Jerace Vincenzo

Vincenzo Jerace. Lotta tra Satiro e Leonessa
Lotta tra Satiro e Leonessa. Tecnica: Scultura in bronzo con base in marmo basculante. Firmata e datata alla base "V. Jerace Roma 1911"

Biografia

Vincenzo Jerace (Polistena, 1862 – Roma, 1947) compie da molto giovane un apprendistato presso un falegname nella sua cittadina di nascita. Ben presto, però, decide di raggiungere il fratello Francesco (1854-1937) a Napoli e di frequentare il suo studio. Come lui, quindi, si indirizza verso la pratica della scultura, mentre l’altro fratello Gaetano (1860-1940) si era già specializzato nella pittura di paesaggi.

Nel frattempo, Vincenzo Jerace decide di frequentare alcuni corsi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove comincia a prediligere il genere decorativo animalier. In effetti, esordisce all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, proprio con un gruppo dedicato ad animali.

Tra decorativismo e scultura verista, il giovane Jerace dimostra di aver appreso da una parte la lezione del fratello, ma dall’altra di aver intrapreso una propria, personale strada. Ben presto, si rende abile anche nella realizzazione di gruppi monumentali e quindi decide di non chiudersi soltanto nelle sculture e negli oggetti di piccole dimensioni.

Le arti applicate

Dagli anni Ottanta, Vincenzo Jerace si dedica soprattutto alle arti applicate e alla scultura decorativa di matrice Liberty. Non abbandona quindi la scultura animalier, anzi la coltiva ancora per molti anni. Nel frattempo, proprio nel contesto del Liberty, studia approfonditamente la scultura preraffaellita e la pittura di Lawrence Alma-Tadema (1836-1912).

Per accompagnare queste ricerche, Jerace inizia ad elaborare una serie di disegni a sanguigna, come un maestro antico. Il tratto rinascimentale, infatti, emerge prorompente, seguendo le istanze del segno Liberty.

All’inizio del Novecento, si trasferisce a Roma, continuando a realizzare sculture di animali, ma prendendo anche incarichi di monumenti celebrativi. Mantiene comunque i rapporti con Napoli, dove, nel 1915 si occupa della decorazione di Villa Pierce a Napoli e di Villa Imparato a Castellammare di Stabia.
Nel frattempo, partecipa con regolarità alle Biennali di Venezia, fino al 1928. Muore a Roma nel 1947.

Vincenzo Jerace: la scultura animalier tra Verismo e Liberty

Come accennato, Jerace esordisce all’Esposizione di Napoli del 1877 con Gruppo di conigli, la prima scultura che esprime la sua vocazione per il decorativismo animalier. Tre anni dopo, all’Esposizione di Torino presenta SomarelloTesta di somaro, due opere che lo rendono noto agli occhi del grande pubblico.

In queste prime sculture di animali di piccole dimensioni, si nota sia l’impianto verista trasmessogli dal fratello Francesco, sia la personale interpretazione di Vincenzo  mosso dall’attenzione ai particolari curiosi e alla matrice decorativa.

In effetti, ben presto, le sue sculture animalier acquistano il carattere di oggetti d’arredo, tanto da portare Vincenzo Jerace ad interessarsi alle arti applicate. Non è un caso che all’Esposizione di Milano del 1881 presenti alcuni piccoli e delicati oggetti d’arredo come Vaso cache cacheArieteSomarello e Noli me tangere, in bronzo.

Decorativismo e scultura monumentale

Presso l’Esposizione Nazionale di Roma del 1883, per la prima volta, l’artista calabrese dimostra di essersi cimentato anche nella scultura di dimensioni maggiori. Presenta, infatti, Aspromonte: è una scultura che rende protagonista, ancora una volta, un animale, il leone. Ma la fiera ferita, ora, sta a simboleggiare il ferimento di Garibaldi sull’Aspromonte nel 1863.

Insieme a questa scultura così particolarmente sentita, Vincenzo Jerace presenta L’amico di chi sapete, Anitrelle e Nichil. Nel corso degli anni Ottanta, lo scultore approfondisce il senso allegorico ed estetico dei suoi studi sugli animali.

In particolare lavora sulle radiolarie, protozoi di configurazione decisamente adatta alla decorazione liberty. Si avventura dunque nello studio di forme animali da applicare ad oggetti come vasi e strutture come ringhiere o corrimano.

Partecipa all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887 con una serie di animali, mentre a Roma, nel 1893, compaiono solo disegni a sanguigna, testimonianza delle sue ricerche in seno al preraffaellitismo.

Questo perché, alla fine degli anni Ottanta, Vincenzo Jerace, si era recato a Londra per visitare l’Esposizione italiana. Subito, appare affascinato dal linguaggio simbolista e di stampo proto rinascimentale dell’arte preraffaellita.

Lo studio approfondito di questo movimenti si riflette nella lavorazione decorativa delle sculture della villa Ruffo di Guardialombarda con Gli amori degli angioli, ciclo ispirato al testo di Thomas Moore. Alla I Biennale veneziana del 1895 espone MaialinaFauna e Quattro disegni a sanguignaLetitia Radiolaria compaiono invece alla Biennale successiva.

Dopo il trasferimento a Roma dei primi anni del Novecento, partecipa a diverse edizioni della mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Nel 1902 vi espone La lonza o Tigre in agguato che poi viene riproposto alla Biennale di Venezia del 1910. Sempre in questi anni, Vincenzo Jerace si occupa della realizzazione del Monumento ai cinque martiri calabresi da posizionare nella cittadina di Gerace.

Partecipa alla sua ultima Biennale veneziana nel 1926 con Il Conte Giuseppe Volpi di Misurata, Ministro delle finanze. Asfodelo compare invece alla mostra del Sindacato fascista di Belle Arti di Roma del 1929. Negli ultimi anni, lo scultore abbandona gradualmente l’attività espositiva, lavorando soprattutto negli incarichi privati.

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