Maraini Antonio

Antonio Maraini. Leda. Scultura in marmo
Leda. Scultura in marmo

Biografia

Antonio Maraini (Roma, 1886 – Firenze, 1963), spinto dai genitori sin da bambino, conduce una formazione classica, per poi poter intraprendere la carriera forense. Ma il giovane, versato nel disegno, segue contemporaneamente i corsi serali dell’Accademia di Belle Arti, pur dovendo comunque laurearsi in giurisprudenza per avallare il volere della famiglia.

È fondamentale precisare che Antonio Maraini vive in una casa ricca di stimoli: è da sempre un variegato salotto culturale dove conosce artisti come Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Adolfo De Carolis (1874-1928), Angelo Zanelli (1879-1942) e Giulio Bargellini (1875-1936), di cui frequenta lo studio, avvicinandosi al Simbolismo e alle Secessioni.

Dedicatosi prima alla pittura, poi alla scultura a partire dal 1907, esordisce all’Esposizione Universale di Bruxelles e poi espone in Italia, per la prima volta, alla Biennale di Venezia. Tra il 1911 e il 1912, frequenta lo studio di Zanelli, mentre sta lavorando al fregio per l’Altare della Patria, cui partecipa anche Antonio Maraini.

Il trasferimento a Firenze e il successo

Nello stesso periodo, conosce la scrittrice anglo polacca Yoi Pawlowska Crosse, con cui si trasferisce a Firenze, nel 1912, dove nasceranno i due figli, Fosco e Grato. L’anno successivo, è presente alla Secessione romana, con le sue sculture intrise non soltanto dell’influenza celebrativa e monumentale di Zanelli, ma anche di elementi simbolisti e impressionisti alla Rodin.

Non mancano poi riferimenti al Rinascimento, mediato dalla lezione preraffaellita, grazie anche all’intercessione della moglie Yoi, che lo avvicina in maniera profonda alla cultura artistica inglese.

Nel 1915, Antonio Maraini viene nominato redattore artistico della “Tribuna”, attività che è costretto ad interrompere con l’entrata in guerra dell’Italia, arruolandosi come ufficiale dell’aeronautica.

Gli anni Venti tra scultura, arti applicate e critica

Il dopoguerra è contraddistinto dal rapporto d’amicizia e di scambio artistico che lo lega ad Ugo Ojetti, che sarà una figura fondamentale per la sua crescita non solo stilistica, ma anche critica.

Durante questi anni matura anche l’interesse di Maraini per le arti decorative, in cui unisce lo stile floreale ad accenti déco, che si riscontrano soprattutto nelle sue collaborazioni con l’architetto Marcello Piacentini (1881-1960), partite dal 1922, e nelle opere esposte alle Mostre d’Arte decorativa di Monza.

Due anni dopo, gli viene dedicata la prima personale alla Biennale di Venezia, con presentazione di Lionello Venturi. Sono gli anni in cui è molto vicino a Novecento di Margherita Sarfatti, con cui inizialmente non aveva simpatizzato.

Ciononostante, parteciperà alla I Mostra del Novecento italiano del 1926, presentando una serie di opere dal profondo richiamo al classicismo, che attirano l’ammirazione dell’architetto Gio Ponti (1891-1979) che lo chiama a collaborare alla sua rivista “Domus”, con interventi sull’arredamento e sul design. Nella metà degli anni Venti, inoltre, Antonio Maraini, grazie alla moglie, stringe amicizia con lo scrittore visionario Aldous Huxley, durante un suo lungo soggiorno fiorentino dal 1923-30.

Segretario della Biennale

Dal 1927 al 1942, Antonio Maraini è segretario della Biennale di Venezia, mentre dall’anno precedente già copriva il ruolo di segretario del Sindacato regionale toscano delle Arti del disegno, mentre dal 1932, sarà commissario del Sindacato Nazionale Fascista Belle Arti.

Organizzatore perspicace ed intelligente, unisce con sempre maggiore impegno l’attività artistica, in favore del regime, con quella di critico e di promotore dell’arte italiana all’estero. Con una lunga ed importante serie di mostre, di fatto, si sostituisce al ruolo di “colonizzatrice artistica” all’estero che Sarfatti aveva interpretato fino al 1932, poi ufficialmente allontanata da Mussolini.

Per la Biennale, crea anche l’Archivio storico dell’arte contemporanea e dà vita alla sezione della Mostra cinematografica. Nell’immediato dopoguerra, si ritira nella sua casa nella campagna fiorentina. Nel 1951 viene nominato presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Vi muore nel 1963, a settantasette anni.

Antonio Maraini: dalla Secessione al classicismo

La prima opera scultorea di Antonio Maraini è un Perseo in bronzo del 1910, esposto prima all’Universale di Bruxelles e poi alla Biennale veneziana del 1912, insieme a Busto di signora e Statuetta. L’anno successivo partecipa alla Secessione romana, con Ritratto dell’avvocato Arnaldi, Ritratto di Adelaide Maraini e Ara Dantis.

Nel 1914 è di nuovo alla Biennale con un Nudo, mentre nell’immediato dopoguerra esegue il bassorilievo Intimità e alla Mostra Arte Italiana contemporanea di Milano del 1921 presenta La vestaglia cinese, Bagnante e Gruppo di famiglia, che riflettono già i primi richiami al classicismo, unito forse ancora ad accenti decorativi.

Nella personale alla Biennale di Venezia del 1924 espone più di quaranta opere, tra cui Maternità, La maschera, Il calice di Bacco, Cariatide, Fosco, Il bacio, Leda, Le Parche, Eva e Adamo, Ricordo, Risparmio e abbondanza, Loblata ed alcuni pezzi d’arredo in ebano.

Dell’anno seguente è la S. Cecilia, in cui si leggono i tratti del Quattrocento di Jacopo della Quercia, ma anche eleganti intrecci déco. La porta bronzea per la basilica romana di S. Paolo fuori le Mura risale al 1931, mentre del 1932 sono i fregi classicheggianti dello scalone elicoidale dei Musei Vaticani.

Negli anni Trenta, è presente alle Quadriennali romane con il bassorilievo Presente e con la pura statua Letizia agreste in pietra serena, che sembra concludere degnamente un lungo percorso artistico cominciato negli anni Dieci.

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