Markò Andrea

Andrea Markò. Paesaggio con Pastorella - Tecnica: Olio su Tela, 103 x 136 cm
Paesaggio con Pastorella. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Andrea Markò (Vienna, 1826 – Firenze, 1890), come il fratello maggiore Carlo Markò (1822-1891), viene subito indirizzato alla pratica artistica dal padre, pittore paesaggista. Nel 1832, si trasferisce con la famiglia in Italia per passare prima da Roma, poi da Pisa e stabilirsi definitivamente a Firenze dal 1840.

Sin da subito, come il fratello, presenta i primi paesaggi di matrice nordica alle esposizioni fiorentine. Poi dal 1853-’54 inizia a battere le campagne attorno al Chianti senese per entrare a far parte della cosiddetta Scuola di Staggia.

Nello stesso periodo Andrea Markò intraprende un viaggio per visitare i luoghi dell’infanzia paterna in Ungheria, esperienza che riporterà nelle sue vedute dal vero.

L’insegnamento

Dagli anni Sessanta inizia la sua attività di insegnante nelle Accademie di Milano e di Urbino. In un secondo momento si dedica all’istruzione nella scuola diretta insieme al fratello Carlo a Firenze.
Si tratta della piccola accademia di pittura di paesaggio che era stata aperta dal padre negli anni Quaranta, al momento del suo arrivo a Firenze.

La scuola aveva l’obiettivo di formare i giovani allievi senza costringerli ad adottare canoni o dettami ben precisi. Anzi tendeva il più possibile a far sviluppare le attitudini dei pittori soprattutto abituandoli a ritrarre la natura dal vero, senza imitare il maestro.

Dagli anni Sessanta in poi, come avviene del resto per il fratello, Andrea Markò comincia a partecipare di meno alle mostre. Questo si verifica sia per l’impegno dell’insegnamento, sia perché viene aspramente criticato dagli esperti, in particolare da Telemaco Signorini (1835-1901).

L’artista lo accusa di dipingere con «colori lustrati» e di farsi portavoce di una pittura sempre uguale a se stessa, classica come quella del padre. Continua comunque fino agli anni Ottanta ad affiancare l’attività didattica a quella pittorica. Esplora incessantemente nuovi paesaggi da ritrarre dal vero, come quelli delle Alpi Apuane o della Versilia. Muore a Firenze nel 1891.

Il paesaggio nordico

Poco dopo il suo arrivo a Firenze Andrea inizia subito presentarsi alle esposizioni fiorentine con paesaggi di chiara influenza nordica. Le sue prime tele naturalmente nascono nel solco delle vedute del padre Carlo Markò (1791-1860).

Quest’ultimo, originario di una città dell’Ungheria oggi appartenente alla Slovacchia, era approdato a Firenze nel 1840. Aveva portato una pittura nuova di matrice tedesca unita al paesaggismo seicentesco di Lorrain. Era fautore di un paesaggio intriso di velature poetiche, ma allo stesso tempo vero, nuovo, fresco.

Tutto ciò accompagnato da una pennellata minuta e trasparente. Dunque, inizialmente la pittura di Andrea Markò si modella su quello del padre, aggiungendovi però l’abitudine di ritrarre i paesaggi dal vero insieme al fratello.

A testimonianza di questa non piccola novità, vi è la consuetudine di comprendere nel titolo delle vedute il nome del luogo rappresentato. Usanza trasmessa ad altri artisti della stessa generazione, per rimarcare l’importanza del motivo “catturato” en plein air.

La Scuola di Staggia

Nel 1853 comincia a seguire il fratello nei pressi della campagna attorno a Staggia, nel territorio delle colline senesi. Nello stesso periodo, molto probabilmente, Andrea Markò compie un viaggio in Ungheria per visitare i luoghi delle origini non solo fisiche, ma anche pittoriche del padre.

Le impressioni del viaggio verranno tradotte poi in paesaggi esposti alle Promotrici, insieme alle vedute legate alla campagna toscana. In questo si differenzia da tutti gli altri rappresentati della Scuola di Staggia. Infatti sarà sempre caratterizzato dalla passione per la realizzazione di paesaggi tratti dalle più disparate località, sia italiane che estere.

Il valore artistico del paesaggio senese

Ad ogni modo, dal 1854 entra a far parte della Scuola che nasce soprattutto grazie al fratello Carlo. Di fatto Carlo Markò aveva scoperto il valore artistico dei luoghi attorno a Staggia. Poi, sulle orme del realismo palizziano appreso a Napoli, il pittore pugliese Saverio Altamura (1822-1897) segue Carlo Markò nelle campagne senesi.

Ben presto, forma sul modello della Scuola di Barbizon quella di Staggia.  I rappresentanti sono Carlo Ademollo (1824-1911), Serafino De Tivoli (1825-1892), Lorenzo Gelati (1824-1895), Curio Nuti (1848-1869) e Nicola La Volpe (1820-1887).

Questi pittori per la prima volta in territorio Toscano portano alla luce le istanze veriste che già avevano preso piede al Sud, soprattutto a Napoli.
Partecipa alla Promotrice fiorentina del 1855 non presentando ancora paesaggi di Staggia, ma solo maremmani e ungheresi.

A quella del 1857 partecipa con Paesaggio di composizione con animali e Mandria in pastura che rivelano uno spiccato legame con il naturalismo dei barbizonniers. Nel 1860 finalmente porta dipinti di Staggia e nel 1861 presenta il famoso I carbonai che testimonia la meticolosità poi duramente criticata da Signorini.

San Rossore e le Alpi Apuane

Negli ultimi anni, anche se partecipa con meno frequenza alle mostre toscane, Andrea Markò si reca ancora a ritrarre il paesaggio dal vero. Compie diverse escursioni soprattutto nei pressi di San Rossore vicino Pisa e sulle Alpi Apuane, luoghi frequentati anche dal fratello.

Appartengono a tale produzione Veduta dal monte Forato, Riposo di mandria nelle Alpi Apuane, Il maestrale a San Rossore. Negli ultimi anni si avvicina ad un pittore più giovane di lui, Eugenio Cecconi (1842-1903). Essendo legato alla Scuola di Castiglioncello e spesso ospite di Diego Martelli, mette in contatto Markò con i Macchiaioli.

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