Melli Roberto

Roberto Melli. Case a Testaccio. Tecnica: Olio su Tela, 57 x 67 cm. Firmato in basso a sinistra “Melli”
Case a Testaccio. Tecnica: Olio su Tela. Firmato in basso a sinistra “Melli”

Biografia

Roberto Melli (Ferrara, 1885 – Roma, 1958) si forma a Ferrara per diventare ragioniere, ma ben presto prende il sopravvento il desiderio di avvicinarsi all’arte. Decide quindi di frequentare lo studio del pittore Nicola Laurenti (1873-1943) a Ferrara. Solo in un secondo momento si avvicina anche alla scultura, entrando nello studio di Arrigo Minerbi (1881-1960).

La prima fase della sua carriera artistica è quasi interamente dedicata alla pratica scultorea. Dopo il suo trasferimento a Genova, studia presso un intagliatore di legno e si avvicina ai modi di Medardo Rosso (1858-1928).

Nel primo decennio del Novecento l’attività pittorica e scultorea si unisce a quella grafica. Roberto Melli, infatti, collabora alla rivista “Ebe” con una serie di xilografie dal sapore moderno ed internazionale.

Il trasferimento a Roma

Nel 1911, Roberto Melli si trasferisce a Roma, dove continua ad occuparsi di pittura, contribuendo allo sviluppo della Secessione romana. Dopo aver partecipato alle rassegne tra il 1913 e il 1915, il periodo della guerra gli impedisce di esporre, ma non di sperimentare.

Sono gli anni in cui si occupa del restauro di alcune opere a sbalzo, appartenenti alla scultura sacra abruzzese, sviluppando la sua tecnica orafa. Inoltre, in questi anni, Roberto Melli si interessa anche alla pratica cinematografica, dirigendo un film ispirato ad una fiaba di Andersen.

Roma, tra “Valori Plastici” e Scuola Romana

Nel 1918, insieme a Mario Broglio fonda la rivista “Valori Plastici”, cui contribuisce con una serie di testi critici. Dal punto di vista artistico, i suoi dipinti secessionisti acquistano una solidità ed una geometrizzazione nuove.
Fino a tutti gli anni Venti, Roberto Melli si esprime nel campo della pittura con valori che richiamano in tutto e per tutto il ritorno all’ordine.

Una dimensione plastica e spaziale rigorosa caratterizza le sue opere presentate anche alla Primaverile Fiorentina del 1922. Allontanatosi per un certo periodo dalle esposizioni, vi ritorna solo negli anni Trenta. Al 1933 risale il Manifesto del Primordialismo plastico e dunque il suo avvicinamento al tonalismo della Scuola Romana.

Sono gli anni in cui Roberto Melli è attivissimo come critico. Scrive infatti su “Quadrivio” e una serie di testi critici in occasione di mostre e rassegne alla galleria La Cometa di Roma.

Essendo ebreo, in concomitanza con le leggi razziali non vive un periodo di tranquillità, infatti tornerà ad esporre solo nel dopoguerra. Nel 1945, poi, Roberto Melli ottiene anche la cattedra di insegnante di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Continua ad esporre e a scrivere fino agli anni Cinquanta, nel 1957 si tiene la sua prima personale a Roma. Nel 1958, anno della sua morte, la Galleria Nazionale gli dedica un’antologica ricca e dettagliata.

Roberto Melli: gli esordi e la Secessione romana

Dopo la partecipazione alle prime esposizioni a Genova, con opere come L’attrice Giulietta de Riso, Roberto Melli si trasferisce a Roma. Qui, si avvicina alla cultura della Secessione, facendo notare subito la sua forte attenzione alla forma e all’equilibrio compositivo.
Alla Mostra della Secessione del 1913 presenta L’ometto e Maschera di Garavaglia, due sculture profondamente legate al linguaggio di Medardo Rosso.

Figura e spazio dialogano con una sapienza che poi filtrerà anche nelle opere pittoriche e xilografiche. Alla Secessione del 1915 espone invece lo studio Ritratto di mia moglie, lo stesso tradotto in bronzo, poi la dura scultura Signora col cappello. Ancora, Ritratto del pittore V. Costantini e due Disegni.

Valori Plastici

Il primo dopoguerra rappresenta per Roberto Melli il passaggio al ritorno all’ordine. A Roma è fondatore di Valori Plastici, di cui sarà animatore come critico e pittore. Comincia a dare estrema importanza al valore plastico dello spazio e della figura, allontanandosi piano piano dalla scultura.
Al novembre dello stesso anno, infatti, risale la Prima rinnegazione della scultura e un evidente trasporto, al contrario, verso lo studio del colore.

Dopo aver partecipato a numerose mostre europee di Valori Plastici, nel 1922 prende parte alla Fiorentina Primaverile. Vi espone dipinti e sculture già visti precedentemente: Signora col cappello e Ritratto di mia moglie.

Quest’ultimo viene però rivisto attraverso uno studio del colore equilibratissimo, che dona una complessiva armonia al dipinto. Ritratti della moglie, nature morte e piccoli soggetti quotidiani fanno parte del repertorio di Roberto Melli.
Il suo ritorno all’ordine consiste nella ricerca di un cromatismo che ha valore formale e spaziale e si manifesta come un mosaico bidimensionale.

Il tonalismo della Scuola romana

Dopo gli anni Venti, Roberto Melli si unisce ad Emanuele Cavalli (1904-1981) e a Giuseppe Capogrossi (1900-1972) nell’elaborazione del Manifesto del Promordialismo plastico. Ispirato dal tonalismo studiato e approfondito insieme agli altri negli affreschi di Pompei, si inoltra in una pittura delicata e limpida.

Così, i suoi soggetti cominciano ad essere costruiti come da tasselli di colore uniti gli uni agli altri, come in un puzzle estremamente armonico. Uno spazio costruito dal tono si potrebbe definire la pittura di Roberto Melli, intima nella sua accezione silenziosa e placida.
Non c’è nulla del significano perturbante, tipico delle frange espressioniste della scuola romana, perché tutto risulta chiaro ed equilibrato.

Forma e colore si armonizzano in una visione nitida e concreta, ma allo stesso tempo leggera e impalpabile. Tarsie di colore si uniscono nella creazione di opere come Radiche gialle o Case a Testaccio, da cui emerge anche una certa nota metafisica.

Nel 1932, alla mostra del sindacato fascista a Roma, presenta Mezza figura, Campanello, Natura morta, Paesaggio grigio e Paesaggio sereno, Vaso bianco e Figura. Alla Quadriennale di Roma del 1935 espone Natura morta, Composizione, Testa di donna e Ritratto.
Espone fino al 1938, anno dell’emanazione delle leggi razziali. Nel dopoguerra sarà debitamente celebrato come pittore, scultore e critico.

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