Lancerotto Egisto

Egisto Lancerotto. In Villa, 1899. Tecnica: Olio su tavola
In Villa, 1899. Tecnica: Olio su tavola

Biografia

Egisto Lancerotto (Noale, 1847 – Venezia, 1916) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Inizialmente, si orienta verso la pittura di storia e di soggetto sacro, come richiedeva il consueto percorso accademico. Ben presto, però, si allontana dalla pittura storica, per addentrarsi nella pittura di genere e nel ritratto.

Il principale riferimento di Lancerotto è sicuramente Giacomo Favretto (1849-1887), da cui trae spunto per le leggere e frivole narrazioni di una Venezia della quotidianità. Attraverso una pennellata sciolta e veloce, il pittore riesce infatti a raccontare la vita popolare veneziana soprattutto attraverso l’immagine della donna.

Donne spesso in pose maliziose o in abiti folklorici sono le protagoniste, quindi, delle tele di Egisto Lancerotto, che le inserisce in scenette amabili e deliziose. Le tematiche di matrice favrettiana faranno sempre la loro comparsa nella produzione del pittore di Noale, che con il tempo comincia presentare tele molto simili tra di loro, a tratti ripetitive.

Un’intensa attività espositiva

Dopo aver esordito a Torino nel 1878, Egisto Lancerotto dà avvio ad una ricca attività espositiva, che lo porta a presentare le sue opere, oltre che nella sua Venezia, anche a Genova, Milano, Roma e Firenze.

Il suo nome è presente anche in molte mostre europee: espone a Monaco di Baviera, a Parigi, a Vienna registrando un immediato successo di pubblico, attratto dalle sue opere accattivanti e leggere.

Dipinge ed espone fino agli anni Dieci del Novecento, inseguendo sempre un posto nel mondo dell’arte, continuamente insoddisfatto del suo operato. In ogni caso, riesce a partecipare anche a quattro edizioni della Biennale di Venezia, nel 1897, nel 1899, nel 1901 e nel 1910. Muore a Venezia nel 1916, a sessantanove anni.

Settanta sue opere sono conservate nella collezione del Comune di Noale, mentre alcune appartengono alla Galleria d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia.

Egisto Lancerotto: una leggera pittura di genere

La matrice favrettiana nella produzione di Egisto Lancerotto si mostra sin da subito, appena dopo le prime esperienze accademiche nella pittura di storia. Alla Promotrice torinese del 1878 invia I miei fiori e uno studio dal vero di una Testa di donna.

L’anno successivo a Genova presenta il famoso dipinto La fioraia, che dà inizio alla sua frivola serie di tele dedicata alle donne veneziane in diversi atteggiamenti e aspetti della quotidianità. Mezza festa, Un breve respiro e Barcajolo compaiono alla Promotrice torinese del 1880, mentre A piè d’un ponte a Venezia e L’albo alla Mostra di Belle Arti di Milano del 1881.

Una Venezia popolare e festosa emerge dalle opere di Lancerotto, basta pensare alle tele presentate all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma del 1883, in cui invia Esposizione Artistica, Capitolo I e il famoso Loto della pollastra. L’anno successivo, a Firenze presenta Servetta e La tombola, tele realizzate con una pennellata veloce ed impressionista, ricca di effetti luministici.

Nel 1887 compaiono ben cinque suoi dipinti di genere all’Esposizione Nazionale di Venezia: Popolani a Venezia, La regata di Venezia, La festa degli sposi, Scuola di pittura e Ritratto. Un sentimentalismo leggero e vaporoso pervade gran parte delle opere di Egisto Lancerotto, anche nei ritratti più accattivanti di donne, come Perlaia.

Alle soglie del nuovo Secolo

Questo dipinto viene esposto insieme a Mascherata di chioggiotti. Costumi veneziani e a La tombola all’Esposizione di Bologna del 1888. Il buon partito e Lavoro finito compaiono nel 1892 all’Esposizione di Torino e a quella di Palermo dello stesso anno invia invece L’incorregibile.

Negli anni Novanta, le tematiche di Egisto Lancerotto cominciano a farsi piano piano ripetitive e il pittore inizia a sfiorare condizioni economiche precarie. In ogni caso, riesce a partecipare alla Biennale di Venezia del 1897 con Vedova, a quella del 1899 con In villa e Chioggiotti in porto.
In questi due dipinti si scorge il tentativo del pittore veneto di inoltrarsi in una pittura più ragionata, intima e meno frivola della precedente.

In villa è un delicato e luminoso ritratto femminile, mentre Chioggiotti in porto una sorta di inquadratura fotografica di poveri pescatori che fumano la pipa seduti al porto, avvolti in coperte scure. Alla Biennale del 1901 presenta Festa di sole e a quella del 1910, la sua ultima, Poesia della vita e beneficenza.

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