Giacomo Manzù

Giacomo Manzù. Dormiente,1933 . Scultura in marmo
Dormiente,1933 . Scultura in marmo

Biografia

Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 – Roma, 1991), nato con il cognome Manzoni, proviene da un’umile famiglia di Bergamo. Ha molti fratelli, quindi è costretto ad abbandonare gli studi molto presto per provvedere all’economia familiare: ad undici anni entra nella bottega di un intagliatore e decoratore di legno.

Ben presto, sviluppa un talento molto precoce nell’intaglio, ma anche nel disegno e nel modellato, per cui viene incoraggiato ad iscriversi alla Scuola Andrea Fantoni di Bergamo, dove segue i corsi serali di arte plastica a partire dal 1921.

Veloce è l’inserimento di Giacomo Manzù all’interno della compagine artistica bergamasca. Ma il rapporto con la sua città si interrompe momentaneamente nel 1927, quando si trasferisce a Verona per prestare servizio militare.

Qui, inizia a frequentare, anche se con poca regolarità, alcuni corsi dell’Accademia Cignaroli. Nel 1929, spinto dalla volontà di ampliare la sua formazione, compie un viaggio a Parigi, ma con pochissimi mezzi, tanto che si ritrova costretto a ritornare in Italia quasi immediatamente.

Il trasferimento a Milano e i primi successi

Dopo il breve soggiorno parigino, Giacomo Manzù decide di stabilirsi a Milano, dove comincia a mettere a frutto i suoi studi lavorando ad una primissima, ma importante commissione: la decorazione della Cappella del Sacro Cuore dell’Università Cattolica, eseguita tra il 1931 e il 1932.

Questa esperienza, in cui mostra il suo linguaggio arcaizzante e ruvido, lo rende noto agli occhi della critica e soprattutto lo rende protagonista della prima monografia a lui dedicata da Giovanni Scheiwiller.

All’anno successivo risale la partecipazione alla sua prima collettiva presso la Galleria del Milione, su invito del suo fondatore Edoardo Persico. A questo punto, l’artista è già perfettamente inserito nell’ambiente artistico milanese, in particolare quello che gravita attorno all’Espressionismo del gruppo Corrente.

In effetti, le prime azioni espositive di Giacomo Manzù si svolgono accanto ad Aligi Sassu (1912-2000) e a Renato Birolli (1905-1959). La sua scultura in questo momento si rivela ruvida e scarna, e caratterizzata da un primitivismo che afferisce al linguaggio di Arturo Martini (1889-1947), ma che allo stesso tempo si carica di un lirismo decisamente antimonumentale ed, al contrario, molto intimo.

Gli anni Trenta e Quaranta

Nel corso degli anni Trenta, l’artista inizia a collaborare con alcuni architetti, come Giovanni Muzio e Pino Pizzigoni. Le sue decorazioni lo rendono uno degli artisti più apprezzati dalla critica: al 1933 risale la sua prima personale a Selvino, con i testi introduttivi di diversi critici ed artisti, tra cui Luciano Anceschi (1911-1995) e Carlo Carrà (1881-1966).

Quest’ultimo lo presenta nella personale presso la Galleria La Cometa di Roma nel 1937, quando si trova già nell’olimpo dei più apprezzati scultori contemporanei. In effetti, la fama di Giacomo Manzù, tra gli anni Trenta e Quaranta, giunge al suo culmine anche per la declinazione “sacra” dei suoi lavori.

Verso la fine degli anni Trenta, inoltre, si riscontra nell’artista un ritorno alla tradizione scultorea del naturalismo ottocentesco, soprattutto attraverso l’impiego del bronzo, che diventa il suo medium prediletto.

Il successo internazionale

Nel decennio successivo si susseguono mostre personali e collettive a livello nazionale ed internazionale. Ottiene un enorme successo alla Quadriennale romana del 1939 in cui presenta per la prima volta una scultura di Cardinale, tema che sarà centrale negli anni a venire, insieme ai bassorilievi stiacciati di soggetto biblico e cristologico.

Giacomo Manzù insegna scultura all’Accademia di Brera dal 1940 al 1954, anche se con qualche interruzione, per poi proseguire alla Sommerakademie di Salisburgo fino agli anni Sessanta. Intense sono le collaborazioni con il Vaticano, a partire da quella del 1947, quando viene incaricato di lavorare alla Porta della Morte per la Basilica di San Pietro che termina nel 1964.

Nello stesso anno, si trasferisce vicino Ardea, dove poi verrà realizzato il Museo Amici di Manzù nel 1969. Ormai riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi scultori del Novecento, lavora in tutto il mondo, realizzando la sua ultima opera nel 1989, per la piazza antistante alla sede dell’ONU a New York. Muore a Roma nel 1991, ad ottantatré anni.

Giacomo Manzù: gli esordi e la scultura primitivista

Come accennato, Giacomo Manzù esordisce nel clima espressionista milanese post novecentista. La sua è sin da subito una scultura scabra e arcaizzante ma allo stesso tempo profondamente lirica. I suoi bassorilievi rispettano lo stiacciato donatelliano, come si nota da quelli realizzati nella Cappella dell’Università Cattolica.

Nel 1933 partecipa alla Triennale Internazionale di Arti Decorative con il gruppo Filemone e Bauci, che mostra un primitivismo molto legato a quello di Arturo Maritini e che resterà per sempre, anche se con molti sviluppi e variazioni, alla base della sua cifra stilistica.

L’anno successivo, alla Sindacale di Milano, partecipa con uno dei suoi primi soggetti sacri, Gesù e le Pie donne, un rilievo a sbalzo che gli fa ottenere il Premio Grazioli. Risale invece al 1935 La dormiente, che si distacca leggermente dal primitivismo irregolare della prima fase, per approdare ad una superficie più levigata, ma mantenendo sempre forte l’espressionismo elegiaco.

Con il Davide, Il ferito, Adolescente, nella seconda metà degli anni Trenta riflette sulla figura maschile, che poi andrà a collimare con un rinnovato interesse per la solidità della scultura naturalista della seconda metà dell’Ottocento, che riscopre in tutti gli anni Quaranta, soprattutto con le opere sacre.

Una nuova concezione plastica

A questo punto, si rivela la vera natura della scultura di Giacomo Manzù, soprattutto quando partecipa alla Biennale di Venezia del 1938 con Maschera gialla, Donna con cappello, Testa di donna, Ritratto della signora Van Neviell, Donna che piange, Donna che regge la calza e La Susanna, scultura in cera acquistata poi dalla Galleria Nazionale di Roma.

Alla Quadriennale di Roma del 1939, lo scultore partecipa con dodici opere di grande successo, tra cui: Testa di donna, Silvia, Carla, Donna che dorme, Ritratto della moglie, Busto di donna, Piccolo David in cera e Ritratto della signora Guidi e Il Cardinale seduto in bronzo.

Quest’ultima opera dà avvio alla serie detta dei Cardinali, che inaugura un’iconografia carissima allo scultore bergamasco, che realizzerà circa trecento varianti dello stesso tema. Nel 1943 è di nuovo alla Quadriennale di Roma con diverse opere come Busto di bambina, Vescovo e soprattutto il bellissimo nudo di Francesca Blanc che gli fa ottenere il primo premio.

La sua plastica ora è più solida, statuaria, essenziale: poche linee sintetiche formano la figura come mostrano anche i rilievi neo quattrocenteschi della Porta della Morta a San Pietro. Tra le ultime grandi e strazianti opere di Giacomo Manzù vi è il Monumento al Partigiano, realizzato nel 1977 a Bergamo.

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