Mafai Mario

Mario Mafai. Al Mercato. Tecnica: Olio su tela
Al Mercato. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Mario Mafai (Roma, 1902 – 1965) proveniente da un’agiata famiglia della borghesia romana, viene avviato subito agli studi scientifici. Ma sin dai primi anni di formazione, Mario Mafai dimostra una spiccata propensione verso l’arte.
Per questo, decide di seguire i corsi d’arte presso la scuola serale, dove ha come insegnante il pittore e decoratore Antonio Calcagnadoro (1876-1935).

Nel 1922 comincia a frequentare la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1924 entra in contatto con Scipione (1904-1933) e soprattutto conosce Antonietta Raphaël (1895-1975) che sposerà di lì a poco.

Il 1925 lo vede lasciare l’Accademia e iniziare un periodo di intenso studio presso la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte. Si lega sempre di più a Scipione e stringe anche amicizia con Marino Mazzacurati (1907-1969).

1927, anno della svolta

Roma, 1927. Sono questi il luogo e il tempo cruciali per la poetica di Mario Mafai e dei suoi amici. Nel maggio visitano presso la pensione Dinesen una mostra di Giuseppe Capogrossi (1900-1972), di Emanuele Cavalli (1904- 1981) e di Francesco Di Cocco (1900-1989). Mario Mafai rimane estremamente colpito da quella pittura così espressiva e diversa dal linguaggio dominante del ritorno all’ordine.

La pennellata nervosa, i volti e i corpi allucinati e deformi attraggono il giovane Mario Mafai, già avviato verso una pittura fuori dai canoni da Raphaël durante gli anni della Scuola Libera del Nudo.

Gli antichi che ispirano questi artisti non sono i canonici maestri italiani, ma i tormentati El Greco e Goya, i manieristi toscani, simili a loro per temperamento e follia. Sempre nel 1927, Mario Mafai inizia a lavorare nel suo studio di via Cavour, che poi darà il nome alla scuola e al sodalizio tra questi tre artisti visionari.

Espressionismo tutto italiano

Nel 1928 Mario Mafai espone per la prima volta alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti. I volti sofferenti e i paesaggi visionari del pittore vengono recensiti insieme a quelli di Raphaël e Scipione da Roberto Longhi.

L’occasione è la mostra del Sindacato laziale, da cui nasce per la prima volta la denominazione di “Scuola di via Cavour”. Ci troviamo per la prima volta in un espressionismo tutto italiano, che parte senza dubbio dalle esperienze francesi.

Il viaggio a Parigi e il trasferimento a Genova

Proprio a Parigi Mario Mafai e Antonietta Raphaël si recano nel 1930. Qui il pittore trova nuovi stimoli e si lega alla poetica di Raoul Dufy (1877-1953). Mentre Scipione approda ad una pittura sempre più allucinata e onirica, Mario Mafai rimane comunque legato alla realtà.
Toni delicati e quasi impressionisti vengono acquisiti da lui a Parigi, portando la sua pittura ad un livello lirico altissimo.

Tornato in Italia partecipa alle Quadriennali di Roma, alle Biennali di Venezia a mostre americane ed europee. Vedute di Roma, nature morte e figure compaiono per tutti gli anni Trenta, fino al grande successo con la sua personale presso la Galleria La Cometa del 1937.

Nel 1938, per evitare che le leggi razziali colpiscano Antonietta Raphaël, ebrea, si sposta a Genova con lei. Qui lo appoggiano diversi collezionisti che lo portano ad un successo ancora più grande, soprattutto a New York, dove espone nel 1940.

Dopo la guerra rientra a Roma e la sua attività espositiva è intensissima, fino a tutti gli anni Cinquanta. Sperimentato negli ultimi anni anche l’astrattismo, muore a Roma, nel pieno del successo, nel 1965.

La Scuola di via Cavour

Tramonto e Tramonto sul Lungotevere sono i due paesaggi che Mario Mafai presenta alla Mostra del Sindacato Fascista laziale del 1929. È proprio in questa occasione che Longhi racchiude all’interno del nome Scuola di via Cavour le esperienze pittoriche di Mafai, Scipione e Raphaël.
Il critico parla di «allucinazione espressionista» proprio per indicare una pittura tormentata e visionaria, dai toni forti, surreali, incendiari.

Nel 1930, anno in cui Mario Mafai parte per Parigi, espone sempre a Roma Paese, Autoritratto e Ragazza che legge. Nel soggiorno francese si distacca sempre di più dalle visioni allucinate e sanguinose di Scipione, per approdare da un espressionismo più delicato, tonale, poetico e intensamente psicologico.

Pittura lirica e tonale

Questo schiarimento della tavolozza già si verifica alla Quadriennale del 1931, dove Mario Mafai espone Ritratto di famiglia italiana, Composizione e Le case del Foro di Traiano. La luce diviene importantissima, insieme alla modulazione tonale.

Una pittura intima e lirica, riflessiva e profonda compare sempre di più alle mostre. Con le Demolizioni della metà degli anni Trenta ragiona sullo sventramento dei quartieri ad opera di Mussolini. Ma espone anche Mattino d’inverno, Luce d’autunno, Fiori al sole, Baracconi abbandonati.

Alla Biennale del 1932 espone Natura morta, mentre alla Quadriennale di Roma del 1935 è protagonista di una bellissima personale. Vi compaiono opere come La lezione di piano, Ragazzo al tramonto, Donne che si spogliano, Testa di balilla, Nudo in riposo, Pantheon, Tre bambine e Dal Gianicolo d’estate.

Il dopoguerra

Trasferitosi a Genova con la moglie durante la guerra, Mario Mafai negli anni Quaranta approda ad un registro diverso. Il suo espressionismo diventa più forte e violento. Rientrato a Roma nel 1944 partecipa alla mostra “Arte contro la barbarie”.

Espone moltissimo in Italia e all’estero e presso la Biennale del 1948 viene organizzata una sua antologica che racchiude circa dieci anni di attività.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta si interessa al realismo, verso cui vira la sua poetica sempre basata su un delicato e sapiente tonalismo. Solo verso la fine degli anni Cinquanta esplora l’astrattismo, in relazione alle nascenti esperienze dell’Informale italiano.

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