Notte Emilio

Emilio Notte. Il Corredo della Sposa. Tecnica: Olio su tela
Il Corredo della Sposa. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Emilio Notte (Ceglie Messapico, 1891 – Napoli, 1982), nato in Puglia da genitori veneti, si trasferisce in tenera età con la famiglia ad Avellino, dove passa tutta la sua infanzia. Molto versato nel disegno, terminato il Liceo, parte alla volta di Napoli per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove conquista subito il favore del direttore Vincenzo Volpe (1855-1929).

Quest’ultimo, nel 1906, gli fa avere uno studio privato in cui lavorare almeno fino all’anno successivo, quando si trasferisce con la famiglia in Toscana, a Prato. Porta a compimento gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, in un momento culturale particolarmente fervido.

L’ambiente artistico fiorentino

Non solo Emilio Notte si avvicina ai maestri del Quattrocento fiorentino, ma si lega anche all’ormai anziano Giovanni Fattori (1825-1908), di cui frequenta lo studio, e ai suoi maestri Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) e Adolfo De Carolis (1874-1928).

Se inizialmente si fa interprete di un sincero e corposo verismo a sfondo sociale e socialista, in un secondo momento sembra assimilare a pieno la lezione di Sartorio e De Carolis, nella scelta di soggetti di carattere letterario e simbolista, come si nota dal suo esordio alla Biennale di Venezia del 1909, cui parteciperà fino agli anni Quaranta.

All’inizio degli anni Dieci, a Firenze, frequenta l’ambiente dell’avanguardia al Caffè delle Giubbe Rosse, dove conosce Ardengo Soffici (1879-1964) e gli scrittori Dino Campana e Aldo Palazzeschi, tra gli altri. Contemporaneamente, dal punto di vista stilistico, si nota un’inversione di rotta dovuta alla scoperta di Cézanne.

A questo punto, le immagini di Emilio Notte si arricchiscono di un cromatismo costruttivo e di un impianto geometrico che sfiora anche le tendenze cubiste, per poi avvicinarsi al Futurismo. Sono del 1914 alcune nature morte che lo avvicinano molto ad Umberto Boccioni (1882-1916) e che lo conducono ad aderire ufficialmente al Futurismo nel 1915.

Ciononostante, nelle sue opere si continua a leggere una spiccata tendenza geometrizzante, scompositiva e cézanniana, più che il dinamismo e la simultaneità di matrice futurista, soprattutto in tele che hanno come soggetti strade, piazze, quotidianità e fermento urbano.

Fondamento lineare geometrico

Nell’ottobre del 1917, Emilio Notte firma, insieme al pittore Lucio Venna (1897-1974), il Manifesto Fondamento lineare geometrico, pubblicato nella rivista “L’Italia Futurista”. In esso, si auspica la presenza pittorica dell’oggetto, definito attraverso la sintesi geometrica, senza dimenticarne la sostanza plastica e il suo dinamismo all’interno dello spazio.

D’altra parte, si negano fermamente le tendenze inoltrate verso qualsiasi Astrattismo, rimanendo la realtà e la natura un vincolo fondamentale sia per Notte che per Venna.

Dopo essere partito per il fronte tra il 1917 e il 1918, il pittore ritorna dalla guerra e si stabilisce a Venezia per qualche tempo. La sua ricerca a questo punto, si distanzia dalla sperimentazione avanguardistica per inoltrarsi nella riscoperta plastica della figura nel senso più tradizionale del termine.

Il dopoguerra e il distacco dall’avanguardia

Influenzato dal ritorno all’ordine e dal ritorno del formalismo classicista, riscopre gli autori del Quattrocento toscano e, a Venezia, si avvicina ai grandi maestri del colore, da Giorgione a Tiziano. Ecco che la scomposizione geometrica fa posto alla ritrovata interezza e monumentalità della figura, influenzato da Novecento ed in particolare da Mario Sironi (1885-1961), durante i suoi frequenti soggiorni a Milano.

Conosciuta Margherita Sarfatti, viene presentato da lei nella sua prima personale alla Galleria Ballerin di Milano nel 1919, anno in cui espone anche alla Galleria d’Arte Bragaglia a Roma, dove si trasferisce nel 1924.

È un periodo particolarmente fertile per Emilio Notte, dati anche gli scambi con i suoi amici Ferruccio Ferrazzi (1891-978), Arturo Martini (1889-1947) e Ercole Drei (1886-1973).

Nel 1929 si sposta a Napoli dopo aver ottenuto la cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti. La sua azione in campo accademico risulta fondamentale, dato che l’ambiente artistico napoletano ha bisogno di un decisivo rinnovamento, operato dal pittore grazie ad una apertura alle tendenze pittoriche internazionali di cui è un grande conoscitore.

Questo svecchiamento si manifesta ulteriormente quando Emilio Notte passa alla cattedra di pittura dal 1945 al 1961. Il linguaggio di questi anni, sempre concentrato sullo studio della forma e della figura, spazia dal più classico ritorno all’ordine alla riscoperta prima degli Espressionisti francesi come Derain, poi degli Impressionisti come Renoir, mantenendo sempre un forte legame con il linguaggio cézanniano.

Instancabile pittore e studioso, dipinge fino agli anni Settanta, riportando alla luce, infine, il violento Espressionismo tedesco della Die Brücke con la “stagione di Vulcano”, dove si reca d’estate. Muore a Napoli, nel 1982, a novantuno anni.

Emilio Notte: le prime esperienze pittoriche tra Cézanne e il Futurismo

Gli esordi di Emilio Notte si legano tanto ad uno spiccato verismo a carattere sociale, quanto ad accenti simbolisti, come si nota dai primi dipinti presentati alla Biennale del 1909: Le parche, Gli idolatri, I poveri di Prato e Donne che pregano. Feticismo, invece, compare alla Biennale del 1912.

La forte vocazione sperimentale della sua pittura si legge sin dalle prime ricerche effettuate all’inizio degli anni Dieci, che lo collocano a metà tra linguaggio geometrico di Cézanne e la costruzione sfaccettata del Futurismo.

Nel 1914 è alla Secessione romana con Le bigotte ed Impressioni, nel 1915 con Idioti, dipinto estremamente drammatico toccato da evidenti note espressioniste più che futuriste, che si leggono invece in dipinti quali Piazza-città, Girotondo, Piazza del Battistero di Firenze e Piazza mercato a Prato, che rispondo a pieno agli stilemi del Manifesto Fondamento lineare geometrico.

Tele tipicamente cézanniane sono invece Bevitori all’osteria, Natura morta e Figure sulla piazza tutti realizzati prima degli anni Venti.

La riscoperta della forma e dello spazio: il ritorno all’ordine tra classicità, Impressionismo ed Espressionismo

Negli anni Venti, come tanti altri artisti, Emilio Notte approda alla riscoperta della forma classica. Ma a differenza dei suoi amici di Novecento, in lui non si riscontra solo una mera monumentalità fine a se stessa, ma una continua sperimentazione, come è solito avvenire nella sua produzione.

La rielaborazione della pittura italiana del Rinascimento viene mediata dall’incontro con il cromatismo di Cézanne, ma anche degli espressionisti francesi e tedeschi, come si può vedere dalle opere esposte alla Fiorentina Primaverile del 1922 Vecchia mendicante, La Carlotta, La cieca cantastorie, Natura morta e Ritratto di mio padre.

Colore e disegno si uniscono in un felice connubio verista ed umanitario nella Fruttivendola della Biennale del 1924 e nei Bambini della Biennale del 1926. Mentre un più meditato ritorno all’ordine solenne e profondo si trova nell’Allievo e nel Nudo presentati a Napoli nel 1930, dopo il suo trasferimento.

Un linguaggio ormai completamente personale lo rappresenta nei dipinti esposti alla Biennale veneziana del 1932: Lo scolaro, Bambina che legge, Buoi nella stalla, Ritratto, Composizione, Adriana studia, Natura morta e Adriana al pianoforte.

Le opere più importanti degli anni Trenta e Quaranta, comparse alle Sindacali del Lazio e della Campania e alle Quadriennali di Roma sono Nello studio, Ritratto di bambina, Saltimbanchi, carte da gioco, Ritratto d’uomo e Donna col cappello, in cui la pennellata si fa via via più sfaldata ed espressiva.

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