Locatelli Romualdo

Madre e Figlia. Tecnica: Olio su Tela
Madre e Figlia. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Romualdo Locatelli (Bergamo, 1905 – Manila, 1943) proviene da una famosa famiglia di artisti bergamaschi. È figlio del pittore Luigi Locatelli, detto Steenì II (1883-1928) e fratello dello scultore Stefano Locatelli (1920-1989).

Intorno ai dieci anni inizia a frequentare la Scuola d’arte applicata Andrea Fantoni di Bergamo. In seguito frequenta l’Accademia Carrara e contemporaneamente inizia la sua attività artistica come collaboratore del padre.

Quest’ultimo, pittore murale, lo coinvolge nella decorazione di diverse chiese di area bergamasca come San Felice al lago nel 1922, la Chiesa Parrocchiale di Boccaleone nel 1923 e quella S. Brigida nel 1924.

Durante la realizzazione del ciclo di affreschi in S. Alessandro in Prezzate a Mapello, suo padre cade da un’impalcatura e Romualdo decide di non intraprendere la carriera di pittore murale.

Romualdo Locatelli passa infatti definitivamente alla pittura da cavalletto, tanto che nel 1925, a soli vent’anni, ottiene il Premio Principe Umberto, per un dipinto presentato a Brera.

Riceve immediatamente un forte appoggio dalla critica, che riconosce il suo innato talento pittorico. Il successo cresce velocemente e comincia ad ottenere una serie di commissioni.

I numerosi viaggi e lo studio in via Margutta

Instancabile viaggiatore, artista dall’inesauribile curiosità e sperimentazione, Romualdo Locatelli fa una serie di viaggi in Italia e all’estero. Si reca in Sardegna, in Abruzzo, in Toscana. Nel 1927 compie un viaggio di studio in Tunisia insieme al suo amico pittore Ernesto Quarti Marchiò (1907-1982).

Alla fine di queste prime esperienze di viaggio, si stabilisce a Roma dove apre uno studio in via Margutta. Riceve sempre una vasta serie di incarichi, anche dalla casa Reale, raggiungendo un rapido successo.

Il trasferimento in Oriente

Nonostante lo studio in via Margutta gli procuri numerose committenze, l’artista sente di dover soddisfare il suo forte bisogno di viaggiare.
Dopo aver sposato la fidanzata Erminia, decide di partire con lei per Java. Siamo alla fine del 1938 e Romualdo Locatelli non riuscirà più a tornare in Italia.

Si ferma per diversi mesi a Jakarta, dove si fa conoscere da ambasciatori e politici del luogo che gli commissionano una vasta serie di lavori. Dopodiché, ancora desideroso di conoscere e viaggiare, si trasferisce a Bali, dove stringe amicizia con il pittore Emilio Ambron (1905-1996).

La guerra lo costringe a trasferirsi nelle Filippine: rimarrà a Manila, senza mai fare ritorno a Roma. Qui entra nell’entourage diplomatico americano, cosa che lo porta ad esporre a New York nel 1941.

Il clima nelle Filippine comincia a cambiare, quando i giapponesi occupano le isole. Inizialmente riceve il favore dell’esercito, che in seguito però non gli permette più di dipingere.

Romualdo Locatelli si reca perciò spesso a caccia: proprio in una di queste battute, nel 1943, si perdono le tracce dell’artista, forse morto nella selvaggia natura delle Filippine che tanto lo attraeva.

Pittore della sua Bergamo, ma anche e soprattutto dell’Oriente, dove è stato ampiamente apprezzato, Romualdo Locatelli non ha esposto molto in Italia. Sue opere sono conservate ai Museo Vaticani, in Indonesia, in Giappone.

Romualdo Locatelli: da Bergamo all’Oriente

Come accennato, Romualdo Locatelli esordisce a vent’anni all’Esposizione braidense del 1925. L’opera presentata, Dolore suscita subito una serie di approvazioni da parte della critica e del pubblico. Rappresenta il padre pittore, malato, tra i suoi attrezzi del mestiere, ormai forse troppo stanco per utilizzarli.

In seguito, i numerosi viaggi effettuati nel corso degli anni Venti in Sardegna e in Abruzzo, alla ricerca di nuovi motivi, portano l’artista a farsi interprete di un linguaggio tutto particolare.

Lo interessano le manifestazioni e i costumi popolari e il folklore locale, gli atteggiamenti umani e il paesaggio. Tutto trattato con una pennellata veloce e scaltra, emozionante e lontana dall’accademismo.

Dopo il suo trasferimento a Roma, quando apre lo studio in via Margutta, spesso espone alla Galleria Jandolo. Renato Pacini, commentando una mostra di Romualdo Locatelli presso la Galleria, scrive di «[…] una tecnica coloristica assolutamente personale e frutto di uno studio sui rapporti di tono».

Le sue opere vengono definite «ricche di una purezza artistica e di una freschezza difficile da trovarsi in gran parte della produzione moderna influenzata dai capricci della moda».

Lo studio delle opere del passato si nota ampiamente, così come l’influenza tematica e cromatica di Antonio Mancini (1852-1930). Pur se legato alla scuola napoletana, i suoi colori non cedono al bianco fortuninano, anzi, rimangono sobri e su tonalità scure.

Le opere di questo periodo sono Ragazza in Sardegna, Bagnante, Germano reale, Asinelli, SardegnaSull’uscio di casa, Lo scrivano, Mascherina. E ancora, Ninna nanna sarda, Costume di Atzara, La lettura.

Tutte opere ispirate alla vita popolare, denotate da una realtà malinconica ma anche festosa e da una pennellata rapida e pregna di realtà. Affiancate poi dai dipinti realizzati dopo il viaggio in Tunisia, come Africa, vestigia del Foro.

Impressioni orientali

Il trasferimento in Oriente, prima a Java poi a Bali ed infine a Manila, rappresenta per Romualdo Locatelli il raggiungimento della pace. Ama esplorare luoghi esotici e lontani dall’ordinario, per poi riportarne le variegate e fugaci impressioni sulla tela.

In Oriente riceve numerose committenze, anche provenienti da personaggi di altro rango. Diverse sue opere sono conservate nella collezione Sukarno in Indonesia, come Aratura a Java, Raccolta del riso, Madre e figlia.

A questo periodo appartengono altre opere, sparse in diverse collezioni, come Giovane balinese, Danzatrice di Legong, Danza dei pugnali, Musicisti di strata a Jakarta, Carovana nel deserto.

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