Italo Griselli

Italo Griselli. Ritratto, 1941 (dettaglio). Tecnica: Scultura in Bronzo
Ritratto, 1941 (dettaglio). Tecnica: Scultura in Bronzo

Biografia

Italo Griselli (Montescudaio, 1880 – Firenze, 1958) nasce da una famiglia di agricoltori della provincia pisana. Sin da piccolo mostra una spiccata propensione verso il disegno e il modellato, che coltiva da autodidatta. Ma nel 1903, decide di trasferirsi a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti, per approfondire la sua vocazione.

Ben presto, la scultura di Italo Griselli appare matura e vibrante nella realizzazione di alcuni ritratti di letterati conosciuti a Firenze come Aldo Palazzeschi. Sin dal primo decennio del Novecento, lo scultore inizia ad esporre a Firenze e soprattutto a partecipare a concorsi per la realizzazione di monumenti pubblici in Italia.

Il successo nella scultura monumentale

I primi successi arrivano proprio dai concorsi, che lo portano ad essere lodato per l’afflato psicologico che riesce ad infondere anche nelle opere monumentali. In questi anni, sembra coniugare le rigide regole accademiche ad una interpretazione tutta personale, sicuramente ispirata agli stilemi del Simbolismo.

Così, Italo Griselli unisce in un felice connubio la dimensione celebrativa a quella allegorica e simbolica, traendo spunto anche dai lavori di Lorenzo Viani (1882-1936) e di Plinio Nomellini (1866-1943), che conosce a Viareggio, dove soggiorna tra il 1910 e il 1913.

A questo punto, dunque, si fa interprete di un classicismo sicuramente aggiornato alle esigenze della scultura moderna, intrisa di quel simbolismo e di quel dinamismo propugnato dalle istanze futuriste degli anni Dieci.

1913-1921: gli anni a San Pietroburgo

Nel 1911, Italo Griselli partecipa al concorso per il monumento allo zar Alessandro II di Russia. Si reca a San Pietroburgo nel 1913, ma purtroppo, alla fine non ottiene l’incarico. In ogni caso, decide di rimanere per un certo periodo in Russia, dopo aver ottenuto una serie di committenze prestigiose.

Esegue sculture per l’ambasciata italiana, ritratti e busti per collezionisti privati e lavora all’interno della Fabbrica Imperiale di porcellana. Ormai completamente integrato nel clima culturale russo, si interessa al programma politico di Lenin e appoggia la rivoluzione d’ottobre.

A questo punto, la scultura di Italo Griselli sembra essere a servizio delle istanze rivoluzionarie e quindi si avvicina significativamente alle forme dell’Avanguardia russa e del Cubo-Futurismo. Nel 1918 inizia ad insegnare scultura presso l’Accademia d’Arte di Pietrogrado, incarico che mantiene fino al 1921, anno in cui decide di tornare in Italia.

Durante il viaggio di rientro, si ferma per qualche tempo a Berlino, città in cui approfondisce da una parte l’astrattismo costruttivista e dall’altra si avvicina alle forme più alla moda dell’art déco.

Il rientro in Italia

Quando si stabilisce di nuovo a Firenze negli anni Venti, Italo Griselli lavora di nuovo a una serie di incarichi per monumenti pubblici, rielaborando un classicismo fiero, indice di quel ritorno all’ordine che si andava profilando con l’avvento del Fascismo. Collabora poi con la ceramica Richard-Ginori, giungendo all’apice del successo tra gli anni Trenta e Quaranta.

A questo punto, la sua scultura si avvicina alle forme arcaizzanti di Arturo Martini (1889-1947), soprattutto nelle opere presentate alle esposizioni quali la Quadriennale romana o le mostre di Novecento. Ma nei monumenti pubblici, è sempre intenzionato a coniugare il consueto classicismo celebrativo con le esigenze di adesione al vero e alla propaganda.

Espone con regolarità fino agli anni Cinquanta, sempre cercando di aggiornarsi alle esperienze contemporanee e partecipando attivamente alla vita culturale fiorentina. Muore proprio a Firenze, nel 1958, a settantotto anni.

Italo Griselli. Classicismo e Simbolismo

Italo Griselli è uno scultore che per molti anni non è rientrato in nessuna categoria ben precisa. La sua arte nasce nel solco dell’accademismo per poi scendere a compromessi con il Simbolismo, negli anni di permanenza a Firenze. Nel 1906 espone Titano e due Statuette, mentre l’anno successivo vince il concorso per l’Allegoria della Toscana da posizionare sull’Altare della Patria a Roma.

Poco tempo dopo, la sua statua Valore militare compare sul ponte Vittorio Emanuele, sempre a Roma. Dunque si afferma nella scultura celebrativa con grande velocità, ma dal punto di vista della piccola statuaria, Italo Griselli è ben disposto ad accogliere forme simboliche ed allegoriche.

Così descriverà Raffaello Franchi, in occasione della mostra alla Galleria Pesaro di Milano del 1927, la prima fase di Italo Griselli: «ha prediletto, negli anni della sua formazione, il grottesco, stilizzazione di gesti danzati, gruppi di agreste mitologia, simbolismo di minuscoli fauni in cospetto di Veneri maestose e tenere».

Sono gli anni in cui si può assimilare al simbolismo di Adolfo Wildt (1868-1931), con stilizzazioni e riferimenti spirituali ed emotivi di grande intensità. Il suo simbolismo di alcune composizioni di ballerine o satiri danzanti sicuramente contrasta con il classicismo armonioso e morbido della statuaria monumentale, condotta negli stessi anni.

Il Cubo-Futurismo in Russia e il ritorno all’ordine in Italia

Già negli anni Dieci, ancora a Firenze, Italo Griselli si avvicina all’ambiente avanguardista di “Lacerba”. La sua scultura comincia a farsi più dinamica, per giungere a derivazioni astratte e cubo-futuriste nella Russia della Rivoluzione comunista. Ma rientrato in Italia, lo scultore ritorna ad un classicismo pieno, primitivo, in cui le figure risultano rigonfie di primigenia energia.

Alla Biennale di Venezia del 1924 espone Ritmo e Ritratto, a quella del 1925 Mamma, Lisetta e Umoristica. A Milano, nel 1927 espone in una personale presso la Galleria Pesaro venticinque opere tra cui Il gigante e la ballerina, Adamo ed Eva, Mamma, Luci e ombre, La modella, Vulcano e Venere, Ragazza curiosa.

Si tratta di opere ricche di un primitivismo che avvicina Griselli al Novecento italiano, e soprattutto ad una scultura a tratti grezza, a tratti raffinata, unica nel suo genere. Le forme si fanno tornite e psicologicamente caratterizzate, come quelle presentate nella sua personale presso la Mostra d’Arte Toscana del 1930.

Rigida e dura appare la Statua equestre del duce presentata alla Quadriennale romana del 1931, tanto quanto primitive e strazianti appaiono Apollo e Ora meridiana in terracotta, presentate a quella del 1935. Alla Quadriennale del 1939 il classicismo armonioso ritorna nella statua della Regina Margherita, ma esso si coniuga ad una sensazione di puro arcaismo nella statua di Romolo.

Sino alla fine, in ogni caso, Italo Griselli raccoglie tutte le sue declinazioni in una adesione di fondo al verismo, come si può ben notare dai numerosi ritratti femminili presentati nelle mostre toscane, come Ritratto del 1941, Lo scrittore Aniceto del Massa del 1943 o Plinio Nomellini del 1932.

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