli riesce a partecipare alla Biennale di Venezia con diverse tele. Nel 1936 partecipa ad una Mostra d’Arte Sacra allestita nella Sala napoletana della Minerva del convento domenicano. Vi espone dieci opere tra cui La lavanda dei piedi, La Deposizione, La comunione, La guarigione del cieco nato, Il chierichetto in preghiera.

Accanto ai temi religiosi, l’artista rappresenta anche scene di vita quotidiana, bambini e donne in atteggiamenti  giocosi o eleganti e raffinati. Fa parte di questa produzione ad esempio il Ritratto della Signora Emilia Laide Tedesco oggi in collezione privata.

Le immagini della quotidianità appaiono permeate da un’aria di frivolezza, ma Vincenzo Irolli si fa protagonista anche di scene di devoto raccoglimento come ne La preghiera. Tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento, l’artista realizza una serie di opere che vengono finalmente apprezzate anche dai critici italiani.

Sogno primaverile, presentata a Milano nel 1897, Resurrecturus, esposta nella Mostra italiana a Londra nel 1904, Culla vuota (Roma, 1908). Sulla casa e In cucina, presentate all’Esposizione Internazionale di Barcellona del 1911, gli permettono di ottenere l’onorificenza in bronzo.

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