Carlo Maria Mariani

Creatività. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carlo Maria Mariani (Roma, 1931 – ) è un artista figurativo contemporaneo che attualmente vive a New York. Si è formato a Roma, presso l’Accademia di Belle Arti, dove si diploma nel 1955. Molto giovane, frequenta lo studio di un restauratore, rimanendo colpito sin da subito dagli oggetti del passato.

I primi lavori, sin da subito figurativi, risalgono agli anni Sessanta, quando, vivendo per qualche tempo con la sua fidanzata a Copenaghen, lontanissimo dalle coeve tendenze dell’Arte Povera, dello happening e delle prime performance, si spinge verso la pittura Iperrealista, mettendo a fuoco specifiche parti del corpo ed evidenziandone i dettagli.

Tra i primi lavori ci sono anche soggetti sacri e affreschi in diverse chiese, realizzati tenendo soprattutto conto della tradizione cromatica e luministica del Cinquecento e del Seicento. I sui grandi riferimenti sono Tintoretto e in veneti in generale, ma anche Caravaggio.

L’incontro con le teorie neoclassiche

Tra la fine del 1974 e l’inizio del 1975, Carlo Maria Mariani, che vive e lavora nella sua casa-studio di Piazza Navona, frequenta assiduamente biblioteche ed archivi, iniziando uno studio molto approfondito dell’arte e delle teorie neoclassiche. Instaura un rapporto quasi viscerale con gli scritti di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), di Karl Philipp Moritz (1756-1793) e di Anton Raphael Mengs (1728-1779).

A questo punto, viene ispirato in maniera strettamente concettuale dal classicismo, dalla sua bellezza e dalla sua armonia. Il lavoro di Carlo Maria Mariani ha un procedimento lento e ponderato, proprio come quello di un maestro antico: si parte dal cartone preparatorio su cui compone il soggetto, l’iconografia, per poi lavorare sulla gradazione di luce direttamente sulla tela.

Ma il pittore romano è sicuramente un’artista più concettuale di quanto si pensi. Sin dall’inizio, si è voluto quasi comportare come una sorta di reincarnazione degli artisti del passato, Guido Reni, Mengs, Andrea Appiani (1754-1817), Jacques Luois David (1748-1825), Francesco Hayez (1791-1882), lavorando ad una sorta di processo alchemico.

Il legame con il passato

Maurizio Calvesi ha definito questo tipo di approccio “Anacronismo”, mentre Italo Mussa “Pittura Colta”, nome con cui è principalmente conosciuto il linguaggio di Carlo Maria Mariani e che riporta al concetto postmodernista di “citazionismo”, di cui è protagonista, seppur in maniera diversa, anche Luigi Ontani (1943).

Le sue opere, costante riferimento al Neoclassicismo, si connettono al presente tramite l’inserimento di atmosfere oniriche e metafisiche, proprio come tutta la preparazione “esoterica” del suo lavoro, in un filo che lo lega personalmente alle vicende artistiche e biografiche di pittori come Mengs o Angelica Kauffmann (1741-1807), vissuti a Roma.

Ciò che più lo assimila agli artisti concettuali, anche non figurativi, è lo studio di documenti, di scritti, di un passato che vive nelle carte degli archivi, come quello dell’Accademia di San Luca, da lui frequentatissimo.

Negli anni Ottanta, l’artista si trasferisce a New York, momento in cui inizia ad inserire nelle sue opere classiciste alcune citazioni tratte dalla contemporaneità. Inizia a lavorare anche ad una serie di collage che vanno letti sempre attraverso una chiave “mentale”, con riferimenti allegorici e visionari, come del resto avviene per i suoi dipinti.

Le figure rimangono statuarie ed armoniose, ma ciò che conta è il concetto, integrato con elementi del presente, come carta di giornale o pezzi di mattoncini Lego. Allo stesso modo, in alcune tele inserisce citazioni non solo dal passato, ma anche dalla contemporaneità, chiamando in causa Joseph Beuys (1921-1986), Marcel Duchamp (1887-1968) o Alexander Calder (1898-1976).

Carlo Maria Mariani è protagonista di numerose mostre, a partire dalla personale alla Galleria Cannaviello di Roma del 1976, per poi procedere con diverse e importanti personali a New York alla Galleria Sperone.

Nel 1986 e nel 1992 partecipa alla Quadriennale di Roma e nel 1982 alla Documenta di Kassel e per tre edizioni alla Biennale di Venezia (1982, 1984, 1990). Attualmente, vive a New York, anche se è tornato spesso, nel corso degli anni, nella sua casa romana.

Carlo Maria Mariani: l’Anacronismo, tra arte classica e concettuale

Con testo critico di Renato Barilli, Carlo Maria Mariani tiene la sua personale a Roma, alla Galleria Cannaviello, nel 1976. È un pittore certamente accademico, che riporta alla luce le modalità e le immagini classiche, ma seguendo in qualche modo il concetto postmodernista della tautologia.

Il pittore si appropria con facilità delle opere del passato, le riproduce, ricreando, al tempo stesso, anche l’atto artistico dei pittori antichi, come una sorta di copista moderno. È qui che sta il concettualismo di Carlo Maria Mariani, nel riscoprire e riportare alla luce un classicismo rigido, evidenziandone gli aspetti più accademici e formali, proprio nell’intento di sostituirsi all’autore, come fa Giulio Paolini con la fotografia (1940).

Ma allo stesso tempo, si fa creatore di capolavori inesistenti, ma che potrebbero sicuramente risalire ad un passato classico. Ne è esempio la testa dell’Arcangelo Michele di Guido Reni, che Winckelmann non amava particolarmente. Mariani ci lavora rielaborandola alla maniera di Mengs, per accontentare il severo teorico e archeologo tedesco.

Si tratta quindi di capolavori copiati, ma anche immaginati, “impossibili”, come li definisce Barilli, riferiti ad un classicismo portato agli estremi, che conduce lo spettatore ad una dimensione onirica consegnata dall’ambientazione surreale e asettica di certe opere.

L’artista stesso si fa Opus, opera, come afferma nel testo della mostra AnimaVagulaBlandula da Gian Enzo Sperone nel 1977. Risale poi al 1980 il grandioso ed enigmatico dipinto La costellazione del leone, che si rifà tanto all’Apoteosi di Omero di Ingres, quanto a Lo studio del pittore di Courbet e alla Scuola di Atene di Raffaello.

L’artista è al centro ed è circondato da artisti, critici, galleristi, con una forte e colta simbologia che unisce il citazionismo all’Anacronismo, corrente di cui è diventato il capostipite ed il principale protagonista.

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