Luigi Mussini

Luigi Mussini. Odalisca, 1862 - Tecnica: Olio su Tela, 112 x 171 cm. Firmato e datato in basso a destra “L. Mussini 1862”. Collocazione: Milano, Accademia di Brera
Odalisca, 1862. Tecnica: Olio su Tela. Firmato e datato in basso a destra “L. Mussini 1862”.

Biografia

Luigi Mussini (Berlino, 1813 – Siena, 1888) nasce da un funzionario della corte prussiana. Sotto la guida del fratello Cesare (1804-1879) comincia a disegnare a soli tredici anni e si iscrive poi, nel 1830, all’Accademia di Belle Arti fiorentina.

Vi segue i corsi di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855) e di Pietro Benvenuti (1769-1844), identificandosi subito nella pittura di stampo Purista. Nel 1840 vince il pensionato triennale a Roma, dove comincia ad ottenere una lunga serie di committenze.

Gli anni Quaranta costituiscono un momento decisamente importante per Luigi Mussini. Conosce lo scultore Giovanni Duprè (1817-1882), di cui realizza un ritratto, e si lega ai frequentatori dell’Archivio Storico Italiano.

La scuola e il viaggio a Parigi

Ormai addentrato nel clima artistico purista, a Firenze dà vita ad una scuola di pittura insieme all’amico Franz Adolf von Stürler (1802-1881). La scuola indirizza gli allievi allo studio dei maestri del Trecento e del Quattrocento, fino al Raffaello della Disputa del Sacramento (1509).

I corsi rimangono attivi fino al 1848 quando Luigi Mussini prende parte alla prima guerra d’indipendenza, insieme a diversi suoi allievi. L’anno successivo è a Parigi. Qui entra in contatto con l’arte di Jean-Auguste-Dominique Ingres e Théodore Chassériau, elemento che contribuisce profondamente all’evoluzione del suo stile.

Gli anni senesi

Tornato in Italia, dopo aver ricevuto diversi incarichi a Parigi, diviene direttore del Regio Istituto Senese di Belle Arti, dal 1851. Affianca l’attività pittorica a quella politica e artistica di Siena: Luigi Mussini segue attentamente la vicenda della sistemazione della Fonte Gaia.

Si occupa inoltre di una serie di restauri di monumenti del Trecento senese e scopre il valore della fotografia in questo contesto. Continua a ricevere una ricca sequela di incarichi soprattutto dal suo mecenate di sempre, il marchese Ala Ponzone. Dipinge con entusiasmo fino agli anni Ottanta, decennio che vede la sua morte nel 1888.

Gli esordi

Nel 1834, studente dell’Accademia, ottiene un premio per un acquarello e l’anno successivo per il bozzetto di Samuele in atto di ungere re Saul. Questo studio è stato poi acquistato dal marchese Ala Ponzone di Milano insieme ad un’opera più tarda, Cristo che scaccia i profanatori dal tempio.

È questo il primo successo pubblico di Luigi Mussini. Viene immediatamente notato, come accennato, dal marchese che diventerà negli anni il suo più grande sostenitore e il suo maggiore committente. Per merito dell’opera La fuga di Enea da Troia vince il soggiorno triennale di studio a Roma.

In questi anni è obbligato a mandare una serie di prove all’Accademia di Firenze, tra cui emerge Musica sacra del 1841. Il dipinto è di chiara ispirazione quattrocentesca, soprattutto per la presenza della finestra che si apre sulle colline toscane, coronando l’equilibrio prospettico della composizione.

Gli altri saggi che presenta come prove di pensionato sono Abelardo ed Eloisa (1842), L’elemosina secondo la carità evangelica e secondo la mondana ostentazione (1844). Il marchese Ala Ponzone nel 1844 gli commissiona alcuni ritratti ed un Trionfo della Verità esposto al Salon parigino del 1849.

Per portare a termine questo dipinto, Luigi Mussini si reca a Napoli grazie proprio ad una sovvenzione del marchese. Alla fine del pensionato romano, ormai non più studente, torna a Firenze.

Il Purismo

Nel 1849 a Parigi, il governo gli commissiona una replica della Musica Sacra e un’altra opera a sua scelta. Realizza Le Natalizie e i Parentali di Platone celebrati nella villa di Careggi dal lorenzo il Magnifico, dipinto dichiaratamente ingresiano.

Tornato a Firenze, Luigi Mussini ottiene dal granduca l’incarico di eseguire Eudoro e Cimodoce, oggi conservato in Palazzo Pitti, esposto al Salon del 1857. Negli anni Sessanta iniziano ad arrivare a Mussini diverse committenze francesi.

Il barone Garriod, ad esempio, gli richiede una tavola con Le sante Isabella ed Edvige per la tomba della figlia in Santa Maria Novella. Il Ministero di Belle Arti francese invece gli commissiona Gli orti medicei, pendant dei Parentali di Paltone.

Le opere senesi

Ormai stabilitosi a Siena, come direttore dell’Istituto di Belle Arti, si occupa di diverse opere di soggetto senese. Allo stesso tempo, si rinnova il rapporto con il marchese Ala Ponzone: per lui dipinge un’Odalisca ed il Ritratto di Maddalena Bichi-Borghesi.

Dal 1863 inizia a lavorare per il conte Scipione Bichi-Borghesi all’opera San Crescenzio che rende la vista ad una cieca mentre è condotto al martirio.

Il quadro, terminato cinque anni dopo ed esposto all’Accademia fiorentina, suscita una valanga di critiche, a cui nel tempo Luigi Mussini diventerà avvezzo. Gli attacchi al Purismo provengono dagli ambienti accademici che ritengono questo movimento schiavo di un passato troppo lontano.

Lo storico Vincenzo Marchese racconta queste vicende in una lettera del 1846, evidenziando come l’Accademia, ancorata al classicismo, si opponga al ritorno purista al Trecento. 
Nonostante questo, Luigi Mussini continuerà a tenere alta in Toscana la bandiera del Purismo, come aveva già fatto anni prima aprendo la Scuola insieme a Stürler.

Risale al 1869 L’educazione spartana, che verrà presentata all’Ecole des Beaux Arts di Parigi e poi acquistata dal governo francese per il Museo del Lussemburgo. Nel 1875 espone a Firenze e l’anno successivo a Roma la Bagnante commissionatagli dal marchese Ala Ponzone.

Quest’ultimo, poco prima della morte dell’artista, acquisterà una Sant’Agnese che appare alla figlia di Costantino, trasferita in una cappella del cimitero di Baden-Baden.

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