Maccari Cesare

Cesare Maccari. Bozzetto per una Parete della Sala Maccari a Palazzo Madama (dettaglio).
Bozzetto per una Parete della Sala Maccari a Palazzo Madama (dettaglio). Tecnica: Acquarello su carta , 30 x 67 cm

Biografia

Cesare Maccari (Siena, 1840 – Roma, 1919) molto giovane, inizia a frequentare l’Istituto di Belle Arti di Siena, seguendo i corsi di scultura. Nel 1856 entra come apprendista nello studio di Tito Sarocchi (1824-1900), che lo introduce alla scultura monumentale di stampo accademico.

Luigi Mussini (1813-1888), di passaggio nello studio di Sarocchi, nota le capacità disegnative di Casare Maccari e gli consiglia di intraprendere la strada della pittura.

Dalla scultura alla pittura

Come non ascoltare un così prestigioso consiglio? Il pittore inizia dunque a dedicarsi alla pittura da cavalletto e all’affresco, ottenendo subito un successo strepitoso. Inizialmente, Cesare Maccari frequenta lo studio di Mussini: la sua pittura non può far altro che ispirarsi alle istanze puriste. Per cui si inoltra in rappresentazioni storiche, allegoriche e sacre che stabiliscono un costante riferimento con il Quattrocento italiano.

Il pensionato

Nel 1866, Cesare Maccari ottiene il Pensionato Biringucci, grazie al quale si reca prima a Perugia e poi a Roma. In seguito, i suoi viaggi di studio continuano prima a Firenze, poi a Venezia.
In questi anni di peregrinazioni, il giovane Maccari studia i maestri antichi e subisce soprattutto il fascino del tonalismo veneto di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Veronese.

Ma l’autore che più lo colpisce per l’ariosità delle composizioni e per l’uso del colore nelle decorazioni monumentali è Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770). Intanto, il pittore continua ad inviare saggi di studio in Accademia, di volta in volta mostrando una maturazione sempre maggiore, adeguata agli artisti che incontra nel suo percorso.

Il successo a Roma

Il cromatismo di Tiepolo si ritrova in diverse opere della fine degli anni Sessanta, anche nelle decorazioni realizzate in diverse chiese romane, quando decide di stabilirsi nella Capitale. Negli anni Settanta, terminato il pensionato e sentendo il bisogno di un’entrata economica, inizia ad affiancare all’affresco la pittura da cavalletto.

Si rivolge al genere aneddotico, che subito viene riconosciuto e apprezzato dalla Maison Goupil, per cui Cesare Maccari lavorerà per diversi anni.
La sua pittura di genere è caratterizzata da quei vibranti tocchi in punta di pennello e da una variegata e luminosa tavolozza che da una parte si ispira ai modi di Mariano Fortuny (1838-1787) e dall’altra all’erudizione verista di Domenico Morelli (1823-1901).

Affronta soprattutto soggetti esotici e pompeiani, con lo stesso ardore cromatico e formali di Morelli, ma d’altra parte, questa pittura charmant e raffinata si ispira anche al modello tematico di Lawrence Alma Tadema (1836-1912), con il suo colorismo delicato e le suggestioni simboliste.

Negli anni Ottanta, Cesare Maccari raggiunge il massimo del successo, con un’opera presentata all’Esposizione di Torino del 1880, che gli procurerà l’incarico della decorazione della Sala del Senato a Roma.

Nel corso di tutti gli anni Ottanta e Novanta si dedica a diverse imprese decorative, comprese quella della Sala del Risorgimento nel Palazzo Pubblico di Siena e quella della Cupola della Basilica di Loreto, suo più grande impegno degli anni Novanta, protrattosi fino al 1907.

Purtroppo, due anni dopo, Cesare Maccari viene colpito da una grave paralisi che lo costringe ad abbandonare le attività pittoriche, lasciando a metà la decorazione dell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia a Roma. Muore poi nel 1919, a settantanove anni.

Cesare Maccari: gli esordi puristi e le prime decorazioni a fresco

La prima opera pittorica di una certa importanza di Cesare Maccari risale al 1863. Si tratta del dipinto di storia Leonardo Da Vinci che ritrae la Gioconda e gli garantisce il premio Triennale dell’Accademia e soprattutto le prime lodi.

Attrae subito le brame di alcuni committenti senesi, come Ferdinando Pieri Nerli che gli fa eseguire, nell’omonima cappella, l’affresco con i Quattro Evangelisti a Monteroni d’Arbia, vicino Siena. Si tratta di una decorazione strettamente purista, che richiama gli stilemi di Beato Angelico.

Al 1865 risale il cartone con Battista in carcere sempre acquistato da Pieri Nerli e poi tradotto in affresco da Cesare Maccari stesso nel Duomo di Siena, cappella di San Giovanni.

 Il pensionato dell’anno successivo viene vinto dal pittore grazie alla famosa tela Gli ultimi momenti di Lorenzo il Magnifico, giudicata positivamente dalla giuria composta, tra gli altri, da Antonio Ciseri (1821-1891) e da Enrico Pollastrini (1817-1876).

Come primo saggio di pensionato, il pittore senese invia da Firenze Vittoria Colonna meditante un madrigale direttole da Michelangelo. Poi si sposta a Roma e a Venezia, dove acquisirà quella modalità coloristica che lo contraddistinguerà in tutta la sua produzione.

Le decorazioni nel segno del colorismo veneto e la pittura di genere per la Maison Goupil

Dopo aver appreso il cromatismo veneto e ispirato soprattutto dalla velocità esecutiva e dalla leggiadria tiepolesca, Cesare Maccari raggiunge la sua cifra caratteristica. È sempre ben presente l’influenza purista, soprattutto nella scelta dei temi, ma il suo pennello è veloce e sicuro, e la tavolozza ben luminosa.

Il primo dipinto che segue questo nuovo corso è Episodio della vita di Fabiola seguito dall’affresco del David e Mosè nell’abside di Santa Francesca Romana a Roma. È proprio a Roma che si stabilisce negli anni Settanta, periodo in cui inizia a comporre quei dipinti di genere graditissimi al mercato alla moda, come Un palpito del passato, Arabo che fuma la pipa, Battesimo all’improvviso, presentato alla Nazionale di Napoli del 1877.

E poi ancora diversi episodi di vita pompeiana nello stile di Alma Tadema e dal cromatismo luminoso e accattivante. Ma il dipinto che consacra definitivamente Cesare Maccari è La deposizione di Papa Silverio, presentata a Torino nel 1880.
Le espressioni, la composizione, l’equilibrio gli procurano la vittoria del primo premio e soprattutto la committenza per la decorazione del Senato a Roma.

Lavora a Palazzo Madama dal 1882 al 1888 realizzando le imponenti ed armoniose allegorie di stampo accademico. Di grande rilievo sono le scene di storia romana Appio Claudio cieco condotto in Senato, La partenza di Attilio Regolo da Roma, Cicerone inveisce contro Catilina, Incorruttibilità di Curio Dentato e L’atto temerario del gallo.

Nel Palazzo Pubblico di Siena, realizza nel 1887, il Plebiscito di Roma e Il trasporto della Salma di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Dopodiché si dedica alla sua più grande impresa decorativa, quella della cupola e del tamburo della Basilica di Loreto, con la Glorificazione della Vergine e con Il dogma dell’Immacolata nella storia del culto di Maria.

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