Katy Castellucci

Katy Castellucci. Ritratto alla Finestra, 1935 (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela
Ritratto alla Finestra, 1935 (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Katy Castellucci (Laglio, 1905 – Roma, 1985), nata in un’agiata famiglia borghese, viene introdotta alla pittura da suo padre Ezio. Negli anni Venti, frequenta il Liceo Artistico di via Ripetta a Roma e subito dopo il diploma, nel 1926, compie un soggiorno di studio a Parigi, insieme alla sorella Guenda, ballerina.

Da Parigi a Roma

Entrambe frequentano la scuola di danza di Isadora Duncan, ma Katy Castellucci preferisce abbandonare la danza per dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Rientrata a Roma nel 1928, conosce Alberto Ziveri (1908-1990) e Pericle Fazzini (1913-1987) con cui frequenta la Scuola preparatoria alle Arti Ornamentali. Negli stessi anni, si lega ad Antonietta Raphaël Mafai (1895-1975) mentre segue le lezioni della Scuola Libera del Nudo. Si avvicina così al linguaggio espressionista della Scuola Romana, soprattutto dopo la mostra del 1930 alla Galleria di Roma di Scipione (1904-1933) e Mario Mafai (1902-1965).

Nel 1932, Katy Castellucci esordisce alla Mostra del Sindacato laziale. In queste prime opere si riscontra il suo approccio espressionista e una pittura intima e delicata, costruita attraverso leggeri ed eleganti accordi tonali.

Sono poche le presenze alle mostre ufficiali della pittrice che, di contro, espone diverse volte in personali e collettive alla Galleria La Cometa di Roma, spesso insieme ad Adriana Pincherle (1905-1996).

Quindi, anche grazie all’azione di Libero De Libero (1906-1981) e della contessa Pecci Blunt, l’artista raggiunge un certo successo a Roma, dove porta avanti una pittura sempre più espressionista, in cui emerge la sensibile indagine introspettiva dei personaggi rappresentati. Tra il 1940 e il 1943 è assistente alla cattedra del corso di pastello al Liceo Artistico di via Ripetta e all’Accademia di Belle Arti.

Il dopoguerra tra Modena e Roma

Dopo il successo con una personale alla Galleria Minima di via del Babuino, nel 1946 Katy Castellucci si trasferisce a Modena. Qui, lavora al Liceo Artistico Venturi come insegnante di materie plastiche, ma porta avanti anche la sua ricerca pittorica.

Lontana dalle esposizioni, si inoltra in un linguaggio a metà tra l’espressionismo e tendenze neocubiste, in cui la qualità geometrica delle superfici si coniuga ad un emozionante e vibrante controllo tonale. Rientrata a Roma nel 1950, continua la sua attività didattica come insegnante di arte applicata nella sezione femminile dell’Istituto d’arte.

Al 1951 risale personale alla Galleria dello Zodiaco insieme a Pincherle, dove ritornerà nel 1955. Nel frattempo, realizza anche costumi e scenografie per il Teatro delle Arti di Roma. Nel corso degli anni, l’attività di insegnante riempie sempre di più la sua vita, in particolare dal 1965, quando ottiene la cattedra di Arte del tessuto all’Istituto d’Arte. Muore a Roma nel 1985, a ottant’anni.

Katy Castellucci: la pittura tonale

Il delicato tonalismo introspettivo di Katy Castellucci già emerge dalle prime opere esposte alla Sindacale del Lazio del 1932, due Paesi. Vi ritorna nel 1934 con un Autoritratto con limone, esponendo nella stessa sala di Emanuele Cavalli (1904-1981), Corrado Cagli (1910-1976) e Franco Gentilini (1909-1981).

Scene intime e silenziose

In questi anni, è molto vicina alla poetica dei giovani tonalisti romani, in particolare Ziveri. Leggeri accostamenti di colore, lontani da qualsiasi costrizione formale costruiscono scene intime e e silenziose, come emerge dai due Paesaggio esposti da Katy Castellucci alla Sindacale del Lazio del 1937.

Sono di questi anni le sue tele più significative: Ritratto alla finestra del 1935, Fiori e Ritratto della Sindacale del Lazio del 1942 e Nudo con panno a fiori del 1943. Agli anni Cinquanta risalgono le opere di matrice neocubista, come Natura morta, Barche, Paesaggio urbano gazometro e Autoritratto con compasso.

In queste opere, gli accostamenti tonali si accordano a fenditure nette di colori, luci e forme, che colpiscono la critica nelle mostre della Galleria dello Zodiaco e della Quadriennale del 1951. Il colore, nei diversi approcci usati dalla pittrice, rimane la chiave di lettura dei suoi sviluppi stilistici, anche nella fase più geometrica e nelle incursioni astrattiste.

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