Nattini Amos

Amos Nattini. Canto VI dell’Inferno. Tecnica: Illustrazione
Canto VI dell’Inferno. Tecnica: Illustrazione

Biografia

Amos Nattini (Genova, 1892 – Parma, 1985) si forma nella Genova di inizio secolo, frequentando l’Accademia Linguistica di Belle Arti. Ma vi rimane soltanto per tre mesi, perché insofferente all’ambiente accademico e perché desideroso di esprimere liberamente il suo carattere vivace e soprattutto il suo primo indirizzo simbolista e liberty.

Attratto dallo studio del corpo umano, approfondisce da solo le figure michelangiolesche e poi decide di frequentare il corso di anatomia alla facoltà di medicina dell’Università di Genova. La sua prima opera grafica risale al 1911, quando è ancora studente presso l’Istituto tecnico.

Si tratta dell’illustrazione delle prime terzine della Canzone del Sacramento di Gabriele D’Annunzio, che lo inserisce sin da subito nel clima culturale simbolista e decadentista. Questo lavoro attira immediatamente l’interesse del pubblicista Francesco Zandrino, che da questo momento in poi incoraggia il lavoro del giovane Amos Nattini, commissionandogli anche l’illustrazione delle Canzoni d’oltremare, sempre di D’Annunzio.

L’attività illustrativa

Ancora una volta, l’artista genovese riesce degnamente nell’impresa illustrativa, tanto da suscitare l’apprezzamento di D’Annunzio stesso, che lo accoglie nella sua cerchia e gli attribuisce l’epiteto di «Pittore degli Spiriti».

A questo punto, il destino del pittore si trova a dipendere, ancora una volta, dall’editore Zandrino, che gli chiede di illustrare la Divina Commedia. Le visioni immaginifiche di Amos Nattini, con le figure dai corpi muscolosi ed eroici, compaiono nelle litografie ideate per ogni canto, cui inizia a lavorare dal 1923. Questo lavoro lo tiene impegnato fino al 1941, anno in cui viene pubblicato l’ultimo volume con il Paradiso.

Nelle immagini dantesche si esprime tutta l’evoluzione stilistica dell’artista genovese, sempre legato alla poetica liberty, e sicuramente intriso dello studio di altri artisti come Giulio Aristide Sartorio (1860-1932).

Fondamentale in questa produzione dantesca è anche l’osservazione della pubblicazione Alinari della Commedia apparsa nel 1900 e a cui avevano lavorato anche pittori simbolisti come Adolfo De Carolis (1874-1928), Giulio Bargellini (1875-1936) e Alberto Zardo (1876-1959).

L’eremo benedettino

Le illustrazioni di Amos Nattini fanno il giro degli editori europei suscitando lodi e apprezzamenti da ogni dove. Le delicate e allo stesso tempo nervose e visionarie immagini dell’artista vengono elaborate nel suo studio milanese, dove spesso ospita amici e colleghi come Leonardo Bistolfi (1859-1933), Arrigo Minerbi (1881-1960) e Ugo Ojetti.

Ma spesso, il pittore si ritrova a lavorare nel suo personale rifugio, nell’ex eremo benedettino di Oppiano di Gaiano (di proprietà materna), vicino Parma, dove si trasferisce definitivamente allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel 1937, grazie proprio alla monumentale illustrazione della Commedia diventa membro dell’Accademia di Parma e Accademico d’onore della Linguistica di Genova l’anno successivo. A questo punto, diventa il solitario “maestro dell’Appennino”, che ospita inglesi e partigiani nel suo eremo, durante la Resistenza. Viene per questo arrestato dai tedeschi, da cui riesce a fuggire al termine della guerra.

Nel 1946, entra nel Partito Socialista e diventa sindaco di Collecchio, paesino vicino all’eremo. Continua lavorare come illustratore ma dipinge anche numerose tavole per alcune aziende del nord, dedicate all’epopea del lavoro umano, sempre di sapore liberty.

Nel 1960 la Galleria Camattini di Parma organizza una personale di Amos Nattini, seguita poi dalla retrospettiva alla Galleria Liguria di Genova, nel 1972. Muore a Parma, nel 1985 a novantatré anni.

Amos Nattini e la Divina Commedia: il “Pittore degli Spiriti”

Ugo Ojetti, ammirando le prime illustrazioni per la Commedia dantesca, scrive che Amos Nattini si getta a capofitto nella «visione, con l’aria che la accompagna, che la vela e la svela, tremando tutta una maestà soprannaturale, conducendo tutto il quadro con una tecnica vigile ed impeccabile».

Sin da giovane, il pittore genovese si interessa al disegno e all’illustrazione. Ci si dedica con passione e studio, divenendo anche un importante collezionista di edizioni antiche, definito poi per questo “custode del bello”.

Nel 1921, in occasione dei seicento anni dalla morte di Dante, inizia a lavorare alla riedizione illustrata della Commedia, opera che più lo rappresenta e più lo impegna, per circa vent’anni. Le figure, liberty ed eroiche sono il frutto dello studio del Rinascimento di Michelangelo che si unisce al grafismo secessionista di De Carolis e al cromatismo, in certi casi, divisionista.

“Pittore degli Spiriti” lo nomina D’Annunzio, osservando sia il tragico sapore della sofferenza delle anime infernali, sia la serena freschezza di quelle del Paradiso. Nel 1931, Amos Nattini è protagonista di una mostra al Musée Jeu de Paume di Parigi dove espone le tavole dell’Inferno, di grandissimo successo.

Ogni particolare emerge dall’ispirazione classicista del pittore, che elabora le litografie acquarellate, ma anche alcuni oli, come per la I tavola del Purgatorio. In alcune raffigurazioni, i corpi delle anime riflettono lo studio e il dettaglio di quelli di Signorelli della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto.

Tra mitologia ed esaltazione dell’eroismo umano

Nel periodo passato nell’ex eremo benedettino vicino Parma, Amos Nattini si occupa di una serie di tavole di ispirazione mitologica. A questo punto, l’eleganza del tratto liberty si accompagna ad un classicismo ancora più marcato.

Le scene di carattere allegorico e mitologico vengono anche usate per proporre una sorta di celebrazione del lavoro umano, destinate alla committenza di imprese ed aziende.

Per le Officine Riva di Milano esegue le tavole con La bonifica idraulica e L’energia idroelettrica, Mentre per le Officine Luciani di Parma realizza Il Fabbro parmense, immagini cariche di eroismo umano, nella sua celebrazione in chiave leggendaria e mitica.

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