Laurenti Cesare

Cesare Laurenti. Le Parche. Tecnica: Olio su tela
Le Parche. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Cesare Laurenti (Mesola, 1854 – Venezia, 1936) molto giovane, a causa dei non buoni rapporti con il padre, si trasferisce a Padova. Qui, grazie alle cure del conte Ferri, che nota la sua propensione artistica, Cesare Laurenti decide di studiare disegno presso lo studio dello scultore Luigi Ceccon (1833-1919).
Da questa prima esperienza formativa prende avvio la sua abilità nel campo dell’incisione, praticata soprattutto nei primi anni di produzione.

Il soggiorno a Firenze e a Napoli

Nel 1876 si sposta a Firenze per completare gli studi. Segue diversi corsi all’Accademia di Belle Arti della città. Ma soprattutto, scopre il Rinascimento nei musei fiorentini, lo studia approfonditamente e, infatti, per Laurenti sarà sempre un punto di riferimento fondamentale. A Firenze, poi, non manca di entrare in contatto con la poetica e con il naturalismo macchiaioli, stringendo amicizia con i rappresentanti della corrente.

Il verismo viene approfondito ulteriormente durante un suo soggiorno a Napoli nel 1878. Qui conosce Domenico Morelli (1826-1901) e Filippo Palizzi (1818-1899), dei quali studia e apprezza il ricco e prezioso corpus di opere.

Venezia

Al termine di questi viaggi di studio, Cesare Laurenti soggiorna per un po’ a Padova e poi si trasferisce a Venezia. Negli anni Ottanta comincia a dedicarsi alla pittura di genere, ispirato sicuramente al pennello di Giacomo Favretto (1849-1887) attirando, ben presto, l’attenzione del mercato.

La quotidianità veneziana, con il suo carattere leggero e frivolo, ma anche ritratti in costume popolare, riempiono il suo primo repertorio di.

Una nuova poetica

È negli anni Novanta che il linguaggio del pittore è protagonista di una mutazione stimolante e rivoluzionaria rispetto al canone dei primi, leggeri, dipinti. Si interessa ad ambientazioni perturbanti e di chiara ascendenza simbolista. Parte dal naturalismo delle forme per giungere a significati altri, intenzionati a sondare la coscienza umana, i turbamenti più nascosti, i sogni e gli incubi.

Una dimensione allegorica e simbolica, quindi, è spesso accompagnata da atmosfere notturne che ricordano alcune ambientazioni di Mario De Maria (1852-1924), ma anche il tratto sfuggente e sfilacciato di Luigi Conconi (1852-1917). Cesare Laurenti espone a Venezia, Firenze, Roma, Napoli, fino ad arrivare a Monaco ed in America, prima tra i dubbi, poi tra gli apprezzamenti della critica.

Esplora i sentimenti umani, anche nei suoi caratteri più arcani o folli, ma a questo simbolismo oscuro si affianca un simbolismo di matrice liberty che accompagna opere più chiare e gioiose, di reminiscenza preraffaellita.

Alle Biennali di Venezia è ormai chiaro il suo indirizzo neo rinascimentale, che lo accomuna ad artisti come Adolfo De Carolis (1874-1928), e che lo aveva affascinato sin dal suo soggiorno fiorentino.

Aderisce pienamente al Liberty nei primi anni del Novecento. Ciò si conferma con la progettazione della decorazione della Nuova Pescheria di Rialto, che unisce liberty a gotico fiorito. Agli anni Dieci del Novecento risale l’ultimo periodo di successi e di attività pittorica, che, invece, con il passare degli anni si fa sempre meno intensa.

Essa viene in parte sostituita dalla passione antiquaria e dal collezionismo di Cesare Laurenti, che coltiva nella sua casa veneziana. Vi muore nel 1936, quando sta ancora lavorando ad un progetto per il Monumento a Dante Alighieri.

Cesare Laurenti: gli esordi tra naturalismo e pittura di genere

La prima fase pittorica di Cesare Laurenti risente sicuramente del verismo con cui entra in contatto tanto a Firenze quanto a Napoli. I Macchiaioli, ma anche Palizzi e Morelli lo indirizzano verso un cromatismo vivace e personalissimo, anche se rimarrà sempre impressa nel pittore l’arte del Rinascimento.

Risalgono a questa fase i dipinti di genere e neo pompeiani A Pompei, Al fonte, A compieta, presentati a Firenze nel 1881. Tu pur morrai – povero fior! compare a Torino nel 1882 e Un prete, Animali, Pastori e Dopo il passeggio a pastello, nel 1883. Di carattere squisitamente leggero e frivolo sono A vespro e Un baso a la più bela, anche se le figure mostrano già un accattivante richiamo alle forme del Rinascimento italiano.

Sempre sulla scia della pittura di genere si collocano A Venezia, Avemaria e Lutto, presentati a Firenze nel 1884, Primi approcci e Primavera del 1885. Il primo spiraglio del superamento della pittura aneddotica di impianto favrettiano giunge nel 1887, quando all’Esposizione di Venezia presenta Frons Animi interpres. Questo dipinto presenta già una volontà diversa, quella di analizzare e mostrare i turbamenti dell’animo, o le diverse reazioni umane al dolore.

L’impianto è ancora quello verista e l’aneddoto curioso della zingara che osserva la ricca signora richiama i dipinti precedenti, ma c’è qualcosa in più. Qualcosa che verrà approfondito negli anni Novanta.

Il Simbolismo: il sentimento umano, l’allegoria, il Liberty

Il 1892 è l’anno della svolta: ottiene il premio Principe Umberto alla Triennale di Milano con Le Parche. Tre popolane veneziane si trasformano nelle tre donne che filano, scelgono e recidono il filo della vita dell’uomo. Il significato simbolico che richiama la mitologia antica è il primo passo verso il simbolismo di Cesare Laurenti.

Ciò si conferma nel 1893, quando, all’Esposizione Nazionale di Roma, presenta La CoscienzaFoglie cadentiIl notturnoIl peccato e ancora Le Parche. Topoi carissimi al Rinascimento, quello dell’estremo carattere effimero della vita, ma anche quello del peccato. È da qui che inizia la strada di Cesare Laurenti verso un liberty carico di accenti neo rinascimentali.

Alla Biennale di Venezia del 1985 espone Parabola Armonie verdiFioritura nuova a quella del 1897. Tutti dipinti di chiara ascendenza preraffaellita, arricchiti da una personale visione pittorica dovuta all’uso della tempera al posto dell’olio.

Alla Biennale del 1899 presenta il sospeso Ninfea, l’onirico Sogno d’una notte d’inverno e due Ritratti. Approda definitivamente al Liberty tra il 1904 e il 1905, quando si dedica al ciclo decorativo nell’albergo Allo Storione di Padova, i cui cartoni compaiono alla Biennale del 1905. Nel 1907 viene organizzata una sua personale alla Biennale di Venezia.

Vi compaiono opere come L’ombra, Il ritorno, Coscienza, Vendetta, Via aspra, Lettura e Ritratto femminile, riassunti di una lunga e fiorente carriera. Compare di nuovo alla Biennale nel 1909 con Dominio e poi nel 1924 con Colloqui e Armonia lontana, dipinti forse ormai lontani dalla bellezza arcana dei primi anni.

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