Levy Moses

Moses Levy. Africa, 1928. Tecnica: Tempera su tela
Africa, 1928. Tecnica: Tempera su tela

Biografia

Moses Levy (Tunisi, 1885 – Viareggio, 1968) figlio di un funzionario inglese di stanza a Tunisi, nei primi anni si forma in questa città. Ben presto, però, proprio alle soglie del Novecento, a causa di una malattia della madre, la famiglia è costretta a raggiungere l’Italia.

Prima si stabiliscono a Vallombrosa, poi a Rigoli, in Toscana. Moses Levy, dimostrate evidenti doti artistiche, comincia a frequentare l’Istituto d’Arte di Lucca, tappa fondamentale della sua formazione.

Qui, infatti, conosce Lorenzo Viani (1882-1936), con cui stringe amicizia e si trasferisce a Firenze nel 1903. Entrambi si iscrivono alla Scuola Libera del Nudo di Giovanni Fattori (1825-1908), dove entrano a far parte della nuova generazione di artisti toscani.

Le prime incisioni

Sin da subito, Moses Levy acquisisce i modi della pittura verista dalle suggestioni macchiaiole, forte degli insegnamenti di Fattori. Nei primi anni, il giovane artista si specializza soprattutto nella xilografia, utilizzata per realizzare immagini della campagna pisana. Con le prime esperienze incisorie e a tempera, Moses Levy partecipa alla Biennale di Venezia del 1907, ancora acerbo.

In effetti, il pittore non ha ancora fatto suoi quei modi che poi lo caratterizzeranno per il resto della sua carriera, rendendolo uno dei principali rappresentanti toscani della cultura della Secessione.

Il soggiorno in Tunisia

Nel 1908, Moses Levy sente il richiamo della sua terra di nascita, la Tunisia. Vi si trasferisce per circa tre anni, approfondendo la tecnica xilografica per catturare attraverso il disegno paesaggi e scene tipiche della città di Tunisi.

Il suo segno, a questo punto, risulta maturo e del tutto peculiare: le figure hanno in memoria l’impronta volumetrica e cromatica della pittura di macchia, ma i contorni risultano duri e netti, ispirati alle Secessioni europee.

Il colore, come un intarsio, è il risultato di precisi incastri disegnativi, quasi a ricalcare la tecnica del cloisonné, in cui i contorni scuri determinano forme e segni ricchi di decorativismo secessionista.

I numerosi viaggi

Nel 1917, Moses Levy si stabilisce a Viareggio e partecipa del clima sritratti, ta della città, pur rimanendo ancorato ad una forma e ad un cromatismo verista. Partecipa alle mostre della Secessione romana e alle Biennali veneziane, sempre con il suo stile unico. Viaggia moltissimo, tra Spagna e Portogallo negli anni Venti, spingendosi fino a Parigi nel 1928, dove espone diverse volte.

Anche gli anni Trenta sono ricchi di peregrinazioni in tutta Europa: visita i paesi del nord come la Danimarca, la Svezia e l’Olanda, analizzando il simbolismo nordico e le sue forme dure e graffianti. Il suo stile, negli anni Venti e Trenta, risente moltissimo di queste ricerche: realizza paesaggi con figure allungate, dal cromatismo netto e presente.

Nel 1938, dopo le Leggi razziali, si trasferisce a Nizza e poi compie un viaggio in Marocco, dove continua ad arricchire il suo linguaggio pittorico. Dopo la seconda guerra mondiale, rientra in Italia, e muore a Viareggio nel 1968. Ma le sue ultime apparizioni pubbliche risalgono al 1935, anno in cui partecipa alla II Quadriennale romana.

Moses Levy: dall’influenza della macchia alla Secessione

Come premesso, le prime esperienze artistiche di Moses Levy si legano all’incisione e al disegno. La Scuola del Nudo e l’insegnamento di Fattori genera in lui una propensione verso lo studio del colore e delle forme, articolazioni solenni e vive nello spazio. Esordisce alla Promotrice fiorentina del 1903 con alcune incisioni della campagna toscana, Verso sera e Le Alpi Apuane.

Moses Levy è un attento osservatore della realtà che riproduce attraverso il filtro della sua visione tutta particolare. Il segno del contorno è sin da subito un elemento preponderante, così come lo studio delle pose e degli atteggiamenti umani.

Partecipa all’Esposizione Nazionale di Milano del 1906 con il pastello Vecchie bigotte, con le tempere Ruscello e L’autunno nella selva ed infine con i tre disegni a penna I mendicanti, Vecchia mendicante- Tramonto sul Serchio e Il focolare.

Finalmente, nel 1907, Moses Levy partecipa alla sua prima Biennale di Venezia, presentando una serie di incisioni: Fra il grano, Fumatore, Giovane contadino, Sera, Bimbo e Vecchia contadina. Esse vengono poi accompagnate dalla tempera che lo rende noto agli occhi della critica, La raccolta delle olive.

Si tratta di composizioni che prendono avvio dal naturalismo fattoriano, a cui Moses Levy aggiunge sue particolari suggestioni liriche e simboliste e soprattutto un sentimento formale che richiama l’esperienza espressionista nordica.

Un Secessionismo “esotico”, tra pittura ed incisione

Dopo il viaggio a Tunisi del 1908-1911, Moses Levy approda definitivamente ad un linguaggio del tutto personale. I colori risultano violenti, quasi fauve, il segno è graffiante e le figure penetranti, circondate da un velo di simbolismo sempre accennato. Alla Secessione romana del 1913 l’artista presenta alcune Acqueforti, mentre a quella del 1914 tiene una piccola personale con dodici opere.

Tra di esse emergono le acqueforti Donna araba, Campagnolo toscano, Cantori arabi e i monotipi Sulla porta, Prostitute, Le due more e Pazza, opere di memoria kirchneriana. Alla Secessione del 1916 invia invece Tre sorelle, Profumo contro le jettature e una punta secca.

Ben sedici incisioni compaiono alla Fiorentina Primaverile del 1922, insieme a Veglione e Momento drammatico, opere in cui si nota tutta la sua tensione simbolica.

Dopo i viaggi in Europa degli anni Venti la sua pittura si fa ancora più personale. Il contorno quasi scompare in favore della forma, il colore si appiattisce in campiture luminose e geometriche.

Alla Biennale del 1922 espone Signore sulla spiaggia, a quella del 1924 Donna seduta e Due figure. Africa e Ricordo del Portogallo risalgono alla Biennale del 1928, Venditrice di pane, Cammelli in riposo, Albero africano e Conversazione a quella del 1930. Compare per l’ultima volta alla Quadriennale di Roma del 1935, dove espone Venezia, Canal grande e Nudo, prima di fuggire a causa dell’emanazione delle leggi razziali.

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