Marino Mazzacurati

Marino Mazzacurati. Ritratto. Tecnica: Scultura in Cera
Ritratto. Tecnica: Scultura in Cera

Biografia

Marino Mazzacurati (San Venanzio di Galliera, 1907 – Parma, 1969) trascorre la sua infanzia ed adolescenza a Padova, presso uno zio scalpellino. Qui, apprende i rudimenti della scultura fino a quando, a quindici anni, nel 1922, si trasferisce a Venezia per frequentarne l’Accademia di Belle Arti.

Non smette comunque di lavorare nella bottega dello zio e, allo stesso tempo, comincia ad interessarsi alla pittura. Insieme agli amici pittori Dino Lazzaro (1898-1962) e Antonio Morato (1903-1989), si reca a dipingere dal vero nella campagna padovana.

Nel frattempo, Marino Mazzacurati conosce Wart Arslan lo storico dell’arte di origini armene ma nato a Padova, che lo introduce alla pittura europea dell’epoca e soprattutto lo guida nello studio dei maestri antichi. A questo punto, nel 1926, espone per la prima volta presso la Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia.

I soggiorni a Roma

Sempre nel 1926, il giovane artista compie un viaggio di studio a Roma, dove inizia a frequentare l’Accademia Libera del Nudo. Condivide uno studio in Villa Strohl-Fern con Arturo Martini (1889-1947) e Francesco Di Cocco (1900-1989).

Durante gli anni romani, Marino Mazzacurati conosce Scipione (1904-1933) e ne diventa amico, per poi introdursi nel nucleo della futura Scuola di via Cavour ed entrare in contatto quindi con Giuseppe Capogrossi (1900-1972), Mario Mafai (1902-1965) ed Antonietta Raphael Mafai (1895-1975).

Tra il 1928 e il 1931, passa un periodo in Emilia a Gualtieri, dove si dedica alla composizione di paesaggi e soprattutto alla realizzazione di ritratti e figure intenti nel lavoro agricolo della sua terra. Rientrato nella Capitale, lavora per qualche tempo come scultore funerario, per mantenersi, ma contemporaneamente fonda e dirige la rivista “Fronte” insieme a Scipione.

Ne escono solamente due numeri, ma di grande impatto comunicativo, per la gran parte illustrati da Mazzacurati stesso e con gli articoli di diversi rappresentanti della Scuola Romana.

Il viaggio a Parigi e il definitivo trasferimento a Roma

Intorno alla metà degli anni Trenta, Marino Mazzacurati rientra a Gualtieri, dove si dedica con intensità non sono alla pittura, ma anche alla scultura e all’incisione su linoleum. Inoltre, illustra i Canti Orfici di Dino Campana.

In questo periodo, si lega profondamente ad Antonio Ligabue (1899-1965), che si trova proprio a Gualtieri. Lo ospita nella sua villa liberty e lo incoraggia a continuare il suo percorso pittorico.

Nel 1936, parte per Parigi e studia attentamente la scultura di Rodin. Rientra l’anno seguente, stabilendosi definitivamente vicino Roma, dove espone assiduamente alle Sindacali e alle Quadriennali. Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta, l’artista si dedica principalmente alla scultura, influenzato dal viaggio parigino.

Il dopoguerra

Contemporaneamente, insegna plastica presso il Liceo Artistico di Via Ripetta. Sono gli anni del conflitto mondiale e Marino Mazzacurati dedica un’intera e straziante serie di sculture agli orrori della guerra. Anche alcune opere a china e a tempera compaiono alle esposizioni romane, sempre incentrate sul tema della tragedia e della violenza.

Dopo la guerra, l’artista aderisce al Fronte Nuovo delle Arti, mantenendo, però, sempre una tendenza figurativa. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta espone a diverse Biennali di Venezia e nel 1956 vi tiene una personale.

Nel 1960, partecipa alla Mostra Internazionale di Scultura presso il Museo Rodin di Parigi. Due anni dopo tiene una personale solo di disegni e tempere alla Galleria la Nuova Pesa di Roma, mentre nel 1966, l’Accademia di San Luca organizza una importante antologica che riassume tutta la sua carriera sia scultorea che pittorica. Muore a Parma nel 1969 a sessantadue anni.

Marino Mazzacurati: la Scuola Romana tra pittura e scultura

Giunto a Roma nella metà degli anni Venti, Marino Mazzacurati si lega prima all’ambiente di Villa Strohl-Fern. Poi, verso la fine del decennio, inizia a frequentare la casa di Mafai in via Cavour, insieme a Scipione, Di Cocco e Ungaretti.

Contemporaneamente, è presente agli incontri del Caffè Aragno, legandosi anche all’ambiente letterario della Capitale. Per alcuni anni, fa la spola tra Gualtieri e Roma, dove si dedica alternativamente alla pittura e alla scultura, giungendo a soluzioni espressive e a tratti strazianti.

Nel 1926 espone la sua prima opera, Sobborgo alla Fondazione Bevilacqua La Masa, mentre nel 1927 il dipinto L’incontro tra Giacobbe e Rachele viene rifiutato dalla Biennale veneziana. A questo punto, inizia la fase più intensa della sua carriera.

A Gualtieri lavora moltissimo, realizzando anche incisioni su linoleum come La barca di Caronte. Ma la vera svolta giunge dopo il viaggio a Parigi nel 1937: lo studio di Rodin lo conduce ad assecondare soprattutto la scultura, in particolare nel suo rientro a Roma.

Le figure di Marino Mazzacurati cominciano a farsi tormentate e non finite, a tratti michelangiolesche. Questo avviene soprattutto per la serie di bronzi realizzati tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta.

Nel 1938 partecipa alla Sindacale del Lazio con Autoritratto e Ragazzo, mentre nel 1943 prende parte alla Quadriennale romana con due Ritratti, uno in cera e uno in bronzo, e con un Nudo di donna, sempre in cera.

Le opere dedicate alla guerra sono fatte di un acuto realismo che sfocia quasi nell’espressionismo, come avviene nell’altorilievo La Strage degli Innocenti del 1942 o nei bronzi Gli imperatori del 1943 e Gerarchie del 1944, sculture che richiamano i modi dell’arte primitiva.

Anche durante il periodo del dopoguerra, quando aderisce al Fronte Nuovo delle Arti, la sua scultura e la sua pittura rimangono figurative. Ne sono testimonianza anche i diversi monumenti ai caduti che realizza in numerose città italiane, come Parma, San Sepolcro, Napoli e Mantova.

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