Lazzari Bice

Bice Lazzari. Segnalazione L, 1971. Tecnica: Acrilico su tela
Segnalazione L, 1971. Tecnica: Acrilico su tela

Biografia

Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981) inizialmente si dedica allo studio della musica presso il Conservatorio Benedetto Marcello. In seguito, decide di coltivare la sua attitudine per il disegno, frequentando l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove è allieva di Virgilio Guidi (1891-1984).

Per un periodo interrompe gli studi accademici perché segue la famiglia a Firenze, durante la Prima guerra mondiale, ma li porta a termine quando rientra a Venezia nel 1918. Sin da subito, Bice Lazzari si fa interprete di un linguaggio lontanissimo da quello che ha appreso negli anni dell’Accademia.

Una voce fuori dal coro

È interessata alla forza del colore e del segno che distribuisce in maniera rarefatta e delicata sulla tela, creando un linguaggio simbolico tutto personale. A ridosso degli anni Venti, frequenta un corso di grafica e inizia a lavorare in uno studio d’architettura.

Insieme a sua sorella Nina, che sposerà Carlo Scarpa (1906-1978), l’artista inizia a frequentare l’ambiente culturale che gravita attorno al Caffè delle Zattere a Venezia, dove conosce i più importanti rappresentanti del razionalismo architettonico veneziano. I primi dipinti, sin da subito legati alla cultura dell’astrattismo, compaiono a Ca’ Pesaro nel 1925.

Due anni dopo, la pittrice veneziana inizia ad esporre alla Triennale di Milano, dove è presente per molti altri anni, fino al 1961. Alla fine degli anni Venti, tiene alcune piccole personali nella sua Venezia, in cui già si nota l’indirizzo completamente astratto: la linea si posa sulla tela con andamento lirico e sintetico che mette in risalto anche il ruolo della luce chiara e pulsante.

Roma

È un’artista diversa dal resto della sua generazione. Mentre imperversa il ritorno all’ordine, Bice Lazzari già elabora un’idea di informale che si concretizza ancora di più con il suo trasferimento a Roma negli anni Trenta.

Infatti, molto versata nell’artigianato, aveva partecipato alle Triennali milanesi con stoffe e tappeti che seguivano una linea decorativa stratta e poetica. Su commissione della Società di arredamento di Giovanni Nei Pasinetti (1894-1979), realizza le stoffe per casa Longo al Lido di Venezia.

Dopo questa prima esperienza, sempre grazie a Nei Pasinetti, ottiene un lavoro a Roma, dove giunge nel 1935. Nei primi tempi, Bice Lazzari lavora molto per l’Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie (ENAPI), ed è proprio in questo contesto che inizia a realizzare le prime decorazioni murali, ma anche incisioni su vetro e su legno.

È in questi anni che avviene il passaggio dalla decorazione all’arte pura, espressa dalla pittrice attraverso un astrattismo sempre più marcato, fatto di linee armoniche ed essenziali che la avvicinano a Osvaldo Licini (1894-1958) e a Fausto Melotti (1901-1986) cui è legata.

Il secondo dopoguerra

Il suo linguaggio fatto di linee si fa sempre più geometrico. Il ritmo cadenzato ed ordinato delle composizioni di Bice Lazzari, però, passa dall’Astrattismo all’Informale nel secondo dopoguerra, quando raggiunge una costruzione materica di grande carattere.

Colla, sabbia, acrilico si vanno ad unire in immagini senza tempo, in cui adesso ciò che prevale non è più il segno, così delicato ed equilibrato, ma il colore, fortemente espressivo e carico di significato. Negli anni Cinquanta, si susseguono personali tra Roma, Venezia e Milano, tra cui quella alla Galleria La Medusa di Roma, nella mostra “Segno e Materia”.

Nel frattempo, è presente alle Quadriennali romane e a numerose antologiche che si propagano per tutti gli anni Sessanta e Settanta. Negli ultimi anni, la pittrice veneziana ritorna al ritmo austero della linea, analizzando il concetto di scansione e misura. Muore a Roma, nel 1981, all’età di ottant’anni.

Bice Lazzari: tra l’Astrattismo e l’Informale

Astrazione di una linea è il primo dipinto presentato da Bice Lazzari a Ca’ Pesaro, nel 1925. Mentre tutti gli altri artisti di Novecento sviluppano sempre di più l’idea di figura, di volume, di presenza umana e di classicismo, l’artista veneziana mette in campo l’idea kandinskijana di colore e linea.

Attraverso un ritmo spirituale e musicale, in Astrazione di una linea, diversi accenni di geometrie piane triangolari si intersecano in una selva di angoli e colori. Pochi anni dopo, alla Galleria San Moisè di Venezia espone Armonia del giallo in cui la precisione geometrica lascia il passo ad una composizione più libera, dove il cromatismo acceso si coniuga con la scelta di linee dal carattere istintivo.

Anche le decorazioni di stoffe e tappeti, cui si dedica a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, rivelano la creazione di un alfabeto personale di segni e simboli, piccoli ectoplasmi che impreziosiscono le immagini e che riportano anche ad una sorta di linguaggio primordiale.

Ne sono esempio Le diagonali gialle e Itinerario sul verde, del 1930. Sintetismo, stilizzazione, istinto e ritmo sono le parole chiave dell’astrattismo di Bice Lazzari, che si rivela anche nelle decorazioni murali degli anni Trenta e Quaranta a Roma, come Il lavoro femminile del 1938.

Percorsi, Quadrati effimeri, Trame verticali, Attraverso lo spazio e Richiami rossi sono i dipinti che, negli anni Cinquanta, conducono l’artista veneziana alla via dell’Informale. Infatti, dalla delicata e tenue linea dell’Astrattismo armonico, passa ad una presenza cromatica netta che, in certi casi, sembra subire l’influenza dell’Espressionismo Astratto americano.

La sperimentazione di Bice Lazzari continua fino a tutti gli anni Sessanta, quando, all’elemento materico affianca di nuovo il ruolo rigoroso e ritmico della linea nella serie dedicata alle Misure. Quindi, il suo linguaggio è sempre bilanciato tra libera espressione istintuale e più precisa esigenza lineare e geometrica, come avviene in Linea rossa, Misure e segni, Quadrilatero e frequenze e Quadrato bianco 1.

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