Adeodato Malatesta

Adeodato Malatesta. Ritratto del Padre (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Ritratto del Padre (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Adeodato Malatesta (Modena, 1806 – 1891) viene avviato prima al sacerdozio, ma dimostrate buone doti artistiche, inizia a frequentare l’Accademia Atesina di Modena. In quel momento, la scena pittorica modenese era rappresentata principalmente dal classicismo di Geminiano Vincenzi (1770-1831).

Adeodato Malatesta inizia quindi il suo percorso proprio in seno al neoclassicismo, poi piano piano arricchito di molteplici suggestioni, a partire dallo studio dei dipinti conservati nelle Gallerie Estensi di Modena.

I viaggi di studio tra Firenze, Roma e Venezia

Vinto il pensionato, Malatesta giunge a Firenze nel 1826 e vi rimane per un biennio. Nella città toscana, il pittore si affianca al romanticismo di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855), ma soprattutto studia il Quattrocento e il Cinquecento dei grandi maestri. Subisce poi il fascino del purismo di Jean-Auguste Dominique Ingres (1780-1867), da poco passato a Firenze.

A Roma, all’inizio degli anni Trenta, Adeodato Malatesta non può far altro che condividere il messaggio dei puristi e dei nazareni, studiando e rielaborando il linguaggio di Friedrich Overbeck (1789-1869). In Vaticano ammira Michelangelo e Raffaello e nelle gallerie romane si avvicina per la prima volta ai manieristi come Giulio Romano.

Infine, l’artista modenese soggiorna a Venezia, dove oltre a raccogliere la lezione cromatica dei maestri del Cinquecento, si avvicina a Ludovico Lipparini (1802-1856) e a Michelangelo Grigoletti (1801-1870). Queste molteplici influenze, che si uniscono poi alla moda biedermeier rendono Malatesta un pittore eclettico e colto, che esplora tanto la pittura storica e sacra, quanto il ritratto e la decorazione.

Il successo

Adeodato Malatesta raggiunge il massimo del successo tra gli anni Trenta e Quaranta. Dopo essere rientrato brevemente a Modena, riparte nel 1830 per Roma, dove si unisce ancor di più ai nazareni. Accusato di essere vicino ai movimenti liberali di Menotti, rientra a Modena, dove inizia a lavorare per la borghesia e l’aristocrazia locali.

I suoi ritratti fantasiosi e sciolti, che uniscono purismo a osservazione del vero, biedermeier a cultura alta, piacciono moltissimo ai committenti. Anche come pittore di storia e di dipinti sacri è apprezzatissimo, tanto che riceve molti incarichi per pale e tele di chiese modenesi e bolognesi.

Rientra a Roma nel 1837, prendendo uno studio in Palazzo Altemps, sempre pieno di visite e di committenti. Nel 1839 rientra a Modena dove diviene direttore dell’Accademia Atesina, mentre nel 1860 prenderà la direzione delle Gallerie Estensi.
Proprio dall’Unità di Italia partecipa alle più importanti mostre italiane, continuando a seguire gli incarichi privati e pubblici, per chiese e teatri.

Nelle ultime pere storico religiose si avverte sicuramente l’influenza del verismo, che Adeodato Malatesta ha saputo cogliere alla perfezione, come tutte le altre suggestioni raccolte nel corso degli anni. No è una sorpresa, infatti, l’utilizzo del mezzo fotografico, a partire dagli anni Sessanta in poi, per la realizzazione di ritratti.

Fino alla fine degli anni Settanta lavora con intensità, per poi abbandonare piano piano la pittura a causa dell’età avanzata. Muore a Modena nel 1891, a ottantacinque anni.

Adeodato Malatesta: tra classicismo alla Ingres, romanticismo e maestri antichi

Fondamentale, nella costruzione della poetica di Adeodato Malatesta, è stato lo studio dei maestri antichi a Modena, Roma, Firenze e Venezia. L’influenza del purismo ha portato il pittore a rileggere i capolavori del Quattrocento e del Cinquecento in chiave moderna, unendoli al cromatismo libero e sciolto appreso in Veneto.

Il tutto, unito allo studio del vero, innovazione spontanea di un pittore modenese alla continua ricerca di una pittura fresca e nuova. Filottete nell’isola di Lemno è il saggio di pensionato che nel 1827 Adeodato Malatesta invia a Modena da Firenze. Vi è all’interno tanto il Romanticismo di Bezzuoli quanto il classicismo.

Di poco dopo è la Famiglia Malatesta che invece unisce purismo a cromatismo veneto, in questa composizione affollata di volti e ravvicinata, sicuramente biedermeier. Degli anni Trenta e Quaranta, invece, sono le prime committenze sacre.

La pittura di storia e il ritratto

Al 1834 risale San Mauro che ridona la vista a un cieco, al 1835 la Santa Filomena per la chiesa del Voto di Modena, al 1841 la Madonna col Bambino e Santi per l’Oratorio delle Domenicane di Modena, al 1844 lo Sposalizio della Vergine per San Giuseppe dei Cappuccini a Bologna.

All’inizio degli anni Quaranta Adeodato Malatesta si occupa anche del sipario del Teatro Comunale di Modena, con Ercole I d’Este che visita il Teatro eretto a Ferrara nel 1480. Enrico IV al Castello di Canossa è invece del 1848.

Negli anni Sessanta, il linguaggio di Adeodato Malatesta sembra in parte adeguarsi alle tendenze veriste in voga nel periodo. Partecipa all’Esposizione di Torino del 1860 con una serie di ritratti e opere storiche che uniscono romanticismo a purismo a osservazione del dato reale, come avviene nella Vecchia fruttaiola e nella Disfatta di Ezzelino da Romano al Ponte di Cassano sull’Adda il 16 settembre 1259.

Partecipa poi alla Promotrice di Firenze del 1861 con Un ragazzetto pifferaio dormente, Galileo Galilei, La vecchia indovina con carte in mano e con altri ritratti di grande sensibilità verista. Questo si riscontra anche nell’Autoritratto del 1860 e soprattutto nella Famiglia Guastalla, realizzato con l’ausilio della macchina fotografica.

A Parma, nel 1870 presenta Ritratto del dott. Carlo Cesari da Modena, Lot e le sue figlie e Dott. Ercole Malatesta. Con Agar, invece, partecipa all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli.

L’ultima opera certa, realizzata in vecchiaia, è il Ritratto di Marta Malatesta Borsari, dipinto ulteriormente aggiornato e testimonianza dell’intenso studio, fino alla fine, di Adeodato Malatesta.

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