Giuseppe Miti Zanetti

Giuseppe Miti Zanetti. Vallata. Tecnica: Olio su tela
Vallata. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Miti Zanetti (Modena, 1860 – Milano, 1929) frequenta le Accademie di Modena e Bologna, in modo molto irregolare, per poi trasferirsi a Venezia nel 1879. Per il ventenne Giuseppe, Venezia rappresenta un forte stimolo artistico, soprattutto per quanto riguarda la pittura simbolista.

I dipinti dei primi anni sono infatti caratterizzati dalla rappresentazione di una Venezia fantastica, immaginifica, carica di valori simbolici ed emotivi. Il sogno e la poesia, nell’arte di Giuseppe Miti Zantetti, si uniscono in un connubio felice, che lo rende quasi un pittore romantico, soprattutto per la trattazione del paesaggio.

Non solo Venezia è la sua fonte di ispirazione, ma anche le pianure venete ed emiliane, con i loro acquitrini misteriosi, e la montagna dolomitica, maestosa, imponente e tragica nel senso romantico della parola. Molti hanno accostato l’esperienza di Miti Zanetti a quella di Antonio Fontanesi (1818-1882), altri a quella dei paesisti nordici.

Ma Venezia porta con sé il valore di pittori come Mario De Maria (1852-1924), Pietro Fragiacomo (1856-1922), i Ciardi ed Ettore Tito (1859-1941). E il giovane modenese prende spunto un po’ da tutti questi maestri, per una pittura intensa e significativa.

Tra pittura e acquaforte

Giuseppe Miti Zanetti esordisce a Milano nel 1884, con paesaggi dalla forte valenza emotiva e lirica. Il suo percorso espositivo sarà, da questo momento in poi, lungo e ricco, e condurrà l’artista a partecipare alle mostre italiane e non fino a tutti gli anni Venti del Novecento.

Non mancherà le Biennali di Venezia, ma nemmeno le Promotrici genovesi e torinesi e le esposizioni nazionali più importanti. Sin dai primi anni del Novecento, si occupa di incisione, accompagnandola alla pittura. Nel 1901 partecipa al Concorso Alinari per l’illustrazione della Divina Commedia, occupandosi dell’ottavo canto del Purgatorio.

Poco dopo, inizia a lavorare come illustratore per la rivista “Novissima”, mentre nel 1910 tiene una personale alla Biennale Veneziana, in cui ottiene le lodi di Ugo Ojetti che scrive di lui: «Giuseppe Miti Zanetti è acquafortista e pittore d’una tragicità romantica, già innamorato delle tristezze delle paludi malariche, ora sbrigliato a inventare con una fantasia inesausta paesaggi di sogno su due o tre toni soli, pur con profonda scienza della realtà».

Sempre presentando opere pittoriche e suggestive acqueforti, Miti Zanetti, partecipa alle Biennali veneziane fino al 1926, aggiungendo poi anche la tecnica del monotipo. Dopo tre anni, muore a Venezia, all’età di sessantanove anni.

Giuseppe Miti Zanetti: un paesaggio melanconico tra romanticismo e realtà

I primi paesaggi che presenta alla mostra di Milano del 1884, Armonia, Nella pace e Ultima ora, già ci mostrano il chiaro indirizzo del pittore. La sua è una poetica fatta di tanti riferimenti alla suggestione emotiva e poetica: il paesaggio è visto nelle sue verità esteriori e tangibili, ma allo stesso tempo nasconde una sensibilità simbolica che ha sempre caratterizzato l’opera dell’artista.

Di base a Venezia, Giuseppe Miti Zanetti si fa interprete di una pittura incentrata sulle zone del Veneto e della sua Emilia, sempre rielaborate in maniera evocativa e spesso onirica. Alla Nazionale di Venezia del 1887 espone Tramonto, mentre alla Nazionale di Bologna dell’anno successivo presenta Ave Maria. Laguna veneta, Figlio della Laguna, Ultima luce, Calma e Mattino. Bragozzi da pesca.

La luce, che sia quella lunare o solare, svolge sempre un ruolo fondamentale, lirico. Paludi e campi della pianura sono spesso i protagonisti dei dipinti dell’artista modenese, con le loro suggestioni malinconiche e a tratti inquietanti. La drammaticità del romanticismo si unisce alla sottile interpretazione simbolica del paesaggio, in opere come Paludi di Torcello o Le vignole presentate nel 1891 a Torino.

I notturni, la Laguna veneziana, le Dolomiti nell’immaginario poetico di Giuseppe Miti Zanetti

Autunno e Giudecca fanno la loro comparsa alla Mostra Nazionale di Roma del 1893, mentre il notturno Venezia addormentata alla I Biennale del 1895. Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896 tiene una personale con ventidue opere, tra cui Giudecca di notte, Pesca sottomarina a Chioggia, Notte d’estate, In laguna, Riva degli Schiavoni.

Ben undici opere compaiono poi alla Biennale veneziana del 1899: dipinti velati di mestizia e lirismo come Tristezza, Una sera, Giorno che muore e Alla foce del Piave. Le prime acqueforti vengono presentate da Giuseppe Miti Zanetti all’Esposizione Nazionale di Verona del 1900, tra cui Rio e Notturno.

Alla Biennale del 1905 espone i suggestivi Venezia addormentata, Nuvola, Vento, Miseri abituri, Stagno, Nell’oblio, La giudecca. L’imponente personale alla Biennale del 1910 suscita lodi da parte della critica. Tra i trenta dipinti esposti troviamo Visione di pace, Una notte a Burano, Alla foce del Piave, Valle di Cadore, Malaria, Vespero d’autunno, Una notte a Chioggia, Temporale vicino, Vetta illuminata, Nebbia della notte e Sul limitare del bosco.

Nel 1913, Giuseppe Miti Zanetti viene invitato ad esporre alla Secessione romana, dove presenta tre acqueforti, Notte in laguna, Il molo e Piazza san Marco e il monotipo Venezia addormentata. I suoi poetici e affascinanti dipinti e incisioni continuano a comparire alle Biennali fino al 1926. Ne sono esempio Sonno, Scirocco e Ultima luce.

Risale al 1927 la sua personale alla Galleria Pesaro di Milano. Vi compaiono ben ottantadue opere, tra cui Palazzo ducale, Palude in fiore, Pescarenico, Sera – Cannaregio, Squeri a Chioggia, Lembo di Venezia, In riva al lago, Notte lunare a Venezia, In riva al Brenta, Primavera grigia, Vallata, Armonia della notte, Alba e Luna piena e tramonto a Chioggia.

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