Minozzi Filiberto

Filiberto Minozzi. Brezza mattutina, 1908. Tecnica: Olio su cartone , 27,5 x 35 cm
Brezza mattutina, 1908. Tecnica: Olio su cartone , 27,5 x 35 cm

Biografia

Filiberto Minozzi (Verona, 1877 – Milano, 1936) si trasferisce dalla sua città natale Verona a Milano, per frequentare l’Accademia di Brera, sotto la guida di Giuseppe Mentessi (1857-1931). Durante gli anni di studio, si distingue subito per l’abilità nella pittura di paesaggio, per cui viene notato da Alberto Grubicy.

Molto giovane, quindi, Filiberto inizia proprio a frequentare la Galleria Grubicy in piazza Cairoli a Milano. Qui conosce Giovanni Segantini (1858-1899) e Carlo Fornara (1871-1968), pittori con cui stringe una profonda amicizia. Questi lo introducono alla pittura divisionista e soprattutto allo studio del paesaggio dal vero, lontano dalla rigidità accademica.

La galleria Grubicy a Milano e la Riviera ligure

Stretto un contratto con Aberto Grubicy, Filiberto Minozzi inizia una vasta produzione di opere che compaiono alle esposizioni milanesi della Famiglia Artistica. Il suo esordio, però, avviene alla Triennale di Milano del 1900. I suoi luoghi prediletti sono quelli del Canton Ticino, ma ben presto, anche per gli interessi di Grubicy, si sposta sulla Riviera ligure.

Prima si stabilisce a Santo Stefano Ligure e poi a Bordighera, che diventerà la sua casa per molti anni. L’interesse per le marine si fa sempre più forte, tanto che i dipinti del primo decennio del Novecento sono quasi tutti dedicati a soggetti legati alla Riviera. Nel 1904 compie un viaggio in Francia, a Cap Martin, in Costa Azzurra, per realizzare anche qui numerosi studi e marine.

Al 1907 risale la sua partecipazione alla Mostra dei Divisionisti italiani a Parigi, ottenendo un notevole successo. La sua pittura risulta malinconica e trasparente allo stesso tempo, composta da un tratto divisionista personale e veloce, fatto di filamenti delicati e pulviscolari.

Il dopoguerra, i viaggi e l’incisione

Rientrato in Italia allo scoppio della guerra, Filiberto Minozzi subisce un brutto periodo di inattività, dovuto sia al conflitto che al manifestarsi di una malattia grave. In questi anni, si allontana piano piano sia da Grubicy (che morirà nel 1922) che dalla pittura, per inoltrarsi nello studio dell’incisione e soprattutto per avvicinarsi alla musica.

Negli anni Venti, si ritira sul Monte Rosa, per poi iniziare una serie di viaggi che lo portano prima in Scandinavia (espone ad Oslo nel 1929), poi in Africa e in Oriente. Questi viaggi lo portano a realizzare una lunga serie di studi e disegni, ultime e profonde esperienze della sua carriera di artista. Rientrato a Milano, ormai stanco e malato, vi muore nel 1936, alla giovane età di cinquantanove anni.

Filiberto Minozzi: il Divisionismo tra paesaggi liguri e lombardi

Il Divisionismo di Filiberto Minozzi si presenta sin da subito crepuscolare e allo stesso tempo delicato e luminoso. Influenzato fortemente dalla poetica segantiniana, esordisce con alcuni disegni e sanguigne alla Triennale di Milano del 1900, carichi di significati simbolici e melanconici.

Alcuni soggetti di questi primi anni di lavoro sono Il mago della montagna, Sotto la pioggia, La nube e numerosi notturni che saranno sempre molto presenti nella produzione di Filiberto Minozzi.

Con il trasferimento in Liguria, il territorio montano viene sostituito, nelle sue opere, dalle marine, a tratti burrascose e a tratti serene, ma sempre pervase da quel senso di leggera inquietudine. Non solo pittore, ma anche abile incisore, utilizza l’acquaforte e il monotipo, per la definizione di atmosfere spesso cupe e di notturni.

Al 1910 risale il dipinto L’eterna sorgente, presentato alla mostra di Cremona, mentre al 1916 una serie di dipinti simbolisti come Sinfonia crepuscolare, Chiaro di luna e Libeccio a Cap-Martin. Una tavolozza brillante e ricca di effetti luministici pervade queste opere intense che richiedono un’elaborazione lunga per la continua ricerca della perfezione da parte di Filiberto Minozzi.

Sono di questi anni liguri e francesi L’ultima fatica del giorno (Bordighera), Scoglio a Bordighera, Acqua e cielo – Cap-Martin, Libeccio e Marina crepuscolare.

Una pennellata più carica e libera

Piano piano, attorno alla metà degli anni Dieci, dopo la guerra, il pittore veronese abbandona il divisionismo per farsi interprete di una pennellata più sciolta, post impressionista. Un tratto più sincero e sintetico caratterizza le opere montane eseguite dopo il suo trasferimento ad Alagna Valsesia, ai piedi del Monte Rosa.

Ora, non più il mare, ma di nuovo le cime innevate o i prati verdi sono i suoi soggetti. Così, Filiberto Minozzi realizza dipinti quali Chiesetta al sole, Il Melezet, Il mormorio d’un ruscello (Alagna), Alpe di maggio. Agli ultimi viaggi, prima in Europa del Nord, poi in Africa, appartengono paesaggi quali Mare del Nord e Tramonto ad Aden.

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