Luigi Bisi

Luigi Bisi. Interno del Duomo (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Interno del Duomo (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Luigi Bisi (Milano, 1814 – 1886) nipote del vedutista Giuseppe (1787-1869), si forma presso l’Accademia di Brera, specializzandosi nella prospettiva di interni. Molto versato nel calcolo, nella volumetria e nella meccanica, materie approfondite privatamente, nel 1828 entra nella scuola di architettura.

Le prime prove di Luigi Bisi sono acquarelli tutti dedicati a vedute prospettiche e dotati di enorme precisione ottica e spaziale. Nel 1831, partecipa per la prima volta alla mostra braidense, cui prende parte regolarmente per molti altri anni.

Inizialmente compaiono soprattutto vedute dell’interno del Duomo di Milano, uno dei soggetti prediletti dall’artista, che viene accolto immediatamente dalla critica come l’erede di Giovanni Migliara (1785-1837).

L’approccio razionale

Quello di Luigi Bisi, rispetto al lavoro di Migliara, si presenta come un approccio molto più geometrico e razionale che tende a evidenziare gli aspetti descrittivi e particolari dello spazio, più che quelli emozionanti e di matrice romantica.

Proprio rispettando costantemente questo interesse nella resa oggettiva degli ambienti, il vedutista milanese si concentrerà, per tutto l’arco della sua carriera, nella ripetizione di soggetti simili declinati in numerose varianti, a seconda del momento, della luce, del punto di vista e delle piccole figure che animano questi enormi spazi quasi sempre sacri.

La sua produzione così seriale lo porta a diffondere le sue immagini di interni anche attraverso la tecnica litografica, che viene accolta in maniera molto positiva dal pubblico. In effetti, il gusto lenticolare e preciso di Lugi Bisi è profondamente apprezzato dalla borghesia del tempo, principale acquirente delle sue opere d’interni, insieme all’aristocrazia lombarda.

Vedutista instancabile, fa precedere all’opera finita una lunghissima serie di studi eseguiti durante le numerose sessioni di osservazione e impostazione prospettica e spaziale. In studio, poi, rifinisce la veduta inserendo piccole figure e le infinite variazioni luministiche, che scandiscono i diversi momenti della giornata in cui le inquadrature sono state effettuate.

Tutte le sue vedute, che oggi risulta molto difficile datare a causa della loro quantità, vengono esposte regolarmente tra Milano, Torino, Roma e Firenze, dove riscuotono sempre un buon successo di critica e di pubblico.

L’attività didattica a Brera

Nel 1851 ottiene a Brera la cattedra di prospettiva succedendo al suo maestro Francesco Durelli (1792-1851).  Invece, dal 1852 al 1857 è professore provvisorio per ingegneri e architetti. Dalla fine degli anni Cinquanta, inizia anche lavorare come architetto, occupandosi anche della direzione dei restauri di Sant’Ambrogio a Milano e alla progettazione della piazza del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele II.

Nel 1880, Luigi Bisi viene eletto presidente dell’Accademia di Brera: negli ultimi anni, si dedica soprattutto alla risistemazione delle opere di Raffaello in un’unica sala della Pinacoteca. Muore a Milano nel 1886, a settantadue anni.

Luigi Bisi: la veduta prospettica oggettiva e otticamente perfetta

L’attenzione ai valori oggettivi della veduta, così come la perfetta resa prospettica e spaziale caratterizzano tutto l’approccio pittorico di Luigi Bisi. Sin dai primi anni, studia gli stessi soggetti ripetuti in molteplici declinazioni e varianti, a partire dall’Interno del Duomo di Milano che espone per la prima volta a Brera nel 1831.

Sono diversi i luoghi cui Luigi Bisi è particolarmente affezionato: non solo il Duomo di Milano, ma anche la Certosa di Pavia, Sant’Ambrogio di Milano, la chiesa di Brou a Bourg-En-Bresse e Orsanmichele a Firenze. Questo è testimoniato dalle opere che espone a Brera nel 1837, tra cui Interno della Certosa di Pavia, Interno della Basilica di Sant’Ambrogio, Tronco di strada dello Stelvio e Casolare in Brianza.

Nel 1841 si occupa di un Interno del Duomo di Milano commissionatogli dall’Imperatore, mentre nel 1842 realizza alcune illustrazioni per un’edizione dei Promessi Sposi, di cui si ricordano in particolare gli interni, come Entrata principale del Lazzaretto.

Antico Battistero a Galliano e Fianco del Tabernacolo dell’Orcagna in San Michele a Firenze compaiono all’Esposizione di Torino del 1849, Interno di Santo Stefano a Bologna a quella del 1851. Tra le opere degli anni Cinquanta presentate a Brera si segnalano Duomo dall’angolo e Duomo dalla corsia dei Servi, L’antico Battistero di Gravedona e Coro della Chiesa di Brou presso Bourg-En-Bresse.

Nel 1861, Luigi Bisi partecipa all’Esposizione Nazionale di Firenze con Interno del Duomo di Milano, Interno di San Marco a Venezia e Paesaggio lombardo, mentre nel 1868 a Torino espone Altare della Madonna ed i monumenti di Casa Savoia nella chiesa di Brou a Bourg-en-Bresse, e Battistero di Gravedona sul lago di Como.

Come si può notare dai titoli, i soggetti del vedutista milanese sono ripetuti più volte per evidenziare la diversità delle prospettive, le variazioni di luce, i cambiamenti di punti di vista. Nel 1870, partecipa all’Esposizione Nazionale di Parma con una Veduta interna della Chiesa della Maddalena a Troyes (Sciampagna), mentre nel 1872 presenta alla Mostra di Milano ben sette vedute.

Oltre ai soggetti consueti, espone Coro nella chiesa interna del Monastero Maggiore in Milano e Chiostro attiguo alla cattedrale di Basilea. Tra le ultime rassegne importanti, partecipa alla Mostra Nazionale di Roma del 1883 con un Interno di chiesa.

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