José Villegas y Cordero

José Villegas y Cordero. La Visione. Tecnica: Olio su tela
La Visione. Tecnica: Olio su tela

Biografia

José Villegas y Cordero (Siviglia, 1844 – Madrid, 1921), pittore spagnolo, si forma nella bottega sivigliana del pittore José María Romero (1816-1894), pittore romantico. In seguito, si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Siviglia, infine, completa la sua fase formativa nello studio di Eduardo Cano de la Peña (1823-1897), specializzato nella pittura di storia.

Dopo aver ultimato gli studi, José Villegas y Cordero si trasferisce a Madrid, dove ha modo di entrare personalmente in contatto con Mariano Fortuny (1838-1874), che lo introduce alla pittura di genere. A Madrid, inoltre, si reca continuamente al Prado, dove si appassiona alla pittura del Seicento ed in particolare a quella di Velásquez, di cui realizza numerose copie.

Il trasferimento a Roma

Negli anni Sessanta, compie un viaggio in Marocco, da cui riporta diversi studi di matrice orientalista, sicuramente influenzati dal tratto luminoso e virtuosistico di Fortuny. Nel 1868 si reca invece a Roma, dove rimane per oltre trent’anni, sopravvivendo al suo maestro Fortuny che muore nel 1874.

La produzione più maestosa e riuscita di José Villegas y Cordero è proprio ascrivibile al periodo romano. Costituita da tele importanti di genere storico e in costume, ma anche di piccole tavolette orientaliste e da preziosi acquarelli di genere ispirati alla campagna romana, denuncia l’influenza della pittura di Fortuny, ma anche lo studio di Domenico Morelli (1823-1901) e di Stefano Ussi (1822-1901).

Attraverso una tavolozza brillante e variegata, rappresenta in modo preciso e raffinato la realtà, penetrando diversi generi, tra cui anche il ritratto e la ricostruzione neo settecentesca. Il suo studio dei Parioli diventa un importante centro di incontro di artisti della colonia spagnola e non.
Il successo del pittore raggiunge un livello tale da farlo diventare direttore dell’Accademia di Spagna a Roma dal 1898 al 1901.

Il rientro in Spagna: la direzione del Prado

Terminato il suo impegno di direttore dell’Accademia a Roma, rientrato a Madrid, ottiene la nomina di direttore del Museo del Prado, alla morte del suo predecessore Luis Álvarez Catalá.

La sua azione all’interno dell’istituzione è di profondo rinnovamento, soprattutto perché José Villegas y Cordero si dimostra fortemente interessato a far conoscere, anche a livello didattico, le grandiose collezioni spagnole.

In tal senso, si impegna nella creazione di sale personali dedicate ad artisti rappresentativi, come Ribera, Murillo e Goya, o a temi ben precisi, come le battaglie o i ritratti.

Segue, così lo scopo del suo predecessore che aveva inaugurato un’intera sala dedicata a Velásquez e che tanto aveva ispirato l’artista nel suo periodo formativo. Inoltre, la collezione del Museo, sotto la sua direzione, si arricchisce notevolmente grazie a numerose donazioni e lasciti.

Nel frattempo, continua a dipingere, dedicandosi soprattutto al ritratto e divenendo uno dei ritrattisti più richiesti in area spagnola. Non tralascia comunque la produzione orientalista e storica e, negli ultimi anni, si occupa anche di pittura sacra. Ancora nel pieno del successo e dell’attività, muore a Madrid nel 1921 all’età di settantasette anni.

José Villegas y Cordero: la produzione storica e di genere sulle tracce di Fortuny

Dopo il lungo periodo di formazione compiuto tra la Spagna e il Marocco, José Villegas Cordero giunge a Roma. L’ambiente artistico della Capitale, tra gli anni Sessanta e Settanta risente fortemente della presenza del pittore catalano Mariano Fortuny, portatore di un linguaggio nuovo, fresco, brioso e luminosissimo.

Lo sfarfallio della stesura cromatica, ma anche l’utilizzo di una tavolozza chiara e variegata, uniti ad una scelta tematica leggera che predilige temi di genere e in costume e dipinti a soggetto storico o orientalista, investono in pieno il giovane José Villegas y Cordero, che già aveva conosciuto e seguito Fortuny a Madrid.

A Roma, il pittore spagnolo dà vita ad una vasta e apprezzatissima produzione storica e orientalista che risente anche dell’influsso di autori italiani come Morelli e Ussi, soprattutto nella sapiente prontezza nel coniugare il verismo ad un cromatismo caldo, avvolgente e seducente e ad un tocco brioso e a punta di pennello.

Visioni e momenti onirici

Alcune opere risultano anche permeate da una tendenza simbolista, come avviene per la rappresentazione di allegorie come La fede e di dipinti orientalisti che incarnano visioni e momenti onirici alla Gustave Moreau (1826-1898).

Rimasto per trentatré anni in Italia, l’autore partecipa alle esposizioni nazionali più importanti. Nel 1892 invia a Napoli Un monaco e Un doge, mettendo in evidenza anche i suoi frequentissimi viaggi a Venezia, confermati anche dalla partecipazione alla I Biennale del 1895 con il dipinto di storia Incoronazione della dogaressa Foscari e con un Ritratto.  

Al 1896 risale la sua partecipazione alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze con Il Doge Faliero condannato a morte, mentre l’anno seguente si trova di nuovo alla Biennale, dove presenta Ritratto del signor Prinotti e Morì il maestro.

Molti sono i dipinti significativi che José Villegas y Cordero realizza negli anni italiani, tra cui La visione, Nudo, Costume spagnolo, L’immacolatella, Napoli, Ore liete, L’amore del paggio, La fede e Sacerdote.

Presso il Museo del Prado, da lui diretto per molti anni, si conservano molti ritratti realizzati durante i suoi ultimi anni a Madrid, tra cui Gregorio Salcedo Viana, Jacinto Octavio Picòn, Autoritratto, Manuel Ortega Morejòn. Tra gli acquarelli al Prado, sono da segnalare quelli di reminiscenza romana, come Autunno e Ritorno del gregge.

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