Melkiorre Melis

Melkiorre Melis. Oggi non si Traina!!! (Bosa Marina). Tecnica: Olio su Tavola, 65 x 76 cm. Firmato, datato e dedicato in basso a destra
Oggi non si Traina!!! (Bosa Marina). Tecnica: Olio su Tavola. Firmato, datato e dedicato in basso a destra

Biografia

Melkiorre Melis (Bosa, 1889 – Roma, 1982) si avvicina alla pittura quando, durante gli studi classici, conosce il pittore Emilio Scherer (1845-1924). Quest’ultimo, infatti, era giunto a Bosa, paese di nascita di Melkiorre Melis, per decorarne la cattedrale.

Nel 1909, ormai indirizzato allo studio della pittura, il giovane si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti, insieme al suo amico sardo Carmelo Floris (1891-1960). Ben presto, il suo maestro in Accademia Duilio Cambellotti (1876-1960) nota il suo talento e lo incoraggia a lavorare anche come grafico.

Un pittore tra Roma e la Sardegna

Negli anni Dieci del Novecento collabora come illustratore con l’Officina delle Arti Grafiche Palombi e con il giornale sardo “Sale e… pepe”. Nel frattempo, espone presso la Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, cominciando a farsi conoscere su larga scala. Nel 1916, Melkiorre Melis partecipa alla Mostra Mobilizzazione Civile a Sassari e alla Mostra Sarda di Milano nel 1917.

Le opere esposte hanno sempre un forte legame con la sua terra d’origine e sono caratterizzate da una linea forte e da un cromatismo acceso. L’influenza dell’illustrazione ben si nota nelle sue opere pittoriche, sempre veicolate da un tratto espressivo e netto.

Grafica e arti applicate

Melkiorre Melis nel 1919 inizia a collaborare con la “Rivista Sarda” e a lavorare come ceramista. A questa attività si lega quella di illustratore di diverse altre riviste e di scenografo per il cinema.

Nel 1921, inoltre, decora in tipico stile sardo la Casa d’Arte Bragaglia. Ovviamente l’attività pittorica di Melkiorre Melis non si arresta. Partecipa alle mostre degli Amatori e Cultori, ma anche alle Biennali romane.

Nel 1928 non manca di prendere parte alla Mostra d’Arte Marinara, dove si occupa anche della decorazione e dell’allestimento della “Sala delle Sirene”. Sempre molto legato alle arti della sua regione, nel 1929 si occupa della scenografia del film La grazia, tratto da un testo di Grazia Deledda.

Comincia ad ottenere un grande successo in Sardegna con le sue ceramiche, soprattutto a partire dalla Mostra dell’Artigianato di Cagliari.

Il trasferimento a Tripoli: la scuola di ceramica araba

Dopo aver tenuto diverse mostre in Italia e fuori, presentando i suoi dipinti e le sue ceramiche, nel 1934 viene nominato direttore della Scuola Musulmana di Arti e Mestieri a Tripoli. Melkiorre Melis si instaura in Libia rivoluzionando subito il sistema della produzione artigianale.

Le bellissime maioliche tripolitane cominciano ad ottenere visibilità grazie alla gestione del pittore sardo, tanto che viene istituita la Scuola Artigiana di Maiolica Libica.

Tutte le maioliche in stile arabo prodotte nella scuola, di cui Melkiorre Melis diviene direttore, vengono usate per nuove costruzioni libiche. Caffè, scuole, moschee risplendono delle ceramiche prodotte sotto la direzione di Melis, il cui successo giunge fino in Italia.

Tornato in Italia nel 1942, continua ad occuparsi di ceramica, dirigendo una scuola a Roma. Nel frattempo non smette di dipingere e di prendere parte a mostre sarde e romane, con il suo consueto linguaggio espressionista. Questo, ora risulta arricchito di soggetti arabi, raccolti durante la sua esperienza in Libia. Attivo fino all’inizio degli anni Settanta, muore a Roma nel 1982.

Melkiorre Melis, il rispetto delle tradizioni sarde

Dopo aver esordito presso la Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Melkiorre Melis nel 1916 prende parte alla I Esposizione Artistica Sarda. Vi espone L’ucciso, un dipinto ispirato alla poesia di Sebastiano Satta.

Si tratta di un dipinto dalle forti note realistiche, poiché raffigura un cadavere trasportato su un carretto trainato da buoi. Sin da subito, dunque, Melkiorre Melis si dimostra fedele alla Sardegna, alla sua storia e ai suoi problemi, ma anche alle sue tradizioni.

Il dipinto ha riscosso talmente tanto successo che è stato poi riproposto alla Mostra Sarda di Milano del 1917 e alla I Biennale Romana del 1921. Sentendo forte l’esigenza di dare un volto all’arte e all’artigianato sardo, Melkiorre Melis si è sempre ispirato a forme e composizioni tipiche della sua terra. Riesce così a veicolare il messaggio dell’arte popolare sarda anche grazie alla sua collaborazione da illustratore a riviste e giornali.

Dal punto di vista grafico e quindi poi anche pittorico, è ancora fortemente influenzato dalle linee liberty di Duilio Cambellotti, suo maestro. Esse, coniugate alla perfezione con tematiche e tradizioni sarde, danno vita ad una pittura cromaticamente viva e stilisticamente fresca.

Alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma espone nel 1925 La regina saracena. Un certo impianto secessionista si unisce al carattere bidimensionale delle sue composizioni, costruite proprio come se fossero decorazioni di maioliche.

Tra l’immaginario sardo e quello arabo

Sempre attivo come illustratore di riviste e nella redazione di manifesti pubblicitari, Melkiorre Melis partecipa alla I Quadriennale romana del 1931. Vi espone Pomeriggio d’estate a Sant’’reste. L’anno successivo, emerge ancora il ricordo sardo da Ritratto di signora esposto nella Mostra del Sindacato Fascista di Belle Arti.

Contadino, Donna sarda e Disegni colorati compaiono alla Mostra del Sindacato del 1934, mentre alla Quadriennale del 1935 compaiono i primi dipinti di soggetto arabo. Infatti, Melkiorre Melis, già da un anno si è spostato a Tripoli, dove si dedica attentamente alla ceramica e alle maioliche.

Ma il suo interesse verso i costumi, il lavoro, la vita quotidiana emerge anche in Libia. Ne scaturiscono infatti opere come Araba e Mungitura che, alla Quadriennale del 1935, vanno ad unirsi ad un soggetto tipicamente sardo, Filatrice d’orbace.

Alla III Quadriennale romana compare Sposa beduina, mentre nel 1942 espone, sempre a Roma Ente turistico Libia, Venditrice beduina e Pastori arabi. Di questo periodo libico non è poi da dimenticare Fruttivendolo arabo esposto nel 1940 alla mostra delle Terre Italiane d’Oltremare a Napoli.

Ottenuto uno studio in Villa Strohl-Fern al suo ritorno, continua a dipingere fino agli anni Settanta, rimanendo sempre fedele alla linea decorativa sarda e liberty, unita ad una cromia espressionista.

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