Ivan Meštrović

Ivan Meštrović. Sergio dallo sguardo bieco (dettaglio). Scultura in marmo
Sergio dallo sguardo bieco (dettaglio). Scultura in marmo

Biografia

Ivan Meštrović (Vrpolje, 1883 – South Bend, 1962), nato in un piccolo villaggio della Croazia, inizia fin da bambino ad intagliare il legno e a scolpire piccole porzioni di pietra in maniera artigianale, ma molto agile.

Vista la sua attitudine artistica, viene inviato dalla famiglia a studiare a Spalato, sotto la guida dello scultore Ivan Rendić (1849-1932). In seguito, nei primi anni del Novecento, si sposta a Vienna per frequentare l’Accademia di Belle Arti.

I primi anni a Vienna passano per Ivan Meštrović tra difficoltà e stenti, ma anche nel totale assorbimento della cultura secessionista, che permea profondamente già le prime opere del giovane scultore.

Ciò che lo contraddistingue sin dall’inizio è una ricerca spasmodica di una linea ideale e quasi astratta, che offre un pressoché completo distacco dalla ricerca verista. Le sue figure sono originalissime e cariche di tensione spirituale sin dalle prime espressioni, quando è ancora studente dell’Accademia.

Il perfezionamento a Parigi

Profonda è l’influenza che gli scultori tedeschi Franz Metzner (1870-1919) e Hugo Lederer (1871-1940) esercitano sul giovane, così come quella di Auguste Rodin (1840-1917), che conosce durante una sua mostra viennese.

Ne rimane profondamente colpito, tanto da decidere di trasferirsi a Parigi per perfezionarsi, nel 1908. Ma a questa data, lo scultore ha già realizzato diverse opere, molto vicine alla cultura della Secessione viennese, alle cui mostre spone dal 1902 al 1910.

È per lui un periodo molto produttivo, in cui si dedica prevalentemente a figure di bambini, donne e anziani della sua terra d’origine, la Croazia. Spesso raffigurati nei loro abiti tradizionali slavi, questi personaggi rappresentano l’essenza della poetica dell’artista croato, che frequentemente sfocia in un intenso ed elegante primitivismo che lo lega con un filo diretto alla civiltà minoica o alle espressioni scultoree della Grecia arcaica, basta notare le somiglianze con la solennità ieratica delle korai e dei kouroi.

Allo stesso tempo, si svela un forte espressionismo sfociato da una dimensione interiore e personale che si nota nella lavorazione levigata o tormentata del marmo, del bronzo, della pietra e ancora del legno.

Il contatto con l’Italia e il primo dopoguerra

Lavorando a livello monumentale per il Tempio di Vidovdan, non manca però di partecipare alle più importanti rassegne internazionali: nel 1907 espone alla Biennale di Venezia e nel 1911 alla Mostra Internazionale di Roma, in cui ottiene il primo premio.

A questo punto, Ivan Meštrović si ferma per due anni a Roma, entrando in contatto con gli artisti liberty e simbolisti e stabilendo un legame con la Secessione, alle cui mostre partecipa nel 1913 e nel 1914.

Incredibile è il genio e la spontaneità con cui lo scultore realizza alcuni soggetti che sembrano trarre linfa vitale dal diretto contatto con la statuaria antica, rielaborata tramite una interpretazione espressionista e una fervida attenzione agli angoli, ma anche alle forme smussate, al muscolo, alle pose, allo sforzo, alla concentrazione dei volti.

Alla fine della Prima guerra mondiale, si avvicina sempre di più al gusto Déco, come si nota soprattutto dai nudi che realizza nel corso di tutti gli ani Venti. I successi si susseguono incessanti alle Biennali veneziane, ma anche nel resto d’Europa e a Zagabria, città in cui vive dal 1919 al 1939, per insegnare scultura in Accademia.

La realizzazione di monumenti in Croazia, insieme al restauro e al felice connubio tra scultura e architettura caratterizzano tutti gli anni Trenta, quando diviene un vero e proprio simbolo dell’arte dalmata, nonostante la sua opposizione al regime serbo del Regno di Jugoslavia, che pagherà duramente.

Gli ultimi anni tra Italia e Stati Uniti

Durante la Seconda guerra mondiale, viene imprigionato a Zagabria fino al 1942. Uscito di prigione, viene ospitato dal Pontificio Collegio Croato di San Girolamo a Roma, dove lascia alcune preziose opere d’arte.

Dopo un breve periodo in Svizzera, nel 1947, Ivan Meštrović si trasferisce negli Stati Uniti a Syracusa. In America è protagonista di un rinnovato successo, grazie alle numerose mostre che gli vengono dedicate.

Ricevuta la cittadinanza americana nel 1954, continua a lavorare fino agli ultimi anni, nonostante una grave malattia. Nel 1955, si trasferisce a South Bend, in Indiana, dove rimane fino alla morte, sopraggiunta nel 1962, all’età di settantanove anni.

Ivan Meštrovič: una scultura senza tempo, tra Secessione ed Espressionismo arcaizzante

«Nessun artista lo superò mai per sicurezza ed unità di concepimento e di esecuzione. Naturalmente l’arte di Mestrovic, per essere tanto sincera e diretta, riflette limpidamente la sua natura etnica, e risente dei modi con cui primamente si definì, e dell’insegnamento che, primo, formò il suo spirito di artista».

Con queste parole l’ambasciatore Mario Lago, in occasione della Biennale di Venezia del 1914, descrive Ivan Meštrović, ormai nel pieno del successo.

Tra le prime opere dell’artista, realizzate all’inizio del Novecento, vi sono Il giovine e Cura materna, che presentano figure già estremamente vigorose, intessute do tutto il carattere tormentato della Secessione viennese.

Sono degli stessi anni opere intense come Timor DeiLa fontana di Piazza Wilson a Zagabria, mentre, seguendo la matrice primitiva dei canti popolari progetta l’opera d’arte che unisce scultura e architettura nel Tempio di Vidovdan, in Kosovo, in cui rende protagonisti gli eroi della storia slava.

Senza nessun segno di incertezza, tutte le opere dell’artista croato serbano un profondo e geniale vigore spirituale, come si nota da quelle presentate alla Biennale veneziana del 1907, Ritratto di famiglia, Ritratto di un drammaturgo slavo, Abbandonata, Bambino e Re Pietro di Serbia.

Con la personale all’Internazionale di Roma del 1911 riceve un successo enorme, che rimarrà scolpito nella sua carriera.

Vi presenta settantasei opere, le più rappresentative della sua produzione, tra cui Vedova con bambino, Sfinge, Testa di donna, Cariatide in legno, Vecchia, Vedova, Ricordanza, Sergio dallo sguardo bieco, Torso, Testa di Milos Obilic, La fanciulla di Kosovo, Il Laocoonte dei nostri tempi.

Un’energia senza tempo si sprigiona dalle sue sculture forti e monumentali, ma anche in quelle più piccole e delicate, come il Ritratto di Leonardo Bistolfi esposto alla Secessione romana del 1913, insieme a Bassorilievo, Madre e Testa di Cristo.

Il Guerriero compare, invece, alla Secessione del 1914. Nello stesso anno, tiene una personale alla Biennale Veneziana, dove viene acclamato per le sue forme tese ed eterne, ricche di afflato simbolista, come dimostrano il bassorilievo con la Pietà, La danzatrice e L’autoritratto.

Astrazione, allegoria, primitivismo si uniscono in una interpretazione magica e misterica della scultura, come è chiaro dal mausoleo della famiglia Račić, realizzato dall’artista nel 1922, Ragusavecchia in Dalmazia.

Diverse opere sacre compaiono alla Biennale del 1926: Madonna col Bambino, San Francesco, Arcangelo Gabriele e Maddalena. Un solido equilibrio traspare anche dalle opere più espressioniste e sentite eseguite a Zagabria, tra cui La storia dei Croati e il Monumento ad Andrija Meduli.

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