Landi Gaspare

Gaspare Landi. Danae corrotta dall’Oro. Tecnica: Olio su tela, 96 x 194 cm
Danae corrotta dall’Oro. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Gaspare Landi (Piacenza, 1756 – 1830) nasce da una famiglia piacentina dell’alta nobiltà. Purtroppo, quando Gaspare è ancora un bambino, i suoi genitori si trovano ad affrontare la decadenza economica. Il padre è costretto a trasferirsi a Brescia e il ragazzo viene affidato alle cure di uno zio a Parma.

La formazione tra Parma, Piacenza e Brescia

Ben presto, lo zio si accorge dell’eccellente propensione al disegno del nipote e dunque gli fa frequentare la bottega di un pittore parmense. In seguito, già abbastanza grande, si unisce al padre a Brescia e lì prende lezioni da un altro pittore locale.

Nella metà degli anni Settanta, Gaspare Landi si sposa e comincia ad ottenere i primi guadagni soprattutto dalla vendita di tavole devozionali. A queste poi si uniscono i ritratti e i dipinti di battaglia, generi che gli permettono di farsi conoscere dalla nobiltà emiliana e lombarda.

In particolare, nel 1780, realizza il Ritratto del Marchese di Fombio, che, estremamente entusiasta del lavoro, presenta il pittore al marchese Landi delle Caselle. Quest’ultimo diventerà uno dei tanti mecenati e protettori di Gaspare Landi. Molto velocemente, infatti, il marchese si affeziona al giovane pittore e sostiene le spese del suo viaggio di studio a Roma.

L’importanza della Roma erudita

Gaspare Landi giunge a Roma nel 1781. Si innamora subito della città e del suo clima culturale che precede di poco l’invasione napoleonica. Oltre a frequentare la scuola del pittore viterbese Domenico Corvi (1721-1803), Landi studia da vicino i grandi esempi di statue antiche conservati a Roma e, soprattutto, approfondisce con passione Raffaello e Michelangelo.

In particolare, viene attratto dal classicismo di Raffaello, che farà immediatamente suo, mediandolo con l’osservazione della pittura armoniosa ed espressiva di Pompeo Batoni (1708-1787). Da quest’ultimo eredita soprattutto lo studio dell’antico unito ad una reinterpretazione naturalistica che imiti la realtà assecondando anche la capacità d’invenzione del pittore.

A Roma, però, Gaspare Landi si avvicina soprattutto alle opere lasciate da Anton Raphael Mengs (1728-1779), morto poco prima del suo viaggio di studio. In lui ritrova quel classicismo che lo caratterizzerà per gran parte della sua produzione, un classicismo morbido e armonioso, attentissimo alle fonti antiche.

Verso la fine degli anni Ottanta, Landi ha ormai preso piede nell’Urbe; ha un immediato successo che lo rende noto ai più importanti committenti locali e internazionali, soprattutto dove aver partecipato al Premio Curlandese di Bologna nel 1788. Con l’attività di ritrattista, riesce a finanziare imprese più ingenti e maestose, tutte legate al racconto mitologico e classico.

In effetti l’ambiente della Roma erudita lo accoglie subito con piacere: stringe amicizia con il poeta Vincenzo Monti e con l’archeologo Ennio Quirino Visconti e dunque con il principe membro dell’Arcadia Sigismondo Chigi Albani della Rovere. In questo clima di rievocazione antica e idillica, Gaspare Landi non può far altro che mediare il classico con i maestri del Cinquecento, non solo Raffaello, ma anche i veneti, per la grazia cromatica.

Tra Piacenza e Roma

Dagli anni Novanta in poi, Gaspare Landi soggiorna spesso nella sua città natale, rimanendo sempre di base a Roma. In Emilia, ha come maggiore committente la famiglia Anguissola, in Lombardia, invece, i principi Belgiojoso.

Dopo l’arrivo dei francesi a Roma, rimane a Piacenza per alcuni anni, rientrando solamente all’inizio dell’Ottocento. In questi anni dialoga profondamente con i grandi maestri del classicismo, Antonio Canova (1757-1822) e Vincenzo Camuccini (1771-1844). Il successo a Roma è ormai all’apice per Landi; viene acclamato nelle mostre al Pantheon tanto quanto in quella del Campidoglio del 1809.

Nel 1812 viene nominato cattedratico di pittura a San Luca, di cui è direttore dal 1817 al 1820. Nel frattempo Canova gli cede il suo studio nel Convento di Sant’Apollinare, dove ha come allievo anche Tommaso Minardi (1787-1871). Dopo essersi ritirato, negli anni Venti a Piacenza, vi muore nel 1830, a settantaquattro anni.

Gaspare Landi: il classicismo erudito e l’esempio dei maestri del Cinquecento

Come premesso, Gaspare Landi inizia la sua carriera con piccoli ritratti e dipinti devozionali. Giunto a Roma all’età di venticinque anni, si avvicina subito al classicismo di Batoni e Mengs, soprattutto nel ritratto.

Sin da subito, i nodi della sua arte sono il rispetto del bello ideale e l’espressione del sentimento. In tal modo riesce perfettamente a mediare l’armonia dell’antico con la mimesis, attraverso l’attenzione agli “affetti”.

Le prime opere sono destinate al suo mecenate, il marchese Landi delle Caselle. Si tratta di Prometeo alla rupe e di Alessandro che dona Campaspe ad Apelle degli anni Ottanta.

Partecipa poi al premio Curlandese di Bologna del 1788 con Egeo che riconosce Teseo che lo fa conoscere al pubblico internazionale. Per un marchese francese realizza una Francesca da Rimini, mentre del principe Barbiano di Belgiojoso a Milano, esegue un maestoso ritratto che lo lega anche a questo prezioso committente.

Tra Roma e Piacenza, dunque, Gaspare Landi mette in scena il suo classicismo erudito, studiato in contatto con l’Arcadia a Roma e soprattutto sull’esempio di Raffaello e Mengs. Per l’Accademia di Piacenza realizza Arianna e il Matrimonio di Sara, mentre per gli Anguissola, nel 1794, esegue i dipinti mitologici Ettore che rimprovera Paride e L’incontro di Ettore e Andromaca.

Seguendo l’esempio formale di Antonio Canova, Landi, nella metà degli anni Novanta, realizza Amore e Psiche, prendendo direttamente ispirazione dal gruppo canoviano. Il successo più grande, in epoca napoleonica, giunge nel 1804, quando espone al Pantheon Il trasporto della Vergine e Il sepolcro trovato vuoto.

Poco dopo, esporrà nel suo studio romano Edipo a Colono e l’Alcibiade. Nel 1809 partecipa insieme a Camuccini alla mostra del Pantheon: Gaspare Landi presenta la Salita al Calvario, Camuccini il pendant della Presentazione al Tempio. Al Campidoglio, nello stesso anno, espone Napoleone che conclude a Znai’m l’armistizio con il principe Liechtenstein, che gli fa guadagnare l’incarico per la decorazione del Quirinale.

Per il principe Torlonia esegue poi nel 1813 L’apoteosi di Ercole e per il conte Mandelli le Tre Marie al Sepolcro. Cominciano a diradarsi le committenze: l’ultimo lavoro risale alla metà degli anni Venti, quando realizza la Concezione per Ferdinando I di Borbone.

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