Natali Renato

Renato Natali. Tritone. Tecnica: Olio su tavola, 30 x 40 cm. Firmato in basso a destra e sul retro “R. Natali”
Tritone. Tecnica: Olio su tavola. Firmato in basso a destra e sul retro “R. Natali”

Biografia

Renato Natali (Livorno, 1883 – 1979) nasce da una famiglia di artigiani. Prima si interessa alla scultura, poi, dopo aver frequentato per qualche tempo la Scuola di Arti e Mestieri di Livorno, si rivolge alla pittura. Vi rimane per poco tempo perché il carattere indolente e ribelle del giovane non è adatto alle regole accademiche.

Si forma quindi da autodidatta ed esordisce all’Esposizione di Firenze del 1903, dove riceve la medaglia d’argento da parte del Ministero della Pubblica Istruzione. Sin da subito, Renato Natali si fa interprete di una pittura del tutto personale, caratterizzata dall’uso di toni accesi ed in un certo senso espressionisti.

Si fa narratore della vita, soprattutto notturna, di Livorno, con le sue strade, le sue fontane, i suoi lampioni che illuminano le serate scure e solitarie. Nel 1905 partecipa alla Biennale di Venezia, per poi ritornarvi per altre sei edizioni, fino al 1930.

Il caffè Bardi a Livorno e il viaggio a Parigi

Dal 1908, Renato Natali inizia a frequentare il Caffè Bardi in Piazza Cavour a Livorno, luogo di ritrovo di numerosi artisti ed intellettuali. Vi fa la conoscenza di pittori come Ulvi Liegi (1858-1939) e Cafiero Filippelli (1889-1973) e sarà uno degli artisti che si occuperà della decorazione murale del locale.

Il pittore si reca a Parigi nel 1912, ospite del suo amico commediografo e sceneggiatore, sempre livornese, Dario Niccodemi. Ben presto, stringe una intensa amicizia con Amedeo Modigliani (1884-1920). Portando sempre con sé un taccuino su cui realizza schizzi e disegni, Renato Natali imprime nella sua memoria scene e vedute parigine che trasformerà poi in dipinti.

Nel frattempo, pur continuando a dipingere, vive con estremo piacere e sensibilità all’avanguardia la vita artistica parigina, per poi rientrare a Livorno allo scoppio della guerra nel 1914. Gli effetti del soggiorno ben si notano nella pittura successiva, in cui i colori risultano più brillanti e vibranti e la tavolozza più variegata.

Il Gruppo Labronico

All’inizio degli anni Venti, Renato Natali entra a far parte del livornese Gruppo Labronico, insieme a Gino Romiti (1881-1967), Plinio Nomellini (1866-1943), Giovanni Zannacchini (1884-1939), Ulvi Liegi, Giovanni Lomi (1889-1969) e molti altri. L’intento del gruppo è quello di portare alle estreme conseguenze gli insegnamenti lasciati da Giovanni Fattori (1825-1908) nella pittura livornese, tra tradizione post macchiaiola ed avanguardie.

Continua a dipingere per tutti gli anni Trenta soprattutto marine, scene portuali e vedute quotidiane della sua città, interpretandola anche nelle sue sfaccettature più negative. Durante la seconda guerra mondiale vede Livorno cadere sotto i bombardamenti e ne prende spunto per un ciclo doloroso e sentito di dipinti.

Rimane attivo nelle esposizioni fino alla metà degli anni Sessanta, muore nella sua amata città nel 1979, alla veneranda età di novantasei anni.

Renato Natali: le espressive letture di Livorno

Come già accennato, Renato Natali esordisce a Firenze nel 1903 con il dipinto Notte alla cisterna, che gli vale un prestigioso premio. Alla Biennale di Venezia del 1905 già compare un espressivo notturno dedicato a Livorno, la tela Mezzanotte.

La sua pittura, per ora, è influenzata sicuramente dall’eredità della macchia, ma ovviamente utilizzata in maniera espressionista, con colori stridenti e pennellata veloce e sintetica. Vizio compare alla Biennale del 1907, Ombre a quella del 1910.

Il viaggio a Parigi comporta un sensibile cambiamento nella pittura di Renato Natali, prima di tutto perché la linea di contorno si fa più netta, influenzato sicuramente da Modigliani e dalle tendenze Art Nouveau. Rientrato a Livorno, nel 1920 partecipa alla Biennale veneziana con Dramma, mentre nal 1922 ha una sala personale alla Fiorentina Primaverile.

Vi espone Ponte, Musica rusticana, Quiete, Borgata, Allegria rusticana, Carabinieri, Case e una serie di acqueforti e litografie. Il segno, netto e chiaro e il cromatismo d’avanguardia si collegano con la partecipazione di Renato Natali al Gruppo Labronico. Musica rusticana viene riproposto alla Biennale dello stesso anno, insieme al notturno Sera.

Si tratta di scene della Livorno nascosta, quella delle sale da ballo e delle piazze di notte, in cui la vita esplode tra colori accesi e luci accecanti. Ombre e suoni e Luci nell’ombra vengono esposte dal pittore alla Biennale del 1924, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica.

Nel 1924 partecipa con una personale alla Mostra del Gruppo Labronico alla Galleria Pesaro di Milano, presentando quindici opere, tra cui Teatro, Alberi, Alla fonte, Bagni di notte, Rissa, Colpo di mare e Luci di sera. Sempre presso la Galleria Pesaro, ma nel 1928, espone di nuovo con il Gruppo opere quali Contadine in marcia, Vecchia Livorno, Baruffa, Veglione, Notturno, Livorno al mare e Scena di colore.

Alla ribalta e Salto mortale – Circo vengono esposti alla Biennale di Venezia del 1930, mentre risale a due anni dopo l’ultima mostra con il Gruppo Labronico. Vi espone Livorno scomparsa, Attori notturni, Circo equestre, Donne alla fonte, Vento, Scialli, Movimento rusticano e La ronda.

Negli ultimi anni il segno e il colore di Renato Natali si fanno sempre più veloci e sintetici, sempre accompagnati da quella tavolozza fatta di accostamenti onirici e stridenti, in questi notturni misteriosi e luminosi come Notturno piovigginoso, presentato a Genova nel 1964.

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