Lessi Tito

Tito Lessi. Bernardo Cennini e il Figlio Domenico, primi Stampatori a Firenze,
Bernardo Cennini e il Figlio Domenico, primi Stampatori a Firenze, 1471. Tecnica: Olio su tela, 1907

Biografia

Tito Lessi (Firenze, 1858 – 1917) si forma presso l’Accademia di Firenze, dove è allievo di Enrico Pollastrini (1817-1876). In seguito frequenta anche lo studio di Antonio Ciseri (1821-1891), iniziando la sua carriera nel solco della pittura di storia.

Il soggiorno a Parigi

Pittore già noto alla critica per le sue prove accademiche, nel 1878 termina gli studi e compie un soggiorno di studio a Parigi. Questa tappa, estremamente importante per lui, si prolunga per molti anni, fino al 1896, se si escludono i pochissimi rientri in Italia, ad esempio nel 1893, quando espone alla Promotrice fiorentina.

A Parigi, Tito Lessi, continua con la sua produzione storica, ma soprattutto si affaccia con disinvoltura alla pittura di genere. Diviene, infatti, uno sciolto e acclamato pittore di tranche de vie della quotidianità.

Le scene sono tratte sia dalla contemporaneità che da un passato settecentesco narrato con affetto e serenità, senza escludere una sapiente stesura della luce, degna dell’influenza macchiaiola.

Il rientro in Italia e le esposizioni

Rientrato in Italia nel 1896, Tito Lessi continua a dipingere sia eleganti scene storiche in costume, sia episodi della vita quotidiana. La pennellata risulta disinvolta ma allo stesso tempo accurata e attenta al particolare, infatti, unisce sapientemente la lezione accademica con gli sviluppi contemporanei, soprattutto nello studio della luce.

Affronta con spontaneità e spigliatezza anche il genere del ritratto, dove spesso sono protagoniste le donne, descritte con raffinatezza e cura. Un’attenta osservazione della realtà accompagna tutta la produzione di Tito Lessi, che partecipa alle esposizioni fiorentine fino alla soglia degli anni Dieci del Novecento.

Nell’ultima fase, si dedica con passione all’illustrazione del Decameron di Boccaccio con una serie di cento tavole, riportando il suo consueto vigore nella pittura di storia. Muore a Firenze nel febbraio del 1917, a soli cinquantanove anni.

Tito Lessi: tra la pittura di storia e la pittura di genere

Dopo la rigorosa formazione accademica al fianco di Pollastrini e Ciseri, Tito Lessi non può far altro che prendere avvio dalla pittura di storia. Inizialmente il suo successo è dovuto proprio a soggetti storici trattati con raffinatezza e attenzione al dato reale, dandone una moderna e dinamica interpretazione.

È inizialmente autore di piccoli dipinti in costume che gli procurano lodi e apprezzamenti anche a Parigi. Nel 1893 espone alla Promotrice fiorentina il dipinto L’antiquario, che segna l’inizio del percorso di Tito Lessi come pittore di genere. Non abbandona comunque la tematica storica, come si nota dall’opera dello stesso anno La visita di Milton a Galileo. Firenze 1640, premiato al Salon di Parigi.

Il 1896 lo vede partecipare alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze con Una lettera di Piron, Venditore di Cialdoni – costume di Parigi, L’attore e Testa di vecchio. L’anno successivo, sempre a Firenze, espone Nonna Teresa e Vecchia fiorentina, due ritratti realizzati con scioltezza e abilità sintetica e comunicativa.

Il successo di Tito Lessi, dovuto alla sua narrazione della vita quotidiana del passato e del presente, lo porta ad esporre alla Biennale di Venezia del 1899. Vi presenta due Studi di ritratti, dal fare veloce e attentissimo alla resa della luce.

Nel 1906 la sua presenza all’Esposizione di Milano per il traforo del Sempione, si nota grazie ai numerosi dipinti presentati, a coronamento della sua non lunghissima carriera.

Si tratta di una sorta di personale in cui compaiono di nuovo dipinti come La visita di Milton a Galileo. Firenze 1640, ma anche Savonarola e i delegati di Lorenzo de’ Medici nel 1492, Il geometra, Toscanelli e gli ambasciatori del Portogallo, Gil Blas dall’arcivescovo di Granada e Una lettura di G.B. Lami nella Biblioteca Riccardiana – Firenze.

Partecipa alla sua ultima Biennale di Venezia nel 1907 con Bernardo Cennini e il figlio Domenico, primi stampatori a Firenze, 1471. Baffino giornalaio compare a Firenze nello stesso anno, mentre Refugium peccatorum, nel 1908, alla sua ultima apparizione pubblica.

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