Mannucci Giannetto

Giannetto Mannucci. Ritratto. Scultura in terracotta
Ritratto. Scultura in terracotta

Biografia

Giannetto Mannucci (Firenze, 1911 – 1980), diplomatosi all’Istituto d’arte di Porta Romana di Firenze, inizia ad insegnare plastica all’Istituto d’avviamento professionale. Frequenta Felice Carena (1879-1966) quando si trasferisce a Firenze dal 1924 per insegnare dall’Accademia di Belle Arti.

Ma fondamentale per Giannetto Mannucci è anche la figura dello scultore Libero Andreotti (1875-1933), suo principale punto di riferimento negli anni della formazione, soprattutto per quanto riguarda la rielaborazione della scultura fiorentina del Quattrocento.

Nel 1930, con un linguaggio permeato dagli stilemi di Novecento, esordisce alla IV Mostra d’Arte Regionale toscana con un ritratto, per ritornarvi poi regolarmente nel corso degli anni Trenta.

Presente anche alle Mostre del Sindacato e alle Quadriennali romane e alla Biennale di Venezia, Giannetto Mannucci viene subito apprezzato da Ugo Ojetti per il suo formalismo equilibrato e per la scelta di linguaggio naturalistico e ricco di riferimenti introspettivi allo stesso tempo.

Sculture, medaglie ed apparati effimeri

Legato non solo alla riscoperta di Donatello e Jacopo della Quercia, lo scultore fiorentino sembra rielaborare anche la ritrattistica antica, come si nota dalla schiettezza della lavorazione delle superfici e dalla naturalezza nella riproduzione del vero.

Contemporaneamente all’attività di scultore, a partire dalla metà degli anni Trenta, Giannetto Mannucci svolge l’attività di medaglista, ma anche di progettista ed esecutore di alcune scenografie ed apparati effimeri per diverse manifestazioni pubbliche promosse dal regime, come i Littoriali della Cultura e il Maggio Musicale Fiorentino.

Inoltre, nel 1936, si occupa della decorazione del fregio della Palazzina Reale nella nuova Stazione di Firenze, insieme a Italo Griselli (1880-1958) e a Mario Moschi (1896-1971). L’anno successivo, raggiunge il successo internazionale partecipando all’Esposizione Internazionale di Parigi, dove ottiene la medaglia d’oro, che gli viene consegnata anche alla Triennale di Milano del 1940.

Nel dopoguerra, l’attività scultorea ed espositiva di Giannino Mannucci continua, seppur con un ritmo più lento. Si occupa anche della restaurazione dei fregi di Santa Trinità. Contemporaneamente, insegna al Liceo Artistico di Firenze e alla Scuola Libera del Nudo.

Negli ultimi anni, gli vengono commissionate diverse opere pubbliche, come la campana per il Campanile di Giotto. Muore a Firenze nel 1980, a sessantanove anni.

Giannetto Mannucci: una scultura dal formalismo equilibrato e dall’afflato spirituale

Come accennato, Giannetto Mannucci esordisce alla mostra d’Arte Regionale Toscana del 1930 con Il ritratto della nonna. Vi ritorna l’anno successivo con due Ritratti e con il gruppo San Francesco ed il lupo e nel 1932 con Ritratto di ragazza e Testa di ragazzo.

Alla mostra Sindacale del 1933, Il ritratto di mia sorella in terracotta viene notato e lodato da Ugo Ojetti, che nota immediatamente le qualità compositive del giovane scultore, legato ad una lavorazione austera e allo stesso tempo espressiva della materia.

Gli stilemi di Novecento si uniscono ad una elaborazione personalissima, in cui le figure appaiono permeate da una spiritualità profonda che contiene elementi arcaizzanti, come si nota in particolare dai ritratti in terracotta, contraddistinti da un tocco vibrante e scabroso, ma anche da un’intensa qualità introspettiva.

Sempre a Firenze, alla Mostra d’Arte Regionale del 1934, presenta Giannina, dal plasticismo presente e allo stesso tempo dalla sottile figura di giovane, mentre nello stesso anno, partecipa anche alla Biennale di Venezia con il Ritratto dell’avvocato Ginnasi.

Risale al 1935 l’austero e veristico Ritratto del Commendator Vallecchi e al 1936 Ritratto della signora Fantechi e Bambina. Sempre nello stesso anno, Giannino Mannucci espone di nuovo alla Biennale veneziana Ninetta e l’anno successivo vi presenta la bella scultura in pietra Ragazza di Maremma.

Giovane donna in terracotta, compare alla Sindacale toscana del 1938, insieme alla splendida Adolescente. Nel 1939, l’autore partecipa alla Quadriennale di Roma con Risveglio in bronzo. Figure di donne, di fanciulle, teste di ragazzi, ma anche soggetti tratti dalla quotidianità toscana caratterizzano tutto il periodo che precede la guerra.

Negli anni Cinquanta, invece, si dedica anche ad alcuni soggetti sacri, come mostra il bozzetto del San Giorgio esposto alla Quadriennale del 1955, il cui monumento è stato destinato alla Direzione dell’Autostrada del Sole. Particolarmente importante è l’attività grafica, come dimostrano i raffinati disegni Nudo di Anna e Ragazzo sulla spiaggia.

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