Lionne Enrico

Enrico Lionne. Nella Campagna Romana - Tecnica: Olio su tela
Nella Campagna Romana. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Enrico Lionne (Napoli, 1865 – 1921) intraprende gli studi artistici nonostante il parere contrario dei genitori. Si forma al seguito di Enrico Fiore (1849-1902), a sua volta allievo di Domenico Morelli (1826-1901). Diviene subito un abile disegnatore umoristico ed un apprezzato ritrattista.

Lavora come corrispondente napoletano per la rivista “Capitan Fracassa”: ben presto Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao lo invitano a trasferirsi a Roma. Qui lavora per “Don Chichotte” e per il “Giornale di Roma” e in seguito anche per la “Tribuna della domenica”.

Sono questi gli anni in cui trasforma il suo cognome da Della Leonessa al francesizzato Enrico Lionne. Si firma già così quando lavora come illustratore e caricaturista.

Ma questo nome lo renderà famoso soprattutto dopo, quando, abbandonata l’attività grafica, si dedicherà esclusivamente alla pittura da cavalletto. Adotta sin da subito una tecnica divisionista sciolta ma otticamente precisa, concentrata su toni accesi e su una tavolozza variegata.

La grande attività espositiva

La Roma raffinata delle strade, dei piccoli commercianti e della borghesia in situazioni di svago appare costantemente nei suoi dipinti. Fioraie e fruttivendole, famiglie in carrozza o in gita fuori porta, tutti soggetti trattati con estrema eleganza e rigore tecnico.

Enrico Lionne esordisce nel 1895 presso la Mostra Nazionale di Belle Arti di Roma, per poi partecipare a numerose edizioni della Biennale di Venezia fino al 1915. Regolari sono anche le sue presenze alle mostre della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, dal 1902 al 1910. Non manca inoltre alle rassegne della Secessione romana dal 1913 al 1916.

Nella sua ultima fase pittorica, si nota un progressivo allontanamento dal divisionismo in favore di una lavorazione più libera e pastosa del colore. Continua a dipingere fino agli ultimi anni, ottenendo anche una medaglia d’oro presso l’esposizione di San Francisco del 1915. Muore a Roma nel 1921.

Enrico Lionne: dall’attività grafica al Divisionismo

Dopo aver lavorato per numerose testate, Enrico Lionne decide di intraprendere la strada della pittura. Conosciute le teorie del colore di Rood, mette in pratica un Divisionismo acceso e luminoso. Il realismo dei temi e una forte propensione verso una narrazione mondana della vita romana, lo conducono ad esporre alle principali rassegne.

Il successo giunge veloce: il suo esordio del 1895 registra una subitanea approvazione della critica. Espone infatti i ritratti Arnaldo Vassallo detto Gondolin e Genova Nervi, per poi presentarsi con successo anche alla Biennale del 1897. Enrico Lionne vi presenta Ritratto della Signora Dall’Oppio, mentre nel 1899 invia Campagna romana.

Questo dipinto, meglio conosciuto con il titolo I grassi e i magri, viene riproposto nel 1904 alla mostra degli Amatori e Cultori. L’opera contiene in sé una sorta di richiamo al valore satirico e umoristico che caratterizzava anche la sua produzione illustrativa.

Seppur con leggero ritardo, Enrico Lionne sostiene per molto tempo la forte capacità comunicativa della tecnica divisionista. Nonostante le critiche, fino al 1915 continua a farsi interprete di una pittura dal forte impatto cromatico e in cui la luce è una dei protagonisti principali.

Scene di vita mondana: la borghesia romana

La vita mondana ed elegante della borghesia romana appare in tutte le sue sfaccettature. La linfa compare alla Biennale del 1903, Al caffè concerto a quella del 1905. Partecipa poi all’Esposizione milanese dell’anno successivo con un Ritratto.

Fioraia romana e Serata d’estate vengono esposti alla Biennale del 1909, garantendo a Enrico Lionne un grande successo. Il tono bozzettistico pervade tutte queste opere che narrano la vita quotidiana della piccola borghesia di inizio Novecento.

Alla Mostra Internazionale di Belle Arti di Roma del 1911 presenta Al caffè concerto, Ortensie, Fuori Porta San Giovanni. Dipinto apprezzatissimo e acquistato dalla Galleria Nazionale di Roma, è stato per diverso tempo in deposito nel Governatorato di Tripoli, per poi scomparire.

Il taglio ravvicinato, l’impressione immediata e lo sguardo fotografico e moderno della scena riassumono tutta la forza rappresentativa di Enrico Lionne. Anche Ritorno dal Divino Amore, presentato alla Biennale del 1912, presenta una tipica usanza romana, quella del pellegrinaggio al santuario del Divino Amore.

La scena è resa con un forte tono bozzettistico: dalla carrozza, una coppia saluta gli amici, un cagnolino insegue il cavallo. Alla mostra della Secessione romana del 1913 espone L’ora delle cicale – Villa Borghese, Violette e mimose, Barbara, Violette. Ritratti, scene di genere e nature morte che nascondono un velato simbolismo, adatto al contesto della Secessione.

Alla mostra del 1914 Enrico Lionne presenta Una trasteverina, Fiori, Paesaggio, a quella del 1915 Ritratto del pittore Terzi, Fiori d’inverno, Maria e Nudo, tra gli altri. Una serie di studi e impressioni compaiono alla collettiva presso la Galleria Pesaro di Milano del 1919, quando espone insieme ad Amleto Cataldi (1882-1930).

Partecipa all’ultima Biennale nel 1920, un anno prima della sua morte. Vi espone una serie di nature morte di fiori e di ritratti: Dalie, Viole di maggio, Figura di donna e Trasteverina.

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