Giulio Monteverde

Giulio Monteverde. La Giovinezza di Colombo. Scultura in bronzo
La Giovinezza di Colombo. Scultura in bronzo

Biografia

Giulio Monteverde (Bistagno, 1837 – Roma, 1917), nato da un’umile famiglia piemontese dell’Alessandrino, dimostra sin da bambino una spiccata propensione verso le arti plastiche. Suo padre, notata questa forte attitudine, lo introduce nella bottega di un intagliatore in legno di Casale Monferrato.

Alla fine degli anni Quaranta, ancora giovanissimo, Giulio Monteverde realizza i primi crocifissi policromi in legno, ma anche il portale intagliato della chiesa di S. Francesco ad Acqui Terme. Negli anni Cinquanta, sempre a Casale Monferrato, passa a lavorare nella bottega di Giovanni Bistolfi, altro intagliatore in legno e padre di Leonardo (1859-1933), che lo incoraggia a continuare la carriera di scultore.

Il trasferimento a Genova e il Pensionato a Roma

A questo punto, il giovane artista si sposta a Genova per frequentare l’Accademia Linguistica sotto la guida di Santo Varni (1807-1885), che gli trasmette quella delicatezza purista che guarda al Quattrocento toscano e, allo stesso tempo, anche una equilibrata attenzione alla resa verista delle pose e degli atteggiamenti umani.

Nel 1863, Giulio Monteverde esordisce alla Promotrice genovese, dove viene premiato subito con la medaglia d’oro, seguita, nel 1865, dall’ottenimento del Pensionato artistico a Roma, dove si trasferisce immediatamente.

Qui, si inserisce subito nell’ambiente artistico che gravita attorno al Caffè Greco, facendo la conoscenza di Pietro Tenerani (1789-1869). Nel frattempo, continua a mandare saggi di pensionato a Genova che lo mostrano ancora molto vicino al linguaggio purista.

È solo verso la fine degli anni Sessanta che si rivolge ad un più deciso verismo, soprattutto nella resa spontanea dei movimenti e nella scelta di temi intimi e quotidiani, caratterizzati da una visione schietta e allo stesso tempo misurata della realtà, soprattutto nell’esecuzione di scene dedicate al mondo dell’infanzia, del gioco, dello scherzo.

Il definitivo spostamento a Roma e il successo

Continuando ad esporre a Genova, Torino e alle principali Mostre nazionali, Giulio Monteverde comincia ad occuparsi delle raffigurazioni di alcuni personaggi storici, presi nelle loro azioni più semplici e naturali, private della ridondante qualità celebrativa della scultura accademica.

L’artista piemontese, infatti, è particolarmente versato nella rappresentazione di atteggiamenti umili ed intimi, per così dire privati, e in ogni caso trattati con estremo verismo, costituito da movimenti repentini e inaspettati e da guizzi di vivacità umana ed emotiva.

Negli anni Settanta, il successo dello scultore è ormai all’apice: riceve committenze non soltanto in Italia, ma anche all’estero. Nei monumenti funerari e celebrativi, Giulio Monteverde è in grado di inserire una vivissima abilità tecnica e a tratti un virtuosismo compositivo di grande impatto, senza mai tralasciare il sostrato verista della sua vocazione, così come si riscontra nei numerosi e significativi ritratti.

Il decennio successivo conferma il suo ruolo di scultore ufficiale, decretato anche dalla nomina di Senatore del Regno nel 1889 e dalle diverse opere monumentali che realizza in molte città italiane, da Torino a Catania.

Le sue sculture monumentali, piano piano, abbandonano quel pacato verismo e si riempiono sempre di più di una retorica sottile, che sfocia in un simbolismo allegorico di stampo Liberty.

Questi elementi caratterizzano soprattutto la produzione degli anni Novanta e del primo decennio del Novecento, in cui lo scultore, seppur ormai anziano, continua a lavorare instancabilmente, adeguandosi ai nuovi linguaggi. Muore a Roma nel 1917, ad ottant’anni.

Giulio Monteverde: una scultura equilibrata, tra Purismo e Verismo

L’esordio di Giulio Monteverde avviene alla Promotrice di Genova del 1863, in cui presenta un Cristo alla colonna, apprezzato dalla giuria a tal punto da premiarlo con la medaglia d’oro. Nel 1866, già a Roma per il pensionato, invia ancora a Genova La vergine saggia e la vergine folle, gruppo andato perduto, ma ancora impostato su un delicato purismo.

I primi accenti più propriamente veristi, cominciano ad incanalarsi nella scultura di Monteverde a cominciare dagli ultimi anni Sessanta, quando popola la sua produzione di figure infantili intente in diverse ed argute attività: ne sono esempio Bambini che giocano con un gatto, L’ingenuità e Bambino che scherza con un gallo.

Per giungere poi al Le prime impressioni di Cristoforo Colombo, presentata alla Mostra Nazionale di Parma del 1870, che rappresenta un Colombo ritratto nella sua fanciullezza, pensieroso, quasi già proiettato nel suo viaggio futuro.

Nel 1872, a Milano, lo scultore presenta il Genio di Beniamino Franklin, scultura in cui, per la prima volta, si dedica all’esaltazione del progresso scientifico, che ritorna in una delle sue opere più famose, Edoardo Jenner che inocula il vaccino al figlioletto.

Quest’ultima è un chiaro esempio di adesione al vero, non solo nella resa della velocità con cui Jenner afferra le braccia del figlio per farlo stare fermo e per iniettargli il vaccino, ma anche nella naturalezza delle espressioni e delle pose. Grazie a questa scultura, Giulio Monteverde raggiunge un successo di dimensioni internazionali, dopo l’Esposizione di Vienna del 1873.

I monumenti celebrativi

A questo punto, viene incaricato di realizzare numerosi monumenti celebrativi, tra cui quello a Giuseppe Mazzini a Buenos Aires del 1874, per giungere al famoso Monumento a Bellini per Catania, eretto nel 1883, che presenta, sul basamento, le quattro figure rappresentanti le sue opere principali, La Norma, La sonnambula, Il pirata, I puritani.

Nel 1893, lo scultore presenta alla Mostra Nazionale di Roma Eterno dramma e Testa in bronzo, mentre, nel 1903, partecipa alla sua unica Biennale di Venezia con il Ritratto di Verdi.

In questi ultimi anni, si riscontra, nella sua produzione una spiccata adesione al linguaggio decorativo Liberty, come si nota da L’anima in alto!, gruppo esposto all’Internazionale di Roma del 1911.

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