Liegi Ulvi

Ulvi Liegi. Porta Romana
Porta Romana. Tecnica: Olio su Tavola

Biografia

Ulvi Liegi (Livorno, 1858-1939), pseudonimo di Luigi Levi, nasce in una benestante famiglia ebrea di Livorno. Trasferitosi a Firenze e iniziato alla pittura da Carlo Markò figlio (1822-1891) si iscrive ben presto all’Accademia per completare la sua formazione.  

Le opere di questo periodo sono sicuramente influenzate dal naturalismo macchiaiolo degli artisti cui si lega a Firenze. Diventa infatti molto amico di Telemaco Signorini (1835-1901), che lo incoraggia a lasciare l’Accademia per dedicarsi allo studio del vero e di Silvestro Lega (1826-1895).

Più tardi Ulvi Liegi si unisce profondamente anche a Giovanni Fattori (1825-1908) e ad Adolfo (1851-1923), Angiolo (1858-1923) e Ludovico Tommasi (1866-1941). Si avvicina così alla pittura di paesaggio e ai motivi toscani: vedute e marine, scene agresti sospese ed emozionanti.

Parigi

Nel 1886, dopo aver fatto un breve ritorno a Livorno per partecipare ad una mostra nello stabilimento balneare Pancaldi, parte per Parigi. Come gli aveva suggerito Signorini, cerca di incontrare Federico Zandomeneghi (1841-1917) che si trovava a Parigi già dal 1874.
Il contatto con l’artista, e più in generale con l’ambiente culturale parigino, procura il primo mutamento nel linguaggio di Ulvi Liegi.

Passa infatti da un’impronta tipicamente macchiaiola, ad uno stile più impressionista e di respiro europeo, sempre denotato da una personalissima interpretazione dell’artista.

Tra la Versilia e la Liguria

Dopo un viaggio a Londra, Ulvi Liegi comincia ad essere notato alle esposizioni a cui partecipa con grande fervore. Invia opere a Venezia, Milano, Bologna, Genova, Parigi, Londra ottenendo un grande successo per il suo stile che media il linguaggio toscano con quello impressionista.

Dalla metà degli anni Novanta si stabilisce di nuovo a Firenze, ma si sposta frequentemente per recarsi nella sua amata Versilia. I paesaggi di questo periodo, denotati da una tavolozza accesa e brillante, comprendono anche quelli della costa ligure, altro luogo profondamente amato dal pittore.

Nel 1906 soggiorna in Valsugana, dove entra in contatto con Ardengo Soffici (1879-1964), poi torna definitivamente nella sua Livorno. Fino al 1913 Ulvi Liegi si prende una pausa dalla pittura, ma da questo anno in poi, ricomincia ad esporre con successo ancora una volta ai Bagni Pancaldi.

Negli anni Venti diventa uno dei protagonisti del Gruppo Labronico, un sodalizio artistico che intendeva riportare allo splendore il verismo livornese, sulla scia del suo maggiore rappresentante, Giovanni Fattori. Nonostante abbia avuto un notevole successo di critica e di pubblico, Ulvi Liegi muore a Livorno nel 1939, nella totale povertà.

La vicinanza ai Macchiaioli

La prima fase pittorica di Ulvi Liegi è caratterizzata dall’influenza del suo primo maestro Carlo Markò figlio. Rappresentante della Scuola di Staggia, introduce il ragazzo alla pittura dal vero e alle peregrinazioni nella campagna toscana.

Alla Promotrice fiorentina del 1882 presenta infatti una cospicua serie di studi dal vero e due vedute urbane, Viale dei Colli presso il villino Spinola e Piazzale Galileo.

La vera svolta pittorica di Liegi non avviene grazie alla frequentazione dell’Accademia, ma grazie alla vicinanza ai pittori macchiaioli. Sono loro che lo influenzano nella scelta dei classici temi e motivi dal vero, ma soprattutto nella sintesi cromatica e luministica.

Alle vedute toscane si accompagnano quelle liguri, in composizioni quali Uliveto in riviera e Studi diversi – Riviera di Genova e campagna toscana presentate nel 1883 a Firenze. All’Esposizione livornese del 1886, organizzata nello stabilimento Pancaldi, partecipa con Strada nei dintorni di Firenze, Via delle Cento Stelle, Mattino in estate.

A Firenze, nello stesso anno, Ulvi Liegi espone Strada settignanese, Vicinanze dei bagni di Lucca, La strada di porta Camollia (Siena), Autunno. Il viaggio a Parigi comporta il suo riconoscimento a livello europeo. È proprio in questo periodo infatti che oltre ad aggiornare il suo linguaggio, partecipa a moltissime rassegne.

A Venezia nel 1887 invia Campagna romana, Strada al Romitaggio e Manzollo sulla via Faentina. A Bologna l’anno successivo presenta Giornata d’inverno. Dintorni di Firenze e Nei campi dopo la pioggia. Studio dal vero.

Ulvi Liegi e gli sviluppi impressionisti

Quando Ulvi Liegi soggiorna a Parigi, si avvicina considerevolmente alla pittura impressionista. Elabora un personale linguaggio in cui emerge una raffinata ricerca coloristica e una sapiente linea formale. Si accosta ad autori come Alfred Sisley, Edgar Degas e Camille Pissarro.

Dagli anni Novanta in poi il suo stile dunque assume valenza internazionale, sempre però rimanendo legato ad un sostrato toscano, soprattutto nelle tematiche. Al centro, vi sono sempre i paesaggi fiorentini o liguri, come si nota dai dipinti che espone a Firenze nel 1890. Si tratta di Sulla sera, dintorni di Firenze, Fine gennaio nei campi, Tramonto d’inverno sul Mugnone e Aspettando il tram.

I continui soggiorni tra la Versilia e la riviera ligure emergono dai paesaggi esposti dalla metà degli anni Novanta: Spiaggia di Viareggio, Sulla sera – spiaggia viareggina, ma anche La casa dello scoglio a Pegli, Campagna ligure e Strada di Prà (Riviera ligure).

Negli ultimi anni i suoi dipinti cominciano ad accentuare l’approssimazione visiva dell’impressionismo, utilizzando una pennellata consistente in cui il colore diventa anche costruzione disegnativa.

Ulvi Liegi fa spesso uso del cartone e della tavola per rendere il valore cromatico anche più accentuato. Ne sono esempio paesaggi come Via Goito a Livorno, Colloquio di bambinaie sulla rotonda dell’Ardenza.

Il Gruppo Labronico

Con il Gruppo Labronico ritorna un po’ alle origini, elaborando un sapiente ed equilibrato linguaggio post macchiaiolo. Nel 1924, alla mostra milanese del Gruppo, presenta una serie di cinquantadue paesaggi.

Tra di essi vi sono Grigio di primavera nel Parterre – Firenze, Il lago di Tornabuoni presso Massa, Ponte Vecchio dopo l’acquazzone, Sera di giugno alla foce dell’Arno, Una strada a Signa.

Tutti dipinti questi, che confermano Ulvi Liegi tramite una serie di riconoscimenti critici, ma che non lo aiuteranno comunque a evitare la sua fine tragica, nella più completa miseria, alla fine degli anni Trenta.

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