Moricci Giuseppe

Giuseppe Moricci. Piazza del Mercato Vecchio a Firenze, 1860 (dettaglio). Tecnica: Olio e matita su tela , 67 x 58 cm
Piazza del Mercato Vecchio a Firenze, 1860 (dettaglio). Tecnica: Olio e matita su tela , 67 x 58 cm

Biografia

Giuseppe Moricci (Firenze, 1806 – 1879) si forma al seguito di Giuseppe (1813-1843) e Luigi Sabatelli (1772-1850). La sua prima fase, dunque, è certamente legata alla pittura di storia, come dimostrano le tele presentate alle prime esposizioni e come rivela anche il premio ricevuto nel 1828 all’Accademia di Firenze per il disegno storico.

Continua ad esporre soggetti storici fino alla metà degli anni Trenta, per poi passare ad una pittura di genere tutta incentrata sull’intima partecipazione emotiva dell’autore e su un’intimità molto più legata al verismo lombardo che toscano. Da questo punto di vista, Giuseppe Moricci si può facilmente affiancare alla pittura del bresciano coetaneo Angelo Inganni (1807-1880).

Le affinità con Angelo Inganni

Quest’ultimo, vedutista e esecutore abile e vivace di scene quotidiane che hanno come protagonisti soggetti del popolo e della strada, utilizza spesso contrasti di luce e di oscurità, inserendo focolari o tizzoni ardenti, lanterne e spiedi, per illuminare personaggi intenti nelle loro azioni.

Questa modalità, per così dire, neo fiamminga, appartiene tanto ad Inganni quanto a Giuseppe Moricci, soprattutto quando intende rappresentare le feste notturne della tradizione fiorentina.

Animosità, brio, capacità narrativa e intimità domestica resa in tutte le sue sfaccettature sono le principali caratteristiche delle opere del pittore toscano, che espone presso la Promotrice fiorentina dal 1846 al 1878.

“Puntura”

Quasi sempre con soggetti di genere partecipa alle mostre, pur offrendosi talvolta alla pittura di storia e a episodi della letteratura. A Firenze, Giuseppe Moricci lavora anche come illustratore per diversi giornali satirici, firmandosi quasi sempre con lo pseudonimo parlante di “Puntura”.

Assiduo frequentatore del Caffè Michelangelo, il pittore stringe amicizia con i rappresentanti della pittura di macchia, come Telemaco Signorini (1835-1901). Non è un caso, che negli anni Sessanta, comunque già maturo, si rivolga ad un realismo minuzioso e preciso, senza, però, mai cedere allo stile cromatico macchiaiolo.

Verso l’inizio degli anni Settanta, il linguaggio del pittore, fino ad ora molto preciso sia dal punto di vista coloristico che disegnativo, si fa più approssimativo, più veloce e dinamico e poco attento alla resa naturalistica. Espone per l’ultima volta a Firenze nel 1878, muore l’anno successivo, a settantatré anni.

Giuseppe Moricci: una pittura di genere segnata da un’intima partecipazione emotiva

I primi anni di produzione di Giuseppe Moricci sono segnati dall’adesione alla pittura di storia, nel solco dei Sabatelli, suoi maestri. Nel 1828, ancora studente, viene premiato per il disegno storico Lazzaro resuscitato dal Salvatore, mentre nel 1833 espone la tela con la Cacciata del duca d’Atene.

Già dall’anno successivo, però, il pittore si rivolge alla tematica di genere, presentando scene umili, intime ed appartate, cariche di una personale partecipazione sentimentale. Un arrotino ambulante è la prima opera di questo tipo, seguita poi da Un ragazzo spazzacamino del 1839.

Questa tematica lo assimila al linguaggio di Angelo Inganni: scene di ambientazione domestica e quotidiana si affiancano a quelle di feste carnevalesche o della tradizione, in cui spesso il buio viene squarciato da luci intense e creatrici di forti contrasti chiaroscurali.

Ne sono esempio Festa notturna alle Cascine e I fuochi per san Giovanni sul Ponte della Carraia. Di tanto in tanto, emergono anche opere legate alla letteratura romantica, come Gli zingari riunitisi nella loro osteria deliberano di assediare la chiesa di Nostra Donna per liberare Esmeralda, episodio tratto dal testo di Hugo.

Ma insieme a queste opere propone anche gli intimi La famiglia dello stalliere, I racconti del nonno e Esterno di una tintoria in via de’ Saponai. Alla Promotrice del 1848 risalgono invece Gruppo campestre, L’orazione del mattino, Famiglia di poveri viaggiatori, I pifferai aquilani e Scena di famiglia, trattati proprio alla maniera del realismo lombardo.

Il realismo

Umorismo disincantato e candore narrativo emergono da opere come L’Orfanella presentata nel 1851, Lo spazzacamino malinconico, apparso alla Promotrice di Genova del 1854, Una cucina rustica e Stalla con bovi del 1857.

Forti contrasti tra fuoco e oscurità sono presenti come continuazione della tradizione fiamminga, per mettere in risalto rustici contadini, fiere donne fiorentine in cucina, ma anche giovanotti che lavorano di notte.

Negli anni Sessanta affronta anche la tematica delle guerre risorgimentali, condividendola con gli amici macchiaioli, in dipinti come Accampamento di gendarmi francesi alle Cascine, Il Re Vittorio Emanuele II visita i feriti dopo la battaglia di Palestro e Accampamento di Ussari francesi.

Anche nel 1861, Giuseppe Moricci si presenta all’Esposizione di Firenze con Episodio dell’ultima guerra in Italia, caratterizzato da particolari realistici e minuziosi. Nel 1866 ritorna ai consueti temi di genere, con dipinti quali Le dolcezze materne e L’avaro sospettoso. Mentre nel 1868, compare Il piccolo stalliere.

All’Esposizione di Parma del 1870 invia Un rabbino orientale in meditazione e per tutto il resto degli anni Settanta le sue classiche opere di genere, forse caratterizzate da una pennellata più sommaria e vorticante. Ne sono esempio le opere La cucina della fattoria, L’ora di ricreazione nell’asilo infantile di Carità di Santa Caterina (1872), Il lume alla madonna (1873), La buona massaia (1876) e Il piccolo venditore di fiammiferi (1878).

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