Marghinotti Giovanni

Giovanni Marghinotti. Baia Sardinia. Tecnica: Olio su tela, 50 x 60 cm. Firmato in basso a destra "Marghinotti"
Baia Sardinia. Tecnica: Olio su tela. Firmato in basso a destra "Marghinotti"

Biografia

Giovanni Marghinotti (Cagliari, 1798 – 1865) è uno dei più importanti artisti sardi della prima metà dell’Ottocento. Cresce a Cagliari, avendo presumibilmente una buona istruzione classica, che non gli impedisce di approfondire la sua propensione per il disegno e la pittura.

Il suo talento viene subito notato dal marchese Manca, consigliere del futuro re Carlo felice, che tanto contribuirà allo sviluppo delle arti in Sardegna. In effetti, il giovane Giovanni Marghinotti, riesce ad ottenere il pensionato regio nel 1819, che gli permette, ventunenne, di trasferirsi a Roma per studiare.

La formazione romana

Inizia a frequentare l’Accademia di Francia ed in seguito la Scuola del Nudo Neoclassico di Gaspare Landi (1756-1830) ed i corsi di anatomia presso l’ospedale Santo Spirito. A questo iter di formazione canonica si aggiunge poi la copia dall’antico, che pratica a Roma per tutto il suo fruttuoso pensionato.

Nel 1822, Giovanni Marghinotti ottiene il primo premio di pittura e comincia ad ottenere le prime commissioni, legate sin da subito alla famiglia sabauda. In effetti, diverse opere vengono inviate a Torino e il pittore stesso compie un soggiorno presso la corte sabauda per realizzare un imponente dipinto dedicato al re Carlo Felice.

Il rientro a Cagliari

Il suo stile, di stampo prettamente classicista, giunge in Sardegna, che così inizia ad aprirsi alle tendenze artistiche italiane ed europee, per la prima volta. Grazie alle numerose commissioni del marchese Manca di Villahermosa, il pittore riesce a rientrare a Cagliari nel 1834, rimanendovi fino al 1845, quando ottiene la cattedra di pittura presso l’Accademia di Torino.

Negli anni cagliaritani, il pittore riceve numerose committenze sacre, ma si dedica anche a scene storiche, a paesaggi e a ritratti di stampo classico, realizzati attraverso una pannellata morbida, un disegno ben strutturato e una resa atmosferica dal cromatismo lirico ed emozionante.

Numerose sono le opere eseguite da Giovanni Marghinotti per edifici pubblici ed ecclesiastici cagliaritani, grazie alla crescente diffusione della sua fama di artista legato alla corte sabauda e di pressoché unico rappresentante del classicismo in Sardegna.

Gli anni torinesi

Attorno agli anni Quaranta, proprio in corrispondenza dell’inizio della sua attività didattica a Torino, il pittore inizia ad aprirsi al discorso romantico, soprattutto per quanto riguarda il cromatismo sciolto e morbido. Nel 1845, viene nominato Pittore di camera del re Carlo Alberto e il suo contributo artistico per la casa reale si intensifica sempre di più.

Negli anni torinesi, il pittore sardo partecipa con regolarità alle Mostre Promotrici della città, tra il 1845 e il 1856, non mancando di iniziare ad esporre opere in linea con i temi risorgimentali e patriottici.

All’inizio degli anni Cinquanta, la sua fama raggiunge la corte spagnola e, nel 1854 ottiene il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Carlo di Borbone. Nel 1856, Giovanni Marghinotti rientra a Cagliari, continuando ad occuparsi delle committenze locali e a dipingere con grande dedizione, finalmente libero dagli impegni accademici.

La sua vasta produzione di scene e paesaggi si riempie di riferimenti letterari, di cultura antiquaria e soprattutto di contaminazioni esotiche ed orientaliste, in una sperimentazione cromatica e luministica di grande valore.

Non è poi da dimenticare la sua produzione legata al folklore sardo, realizzata attraverso una poetica ormai decisamente orientata al Romanticismo, come si nota dalla resa sintetica e tonale delle ultime, frizzanti opere, sempre più lontane dal classicismo di stampo accademico. Sessantasettenne, muore a Cagliari nel 1865.

Giovanni Marghinotti: il classicismo tra Cagliari e Torino

Durante la formazione romana, Giovanni Marghinotti realizza alcune opere che gli garantiscono un immediato successo, tanto da essere inviate alla corte sabauda a Torino, come il San Girolamo della metà degli anni Venti.

Il suo classicismo legato all’ambiente dell’Accademia di Francia conquista ben presto il Palazzo e, nel 1829, viene proprio chiamato a Torino ad eseguire la grande tela Re Carlo Felice in costume seicentesco. Successivamente, il Consiglio Civico di Cagliari gli commissiona la grande opera Omaggio al re Carlo Felice protettore delle belle arti in Sardegna, da collocare nell’Aula del Palazzo Municipale.

Tra gli anni Venti e Trenta lo stile del pittore sardo afferisce quasi esclusivamente al classicismo accademico di impianto monumentale e solenne. Alla base, vi è la predilezione per la costruzione disegnativa, ma anche per un cromatismo vivido che piano piano lascerà spazio anche alle evoluzioni romantiche.

Negli anni Quaranta, Giovanni Marghinotti si dedica soprattutto alla produzione celebrativa della casata reale, questa volta indirizzata a Carlo Alberto, dopo la morte di Carlo Felice. Lavora ardentemente per il Palazzo reale di Torino, realizzando tele storiche, mitologiche e sacre.

Allo stesso tempo, si susseguono le committenze in area cagliaritana: esegue, ad esempio, il Sacro cuore di Maria per il Duomo di Cagliari e la Comunione degli apostoli per quello di Sassari, ma anche Lo sbarco di Carlo Alberto a Cagliari il 17 aprile 1841 per il Palazzo del Municipio di Cagliari.

Ritratti, paesaggi e scene storiche e sacre: le prime concessioni al Romanticismo

Nel 1845, Giovanni Marghinotti ottiene la cattedra di pittura a Torino e conseguentemente inizia ad esporre alla Promotrice. Proprio nello stesso anno presenta Ritratto di donna, Ritratto del Barone Manno e Ritratto dell’avvocato Aristide Raby.

Tre anni dopo, espone invece La condanna dei Foscari all’esilio, Episodio di guerra della rigenerazione della Grecia e Giovinetto in costume italiano con bandiera nazionale, festeggiante il dì 4 novembre a Torino. Questi dipinti esprimono i primi riferimenti del pittore non solo alla cultura patriottica, ma anche ad elementi stilistici proprio del Romanticismo, come una notevole scioltezza cromatica.

Nel 1849, realizza diverse scene, oggi conservate nel Palazzo Civico di Cagliari, dedicate a caio Gracco, questore in Sardegna, tratte dalle Vite parallele di Plutarco, su commissione di La Marmora. Alla Promotrice torinese del 1850 espone Il granatiere Barona mette in salvo l’intrepido comandante cavaliere Chamousset mortalmente ferito nel 1794 e Il duca Carlo III accoglie nel porto di Nizza al mare i cavalieri dell’ordine gerosolimitano l’anno 1522.

Negli anni Cinquanta, la sua produzione si fa decisamente più romantica a partire dalle concessioni fatte al genere orientalista o alle scene folkloriche sarde, come dimostra La sultana, opera presentata nel 1852 a Torino, o La fioraia catalana dell’anno successivo.

Negli ultimi anni, il segno di Giovanni Marghinotti si a più sciolto e libero, mentre il cromatismo atmosferico e lirico la fa da padrone in composizioni naturalistiche di stampo romantico, come Il guado del 1860 o Baia Sardinia.

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