Markò Carlo figlio

Carlo Markò Figlio. Veduta del Lago Trasimeno - Tecnica: Olio su Tavola, 18,5 x 24,5 cm. Firma in basso a sinistra
Veduta del Lago Trasimeno. Tecnica: Olio su Tavola. Firma in basso a sinistra

Biografia

Carlo Markò figlio (Budapest, 1822 – Mosca, 1891) viene subito avviato alla pratica artistica dal padre Carlo Markò (1791-1860), pittore di paesaggio dagli accenti nordici. Giunge con la sua famiglia a Firenze nel 1840. Ben presto comincia a partecipare alle esposizioni pubbliche seguendo le orme del padre.

Molti studiosi ritengono valida l’ipotesi secondo cui è stato proprio Carlo Markò figlio, intorno al 1853, a scoprire la bellezza paesaggistica dei luoghi del Chianti senese. In particolare le campagne di Staggia diventano il posto prediletto per le sue sessioni di pittura all’aperto.

Solamente l’anno successivo, un gruppo di artisti guidato dalla figura del pugliese Saverio Altamura (1822-1897), frequenterà queste meravigliose colline per ritrarle dal vero. Il cenacolo prenderà col tempo il nome di Scuola di Staggia.

L’insegnamento

È alla fine degli anni Cinquanta inoltre che, insieme al fratello Andrea Markò (1826-1890), dirige la scuola di pittura aperta dal padre negli anni Quaranta. Nei ricordi di Adriano Cecioni (1836-1886) si trova un riferimento al fatto che i fratelli Markò non imponevano agli allievi i loro modi pittorici.

Anzi lasciavano liberi gli apprendisti di esprimersi al loro meglio. Proprio grazie a questa notevole attitudine alla didattica, nel 1866, Carlo Markò figlio diventa insegnante all’Accademia di Firenze e contemporaneamente partecipa con meno costanza alle mostre. Negli anni Ottanta si trasferisce a Mosca, dove muore nel 1891.

Il paesaggio sulle orme del padre

Poco dopo il suo arrivo a Firenze, Carlo Markò figlio inizia subito a farsi conoscere presentando alle esposizioni fiorentine paesaggi chiaramente ispirati a quelli del padre. Quest’ultimo, originario dell’attuale Slovacchia, aveva avuto il merito di rinnovare il linguaggio paesaggistico toscano.

Si era fatto portavoce di una pittura nuova, intrisa di elementi tipici della veduta nordica da lui appresa durante gli studi a Vienna. Era fautore di un paesaggio dalla valenza lirica e allo stesso tempo verista, che si appoggiava alle memorie di quello seicentesco di Lorrain.

Il linguaggio artistico di Carlo Markò figlio si forma su quello del padre, aggiungendovi però la consuetudine di ritrarre i paesaggi dal vero. Nel 1847, alla Promotrice fiorentina presenta Serravalle al lume di luna e Alvernia.

Paesaggi che inaugurano l’usanza di inserire nel titolo il nome del luogo, per sottolineare l’importanza del pellegrinaggio degli artisti nei posti da ritrarre all’aria aperta.

Alla fine degli anni Quaranta si reca sull’Appennino e poi nei dintorni di Pisa, per esplorare nuovi territori che potessero regalargli ispirazione e nuovi stimoli.

La Scuola di Staggia

La vera e propria svolta nell’andamento della carriera artistica di Carlo Markò figlio è la scoperta del valore naturalistico e paesaggistico delle campagne che circondano Siena.
Colle Val d’Elsa, Monteriggioni e soprattutto Staggia sono i luoghi eletti a principale ispirazione della sua pittura di paesaggio.

Nel 1853 vi si reca più e più volte, coinvolgendo anche altri artisti. Questi, dal 1854, seguono le orme di Carlo Markò figlio per ritrarre dal vero le campagne, in un esercizio di rinnovamento della pittura di paesaggio toscana.

Guida esperta del gruppo è Saverio Altamura, pittore formatosi a Napoli e rifugiatosi a Firenze per motivi politici nel 1848. Sulle orme del realismo palizziano, Altamura già aveva sentito parlare della Scuola di Barbizon.

I suoi componenti erano soliti recarsi nelle campagne e nella foresta di Fontainebleau per ritrarle dal vero, arricchendole si suggestioni ed emozioni. È proprio sul modello di questi artisti che si forma la Scuola di Staggia.

Essa si prefigge l’obiettivo di ritrarre dal vero, per la prima volta con intento programmatico in Toscana, le campagne del senese.

Affiancano Altamura e Carlo Markò figlio, il fratello Andrea, Carlo Ademollo (1824-1911), Serafino De Tivoli (1825-1892), Lorenzo Gelati (1824-1895), Curio Nuti (1848-1869) e Alessandro La Volpe (1820-1887).

I risultati delle loro passeggiate in campagna vengono poi presentati alle Promotrici fiorentine. A quelle del 1854 e ’55 Markò espone vedute dal vero di Staggia, per testimoniare la novità di tale pratica che diverrà fondamentale per i Macchiaioli.

Le esposizioni

Dagli anni della Scuola di Staggia, Carlo Markò figlio partecipa assiduamente alle Promotrici fiorentine. Non vi espone solo opere tratte dalla campagna senese, ma anche dai paesaggi marini dell’isola d’Elba o da quelli montani delle Alpi Apuane.

Nel 1863 presenta Riposo sotto l’ombra degli allori. Nel 1864 Triste giornata d’autunno nei dintorni di Firenze, in cui oltre che al luogo si fa anche riferimento alle notazioni metereologiche e temporali.

Dalla fine degli anni Sessanta, la presenza alle mostre si fa meno assidua perché si dedica con impegno e costanza all’insegnamento. A una delle ultime Promotrici a cui partecipa, nel 1881, presenta Monte altissimo e Canale di Piombino. Dopodiché, nel 1884, si trasferisce a Mosca.

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