Lojacono Francesco

Franceco Lojacono. Il Carretto Siciliano
Il Carretto Siciliano. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Francesco Lojacono (Palermo, 1838 – 1915) fin dalla tenera età, viene indirizzato verso la pittura. Il padre Luigi era pittore di piccole e variegate scene di battaglia.

La sua formazione continua poi presso il conterraneo Salvatore Lo Forte (1809-1855) e giunge a compimento a Napoli. Qui si reca alla fine del 1856 grazie al conseguimento di un pensionato artistico, sotto consiglio paterno.

Nel 1860 insieme al padre ed al fratello Salvatore si unisce all’impresa garibaldina dei Mille. Due anni dopo marcia con Garibaldi verso Roma, ma viene catturato sull’Aspromonte insieme a Menotti Garibaldi, primogenito di Giuseppe ed Anita.

Dopo questa parentesi di attivismo rivoluzionario, Francesco Lojacono torna a dedicarsi alla pittura e comincia ad esplorare la Sicilia. Ne rappresenta i luoghi più caratteristici, soggiornando a lungo ad Agrigento.
Qui conosce Giuseppe e Francesco Sinatra, che diverranno nel corso degli anni due tra i suoi più grandi mecenati e collezionisti.

Fin da giovane espone nelle più importanti rassegne nazionali ed internazionali, continuando ininterrottamente per tutta la vita. È stato riconosciuto come uno dei più grandi pittori di paesaggio dell’Ottocento siciliano. Ha ottenuto anche numerosi incarichi accademici.

Tra gli altri, nel 1872, Francesco Lojacono viene nominato professore onorario di paesaggio presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli. Ancora, nel 1896 diventa professore di “pittura di paesaggio e di marine” presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, ruolo che ricopre fino al 1914.

Presso il Circolo Artistico di Palermo, nel 1909, sono stati celebrati i suoi cinquantanni di attività artistica con un discorso dell’architetto Ernesto Basile.
In più, il giornalista Francesco Colnago gli ha dedicato una ricca biografia. Muore a Palermo nel 1915.

Pittura di storia: gli esordi

Risalgono al periodo dell’apprendistato siciliano alcune opere di soggetto storico. Il padre, come accennato, era stato autore di scenette di battaglia, anche se già indirizzato verso un certo interesse per il vero.
Il contatto con Lo Forte, che era stato allievo a Roma di Vincenzo Camuccini (1771-1844), rafforza ancora di più la sua vicinanza al genere storico.

Sono di questo periodo dipinti come Ferruccio a Gavignana, Pia dei Tolomei e Giovanni dalle Bande Nere. La pittura storica viene abbandonata da Francesco Lojacono non appena effettua il suo trasferimento a Napoli.

Paesaggio verista

Nella città partenopea entra finalmente in contatto con il realismo di Filippo Palizzi (1818-1899), di cui frequenta lo studio.
In questo momento avviene il cambiamento radicale della sua poetica: si specializza in una trattazione innovativa e del tutto personale del paesaggio.

Si abbandona definitivamente al vero, interpretandolo in tutte le sue sfumature. Le prime prove napoletane, come Vento in montagna o Alti pascoli sono ancora fortemente legate al preciso segno palizziano.

Successivamente, però, il linguaggio di Francesco Lojacono si arricchirà di suggestioni provenienti sia dai Macchiaioli, che dalle più aggiornate correnti realiste europee. Non sarà meno importante il contatto con il siciliano Antonino Leto (1844-1913).

Francesco Lojacono. Limpide atmosfere siciliane

Siamo ormai negli anni Settanta dell’Ottocento. Lojacono, dopo le imprese garibaldine, rimane in Sicilia. Tra Agrigento e Palermo affina in questo periodo la maestria nella raffigurazione del paesaggio siciliano.

Si dedica soprattutto a marine e panorami cittadini, superando il linguaggio paesaggistico comune ed elaborandone uno personalissimo. Le vedute si riempiono di notazioni atmosferiche e luminose che si fanno spazio in raffigurazioni limpide e dal ricco impasto pittorico.

La sicurezza del tratto rende perfettamente la pienezza reale e schietta delle marine siciliane. Allo stesso tempo non viene meno la resa emozionante della natura: pur se nella sua fermezza, essa appare infinitamente cangiante, espressiva, sentita.

A questo periodo risalgono Vento in montagna (1872) e Veduta di Palermo (1875). In essi risulta evidente l’osservazione dal vero e lo studio “immersivo” e coinvolgente del paesaggio.

Le coste palermitane

I dipinti degli anni Ottanta e Novanta si distinguono per un vedutismo luminoso e quasi fotografico. Questo si verifica in dipinti come Presso il Vesuvio, Sulla via di Romagnolo, Bassa marea. In Golfo di Palermo del 1885, Francesco Lojacono ha saputo magnificamente coniugare natura e figure.

Il mare appare calmissimo, il cielo e la terra si riflettono placidamente nelle acque. Piccoli pescatori sostano a riva e sistemano le lenze. Tutto è pienamente reale: la luce nelle sue variazioni rosee, il lavoro umano, la struggente bellezza del golfo palermitano.

Nelle opere successive, risalenti all’ultimo periodo della sua produzione, si ritrovano delle tonalità più scure impresse sulla tela con delle pennellate meno nitide e definite. Sono quasi evocative di situazioni ispirate e sospese (Sulle rive dell’Anapo, Palude, Sul fiume, al tramonto).

Una vasta produzione

Negli anni della sua maturazione artistica Francesco Lojacono partecipa assiduamente a mostre in Italia ed all’estero, grazie anche ad una produzione continua e quasi inesauribile. Nel 1871 presenta all’Esposizione Internazionale di Vienna La Valle dell’Oreto.

A Parigi nel 1878 Veduta di Palermo e nel 1883 all’Esposizione Nazionale di Roma invia L’arrivo inatteso, opera molto apprezzata dalla regina Margherita. Decide infatti di acquistarla per la sua collezione in Quirinale.

Nel biennio 1891-1892 partecipa all’Esposizione Nazionale di Palermo con diverse opere: L’autunno, L’estate, L’Anapo e Veduta  di  Palermo dall’Ospizio Marino. Quest’ultima è entrata poi a far parte della collezione della Galleria  Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Al 1914 viene datato l’ultimo quadro realizzato da Lojacono, La raccolta delle olive, dipinto per la collezione dei fratelli Sinatra ad Agrigento.

L’artista muore a Palermo l’anno successivo, lasciando una produzione vastissima e varia. Moltissime opere si trovano in raccolte private. Un gran numero di esse è rimasto in Sicilia, diviso tra la Civica Galleria d’Arte Moderna e la collezione del Banco di Sicilia.

Alcuni quadri si trovano anche nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e nella Pinacoteca di Capodimonte a Napoli. La ricchissima collezione dei fratelli Sinatra, costituita da ottanta dipinti dell’artista, è stata donata interamente al Museo Civico di Agrigento.

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