Giovanni Muzzioli

Giovanni Muzzioli. Festa dei Fiori nel Tempio. Tecnica: Olio su tela, 97 x 162 cm
Festa dei Fiori nel Tempio. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giovanni Muzzioli (Modena, 1854 – 1894) si forma presso l’Accademia Atesina di Modena al seguito di Antonio Simonazzi (1824-1908), Antonio Discovolo (1840-1884) e Luigi Asioli (1817-1877). Ma sin da giovane, ancora studioso in Accademia, guarda con ammirazione le opere di Domenico Morelli (1826-1901) e ne cattura il cromatismo nuovo, sensibile al vero.

Il verismo storico del maestro napoletano, quindi, attrae subito il pennello di Giovanni Muzzioli, che dalla provinciale Modena, giunge al successo proprio riferendosi al suo modello.

Il pensionato a Roma

Vinto il pensionato nel 1872, si trasferisce a Roma l’anno successivo, per frequentare l’Accademia di San Luca. Qui, studia sotto la guida di Francesco Podesti (1800-1895), senza però mai abbandonare l’interesse verso l’accezione verista della pittura.

Ben presto, il giovane e precoce pittore unisce la visione realista a una composizione scenografica frizzante e imponente, soprattutto per le scene bibliche, spesso impostate su un orientalismo fresco e alla moda.

Il suo linguaggio, quindi, interessa subito al pubblico e alla critica, perché riesce ad integrare perfettamente l’osservazione del vero con tematiche storiche e di genere, di grande impatto visivo. La tavolozza è calda e sensuale, così come i suoi saggi di pensionato, sempre ben accolti dall’Accademia.

Il trasferimento a Firenze e il successo europeo

Nel 1876, Giovanni Muzzioli decide di trasferirsi a Firenze e di ritornare solamente per brevi periodi a Modena. Compie il suo ultimo saggio di pensionato nella città toscana, a contatto con i macchiaioli al Caffè Michelangelo. Per lui queste frequentazioni saranno decisive, come del resto i contatti che costruirà con i mercanti d’arte Pisani e Goupil.

Grazie a loro, i suoi dipinti di storia, i soggetti orientalisti, le scene pompeiane diventano tra le più richieste del mercato europeo. Con la sua pittura di gusto internazionale, si avvicina allo stile pompeiano di Lawrence Alma-Tadema (1836-1912), conosciuto a Roma tramite il contatto con Nino Costa (1826-1903) e il suo Golden Club.

Nel frattempo, espone alle rassegne più importanti: alle Promotrici fiorentine, alle Nazionali di Roma, Venezia, Napoli e Milano e ai Salons parigini.

Un esotismo pagano e lussureggiante pervade gran parte delle sue tele, composte da profusione di fiori, di resti antichi, di un estetismo unito sempre però ad una fervida attenzione al vero. Accanto ai temi esotici e classicheggianti, Giovanni Muzzioli si inoltra nella pittura di genere che abbraccia sia scene contemporanee sia ambientazioni neo settecentesche.

Raggiunge un grandissimo successo nel corso degli anni Ottanta, anche se in alcuni dipinti di gusto più intimo si scopre l’influenza della pittura di macchia, grazie alla vicinanza a Silvestro Lega (1826-1895) e Giovanni Fattori (1825-1884). Una pennellata sintetica e verista si riscontra nei ritratti e nelle scene degli ultimi anni. Ancora nel pieno del successo, tornato a Modena, vi muore ancora molto giovane, nel 1895, a soli quarantuno anni.

Giovanni Muzzioli: una pittura alla moda

La prima opera accademica in cui Giovanni Muzzioli guarda esplicitamente al linguaggio di Domenico Morelli è il saggio Torquato Tasso all’Ospedale di Sant’Anna. Il vero e la storia si congiungono felicemente, nel pennello di un artista giovanissimo, che con quest’opera vince il Premio Poletti nel 1872 e quindi il Pensionato a Roma.

Nella Capitale, sotto la guida di Podesti, ma già con uno stile personalissimo e sempre debitore del verismo morelliano, realizza il primo saggio di pensionato nel 1874. Si tratta dell’orientaleggiante Abramo e Sara alla corte del Faraone, dipinto elegantissimo e già di gusto internazionale.

Ma il vero e proprio successo gli arriva dall’esposizione in Accademia di Poppea che fa portare la testa di Ottavia, poi inviato anche all’Esposizione di Napoli del 1877 e debitore di alcuni dipinti di gusto antichizzante di Jean-Léon Gérome (1824-1904). Questo, ultimo saggio di pensionato, suscita ammirazione e critiche sia a Firenze che a Modena, ma alla fine gli vale la nomina di professore onorario all’Accademia della sua città.

Tra soggetti pompeiani, orientalisti e opere più intime

La vicinanza ad Alma-Tadema ben si riscontra in dipinti quali La danza delle spade del 1878, ma anche nella Maddalena, presentata a Torino nel 1880. Ma alle Promotrici fiorentine compaiono anche dipinti dal gusto meno esotico e più intimo, legato alla pittura di macchia. Nel 1881, espone infatti Paesaggio, A mezzo giorno e Nell’aia, caratterizzati da vivide e sintetiche macchie di colore.

Sempre nel 1881, all’Esposizione di Milano, Giovanni Muzzioli rimane invece fedele al gusto internazionale e accattivante con Al tempio di Bacco e Rito funebre – Grecia, dipinti acclamatissimi dal pubblico.

L’offerta nuziale viene presentata dal pittore all’Esposizione di Torino del 1884, La colta delle olive e Al pozzo a quella di Firenze del 1885 e Baccanale a Milano nel 1886 e poi di nuovo al Salon di Parigi del 1889.

Mentre all’Esposizione di Bologna del 1888 compare il famoso I funerali di Britannico, uno degli ultimi, importanti dipinti esposti da Giovanni Muzzioli. La Biennale di Venezia del 1895 lo omaggia dopo la sua morte con l’Idillio e nel 1903 con I funerali di Britannico e Baccanale.

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