Iginio Montini

Iginio Montini. Tigre che Attacca un Elefante. Tecnica: Scultura in Bronzo, 45 x 17 x 30 cm
Tigre che Attacca un Elefante. Tecnica: Scultura in Bronzo

Biografia

Iginio Montini (Cividale del Friuli, 1874 – Firenze, 1954), nato in Friuli, si trasferisce a Firenze per formarsi al seguito dello scultore Antonio Garella (1863-1919), famoso per la realizzazione di numerose statue dedicate a Garibaldi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo.

Inizialmente, il monumentalismo celebrativo del maestro entra a far parte del linguaggio di Montini che, nei primi anni, si dedica all’esecuzione di diversi monumenti pubblici, non solo in Italia, ma anche all’estero, in particolare in America del sud, viste le origini argentine della sua famiglia.

Prima della guerra, espone a Firenze una serie di sculture di genere dedicate a diversi soggetti piacevoli, a piccoli ritratti e a scenette della quotidianità.

Il successo degli anni Venti e Trenta

Terminata la prima, sperimentale fase, l’autore, in corrispondenza della fine del Primo conflitto mondiale, inizia a dedicarsi ad un tipo di scultura dal piacevole sapore decorativo, che unisce ad una sempre attenta e vivace osservazione del vero.

Tutto questo si traduce nella predilezione del genere animalier, come si nota dalle opere esposte alla Fiorentina Primaverile del 1922, in corrispondenza anche del successo ottenuto da Alfredo Biagini (1886-1952) e Sirio Tofanari (1886-1969), con le loro sculture dello stesso genere.

Trasferitosi definitivamente a Firenze, Iginio Montini, nel 1921, assume la direzione della Scuola d’Arte applicata alla Ceramica, poi trasformatasi in Regia Scuola di Disegno Professionale, proprio con il suo intervento. Nel frattempo, partecipa con regolarità alle Promotrici di Belle Arti di Torino a partire dal 1925, e alle Mostre Regionali d’Arte Toscana dal 1928 al 1942.

Lo scultore continua a lavorare fino agli anni Cinquanta, sempre dedicandosi alla direzione della Scuola e ai suoi piccoli lavori decorativi che gli fanno ottenere diverse committenze private. Muore a Firenze nel 1954, a ottant’anni.

Iginio Montini: la scultura animalier

Come accennato, all’inizio degli anni Dieci, lo scultore friulano subisce l’influenza del suo maestro Garella ed esegue diverse statue di carattere celebrativo, tra cui un monumentale busto di Dante per l’Università di Lima, in Perù.

Nel 1914, prima dello scoppio della Guerra, sembra già aver cambiato rotta: a Firenze espone una serie di sculture di genere come Il favorito, Gauchos nella pampa argentina e Un filosofo, caratterizzate da un modellato fresco e vibrante dovuto anche all’uso di diversi media, dal bronzo, alla ceramica, alla terracotta, utilizzata nella scultura Nella campagna romana del 1919.

Alla soglia degli anni Venti, Iginio Montini comincia a dedicarsi quasi esclusivamente al genere animalier, come si può notare dalle opere in bronzo con cui partecipa alla Fiorentina Primaverile del 1922, Capra e Struzzo.

Toro e Gazzella compaiono alla Mostra Regionale d’Arte Toscana del 1928, Elefante alla Promotrice torinese dello stesso anno e Levriero a Firenze nel 1929. Nel 1930, propone invece Coniglio, Scoiattolo, Volpe, Cane da caccia e Cervo, tutti in bronzo.

L’apice del successo, per Iginio Montini, giunge dunque tra gli anni Venti e Trenta, proprio in corrispondenza del lavoro di altri scultori animalier italiani come Sirio Tofanari ed Alfredo Biagini, più giovani di Montini di una decina d’anni.

Si tratta di sculture decorative dal sapore esotico e di piccolo formato, destinate a divenire eleganti oggetti d’arredo. Rispetto a Biagini e Tofanari, che operano una lesta stilizzazione e sintesi decorativa, Iginio Montini rimane più fedele al vero, ponendo attenzione alla resa epidermica degli animali.

Ciò si può ben notare anche dalla statuetta dell’Elefante, scolpito nel corso degli anni Venti ed esposto nel 1925 a Brera, nel 1926 presso la Mostra degli Amatori e Cultori di Roma, nel 1927 a Firenze e nel 1928 alla Promotrice di Torino e da Pantera, esposta a Firenze nel 1931. Nel 1942, a Palazzo Strozzi, sua ultima mostra importante, espone Coniglio.

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