Luppi Ermenegildo

Ermenegildo Luppi. Pietà - Tecnica: Bronzo
Pietà. Tecnica: Bronzo

Biografia

Ermenegildo Luppi (Modena, 1877 – Roma, 1937) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Modena sotto la guida dello scultore Giuseppe Gibellini (1848-1926). Vinto il pensionato artistico nel 1900, riesce a trasferirsi a Roma per completare la sua formazione.

Frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove segue il corso di modellato di Ettore Ferrari (1845-1929). Esegue i primi saggi di pensionato già delineando il suo indirizzo fortemente verista, non solo per la scelta dei soggetti, ma anche per la resa attentissima della realtà.

Per tutto il primo Novecento Ermenegildo Luppi continua su questa linea. Quando, tra il 1906 e il 1907, compie l’importante soggiorno di studio a Firenze, studia la scultura del Quattrocento e in particolare si interessa a Donatello.

Rientrato a Roma, alterna la produzione strettamente verista a opere monumentali di committenza pubblica. In questo modo, dimostra di essere in grado di passare da un registro all’altro, senza troppe difficoltà.

Con il tempo, però, si concentra sempre di più su un verismo quasi drammatico, attento al sociale e alla sofferenza umana. I tratti sintetici ed essenziali richiamano potentemente la linea donatelliana e più in generale l’equilibrio quattrocentesco.

Tra opere monumentali e piccoli gruppi ricchi di pathos

Nel frattempo, per un più sicuro riscontro economico, Ermenegildo Luppi si dedica anche a sculture dal tono bozzettistico e dal gusto mondano, come gruppi di animali o scene di genere. Partecipa alle mostre della Secessione romana, a diverse Biennali veneziane e alla Quadriennale di Roma del 1935.

Un forte impatto spirituale e introspettivo producono alcune opere degli anni Venti, in gesso, bronzo o cera, che richiamano l’intensità luministica di Medardo Rosso (1858-1928). Dramma e pathos compaiono in alcune sculture funerarie, vicine alla grandezza espressiva di Leonardo Bistolfi (1859-1933) e di Adolfo Wildt (1868-1931).

La fortunata carriera di Ermenegildo Luppi continua tra opere pubbliche, funerarie e piccoli gruppi presentati alle esposizioni. Il successo è costante e nel 1924 ottiene la nomina di Accademico di Merito all’Accademia di San Luca.

Contemporaneamente insegna plastica al Liceo artistico industriale e riceve numerose committenze pubbliche a Roma, dove si trasferisce definitivamente con la famiglia. Realizza diverse statue e rilievi dedicati alla retorica della vittoria e di Mussolini. Nel 1937, anno della sua morte, viene nominato Commendatore del Regno d’Italia per meriti artistici.

Ermenegildo Luppi: la corrente classicista

Seppur con accenti profondamente drammatici e a tratti simbolici, la scultura di Ermenegildo Luppi può considerarsi di ascendenza classica. Naturalismo e classicismo vanno a nutrire un linguaggio strettamente personale che vede l’artista farsi interprete di una scultura forte e comunicativa.

Dai temi del lavoro, a quelli religiosi a quelli di genere, la sua linea è netta e austera. Tanto espressiva nei gruppi dedicati alla figura di Gesù quanto ordinata nelle sculture ufficiali. Inevitabilmente, entrerà nelle fila della scultura di regime, mantenendo sempre quel senso di forza primigenia e naturale.

Tra i saggi di pensionato a Roma, compaiono sculture quali Gesù alla festa del Purim oppure la realistica opera Gli sterratori. Il vero esordio si colloca nel 1909 all’Esposizione di Belle Arti di Rimini, in cui presenta Una vittima, scultura in gesso che lo fa notare alla critica.

Un intenso verismo drammatico pervade Visioni dal passato e Amici, opere presentate alla mostra della Secessione romana del 1913. Così, anche Bimba malata, inviato Genova nello stesso anno, esibisce uno spiccato realismo.

Alla seconda Mostra della Secessione romana Ermenegildo Luppi espone due leggere sculture, Cucciotti e Capra, insieme a Senza Sole, una statua femminile di intenso valore introspettivo.

Ancora alle Secessioni del 1915 e del 1916 presenta Autoritratto, Tramonto e Pugilatore. Sono gli anni in cui comincia ad avere un grande successo di critica e di pubblico: abbandona dunque i temi di genere per sperimentare il suo personale indirizzo verista e classicista.

Tra drammatico naturalismo e sculture di regime

Alla Biennale veneziana del 1920 compaiono le acute sculture Testa di cristo e Anime sole. La prima, in cera, trasmette dalla bocca socchiusa, tutto l’afflato di sofferenza di un Cristo emaciato e dolente. La seconda, con estremo rigore disegnativo quattrocentesco esprime l’ansia e la preoccupazione di una mamma e di una figlia povere e sole.

Sono gli anni del forte pathos concentrato nei due gruppi della Pietà, uno realizzato per il cimitero di Francavilla al Mare, l’altro conservato nella Galleria Nazionale di Roma.

La stessa tensione tragica si trova in Angoscia, gruppo scultoreo presentato alla Biennale del 1921. Il simbolismo di quest’opera richiama quello delle opere religiose.

Corpi emaciati e rigidi nella loro sofferenza si uniscono in un triste abbraccio. L’intensità ricorda quella del San Giovanni, dai richiami donatelliani, esposto alla Quadriennale di Roma del 1935, insieme al Cristo di bronzo.

Di carattere decisamente celebrativo sono invece i monumenti pubblici degli anni Venti e Trenta. A partire dalla Vittoria per Modena, inizia un percorso che lo porta a farsi interprete di un linguaggio ordinato e vigoroso, tipico dell’arte ufficiale.

Realizza le statue per la fontana di Piazza Mazzini a Roma, il frontone del Ministero dei Trasporti a Porta Pia e alcuni busti destinati al Pincio. A Foggia poi, Ermenegildo Luppi esegue due bassorilievi dedicati a Mussolini per le mura esterne del Municipio.

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