Lupo Alessandro

Alessandro Lupo. Aratura, 1910. Tecnica: Olio su Cartone.
Aratura, 1910. Tecnica: Olio su Cartone. Firmato e datato in basso a sinistra “A. Lupo 1910”

Biografia

Alessandro Lupo (Torino, 1876 – 1953) dopo essere stato avviato dalla famiglia agli studi classici, si laurea in giurisprudenza a Torino. Ma la sua passione per la pittura, maturata nel corso degli anni, lo porta a frequentare lo studio del pittore torinese Vittorio Cavalleri (1860-1938).

L’influenza del maestro Cavalleri

Questi lo introduce ad un tipo di pittura tutta incentrata sull’attenzione al dato reale, alle variazioni atmosferiche, alla notazione temporale e luministica. La pennellata corposa e sintetica di Cavalleri viene ben presto accolta da Alessandro Lupo, che la fa sua, adattandola ai suoi specifici bisogni di interpretazione del vero.

Per quanto riguarda il paesaggio, gli accenti idilliaci e lirici presenti nella poetica di Cavalleri ed ereditati dal linguaggio della Scuola di Rivara in Piemonte, entrano a far parte anche della maniera di Alessandro Lupo.

Così, il giovane pittore inaugura la sua carriera all’Esposizione di Torino del 1900, per poi prolungarla con successo fino agli anni Quaranta del Novecento.

Una ricca attività espositiva

Partecipa con regolarità alle Promotrici genovesi e torinesi, ma anche a mostre milanesi e romane. I sui soggetti sono quasi sempre tratti dai paesaggi e dalle scene campestri colte con rapidità e sapienza sulle montagne piemontesi e valdostane.

Nella prima parte di carriera, Alessandro Lupo si occupa di ampie composizioni paesaggistiche o di scene urbane, servendosi spesso dell’ausilio della fotografia. Ma la maggior parte della sua produzione è occupata da rapidissime e sintetiche impressioni della campagna o della montagna a lui cara, caratterizzate da una pennellata piena e costruttiva, quasi materica.

Diversi sono i dipinti che il pittore torinese dedica al mondo animale, soprattutto ai cavalli da lavoro che gli capita di studiare ed osservare durante le sue peregrinazioni artistiche in Piemonte e in Valle d’Aosta.

Viene spontaneo assimilare il suo lavoro appassionato ed ininterrotto a quello dei possenti cavalli da soma, che ritrae con cura e partecipazione emotiva.

Il realismo accompagna Alessandro Lupo nel corso di tutta la sua lunga carriera, anche nelle scene di mercato e nei paesaggi realizzati durante i suoi spostamenti in Liguria o in Campania. Muore a Torino nel 1953, a settantasette anni.

Alessandro Lupo: una rapida e sintetica interpretazione del vero

Come premesso, Lupo può essere considerato l’erede del linguaggio sintetico di Vittorio Cavalleri. La fedeltà al dato reale caratterizza tutta l’intuizione artistica del pittore, dagli esordi fino alle rapide impressioni su tavoletta della maturità.

Cogliere le minime variazioni atmosferiche con grande sensibilità e soprattutto svelare ogni effetto luministico che la natura suggerisce è la grande dote di Alessandro Lupo. Dopo aver esordito nel 1900 a Torino, partecipa alla Promotrice genovese del 1904 con Marzo precoce e a quella del 1905 con Il monte dei Cappuccini, Tramonto d’ottobre e Tra le foglie.

Impossibile non notare in queste prime prove una sensibilità naturalistica che ricorda le delicate modulazioni di Antonio Fontanesi (1818-1882), anche se la pennellata risulta sicuramente più moderna, immediata, vibrante, in una parola, sintetica.

Al 1907 risalgono Pesco fiorito e Mattino nebbioso, mentre al 1910 Rifugio di Piantonetto e al 1912, Primavera, Aprile e due Impressioni. Durante la prima guerra mondiale interrompe la sua attività espositiva per riprenderla nel 1917, quando espone a Genova Note gaie.

Partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1924, dove espone Sempre de nove, mentre nel 1926 invia Al sole. I movimentati dipinti in cui Alessandro Lupo descrive con approccio cangiante e vibrante scene cittadine di mercato, vengono affiancati da dipinti di paesaggio più solenni e lirici, come Primavera melanconica o Pastorella di Gressoney comparsi alla Sindacale fascista di Torino del 1929.

Alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma del 1930 invia I lattanti, Pagine serene e Mezzogiorno. Tra gli anni Trenta e Quaranta continua ad esporre alle Sindacali torinesi dipinti come Nebbie basse a Cogne, Natura viva, Mattino radioso sul Monte Rosa, Neve fresca al Cervino, ma anche vibranti nature morte e dipinti animalier.

Ne sono esempio quelli dedicati ai cavalli, trattati con rapidità e con una capacità di sintesi che comunque rende sempre giustizia al dato reale, al chiaroscuro e alle notazioni atmosferiche, come ben si nota dal dipinto Carro e cavalli sulla neve, in collezione privata. Negli ultimi anni compaiono anche tavolette dedicate ai paesaggi di Capri, come Grande marina di Capri, del 1940.

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