Oppo Cipriano Efisio

Cirpiano Efisio Oppo. La Casta Susanna, 1927. Tecnica: Olio su tela
La Casta Susanna, 1927. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Cipriano Efisio Oppo (Roma, 1891 – 1962) si forma presso l’Istituto di Belle Arti di Roma. Dopo il diploma, inizia a lavorare come restauratore all’interno di un negozio antiquario. Nel frattempo, però, il giovane artista esordisce ventunenne alla Mostra del Ritratto presso il Circolo Artistico Internazionale di Roma, nel 1912.

A partire dal 1913 e per tutte le edizioni successive, partecipa alle Mostre della Secessione romana, mentre tiene il suo studio in Villa Strohl-Fern. In questo periodo, il linguaggio stilistico di Cipriano Efisio Oppo è prima immerso in un Divisionismo di matrice simbolista che guarda a Plinio Nomellini (1866-1934), mentre in un secondo momento si spinge verso ampie e libere soluzioni espressioniste.

Gli anni Dieci e Gruppo Moderno Romano

Un colore acceso e violento, caratterizzato da forti contrasti e accostamenti stridenti, si ritrova nei dipinti della metà degli anni Dieci, in cui si legge un avvicinamento all’Espressionismo dell’olandese Kees van Dongen (1877-1968).

Proprio in corrispondenza delle tendenze espressioniste europee, Cipriano Efisio Oppo, insieme a Roberto Melli (1885-1958) e Vincenzo Costantini (1881-1957), organizza il Gruppo Moderno Romano, a cui, nel 1914, aderiscono anche Garzia Fioresi (1898-1968) e Guglielmo Pizzirani (1886-1971). Dopo la prima guerra mondiale, cui l’artista partecipa uscendone gravemente ferito, segue un breve periodo di inattività.

Il dopoguerra e il legame con il Fascismo

All’inizio degli anni Venti, riprende a dipingere e ad esporre, seguendo attentamente le nuove istanze classiciste propugnate dalla rivista “Valori Plastici”.

A questo punto, Cipriano Efisio Oppo, divene uno dei più importanti rappresentanti del ritorno all’ordine romano, insieme a Virgilio Guidi (1891-1984), Carlo Socrate (1889-1967) e Antonio Donghi (1897-1963).

Il suo classicismo pulito ed equilibrato risente molto del cromatismo seicentesco filtrato attraverso Armando Spadini (1883-1925) e viene coniugato con sapienza al plasticismo quattrocentesco. Ma la sua figura diviene estremamente importante non solo a livello pittorico, ma soprattutto a livello politico.

Molto amico di Mussolini, è in aperto contrasto con Margherita Sarfatti e il suo gruppo Novecento a Milano, tanto che farà di tutto per allontanarla dall’ambiente artistico romano.

Animatore delle Biennali romane e consigliere alla Biennale di Venezia del 1928, le negherà una sala esclusiva per Novecento e, poco dopo, la escluderà dal comitato organizzativo della Quadriennale romana del 1931, con appoggio di Mussolini stesso.

Inoltre, attraverso la terza pagine del quotidiano “L’idea Nazionale” e poi della “Tribuna”, esprime tutto il suo programma artistico e culturale a servizio del ritorno all’ordine e del fascismo. I suoi frequenti viaggi in Europa e negli Stati Uniti, poi, lo tengono costantemente aggiornato alle novità contemporanee.

Ciononostante, visto il suo ruolo politico e di consigliere della Quadriennale, Cipriano Efisio Oppo sarà molto discreto nella sua partecipazione come artista, soprattutto in ambito romano. Anzi, da questo momento in poi, le sue mostre si diradano, fino a scomparire, in favore di decorazioni monumentali e pubbliche.

Tra le ultime mostre, è da segnalare la World’s Fair di New York del 1939. Da questo momento in poi, il suo impegno sarà solamente organizzativo e di animatore dell’arte romana del periodo fascista, come si nota anche dalla sua nomina a segretario generale dell’E42. Muore a Roma nel 1962, a settantuno anni.

Cipriano Efisio Oppo: la prima fase espressionista

Con la partecipazione a tutte le edizioni della Secessione romana, l’attività del pittore romano Cipriano Efisio Oppo inizia con una aperta adesione ai modi espressionisti, ispirati stilisticamente al linguaggio nordico.

Due Ritratti compaiono alla Secessione del 1913, mentre a quella successiva partecipa con una saletta privata in cui espone undici opere: lo spigoloso Ritratto di Hans Lerche, Disegno di nudo e numerose altre opere grafiche semplicemente segnate da una lettera e dall’anno di realizzazione, il 1913 o il 1914.

Una visione distorta della realtà emerge attraverso una scelta cromatica violenta ed espressionista, ispirata ai forti contrasti della Die Brücke, così come si nota nel dipinto Archi, che presenta un’insolita veduta di Roma dall’alto che inquadra le curve del Tevere e i suoi ponti, fino alle colline sullo sfondo.

Quest’opera compare alla Secessione romana del 1915, insieme a Ritratto, Spigoli, Acquarello e Disegno. Mentre l’anno seguente vi ritorna con Natura morta, Mezzogiorno, Ritratto, Fiori e Scherzo.

Il ritorno all’ordine

Dopo la prima guerra mondiale, Cipriano Efisio Oppo ritorna ad esporre alla Fiorentina Primaverile del 1922. Il suo linguaggio è cambiato, non ha più nulla a che fare con la tensione espressionista, ma si nutre del classicismo della tradizione italiana dei maestri del passato, dando vita ad opere come Paese, Ritratto del mio bambino, Paesaggio.

La linea risulta più equilibrata, il cromatismo non è quello statico e solenne di Piero della Francesca, perché risente ancora della vibrazione precedente, quindi è più legato al Seicento e alla stagione impressionista.

Presso la mostra L’Art Italien au Cercle Artistique di Bruxelles, l’artista romano espone una sontuosa Natura morta, mentre alla Biennale del 1926 compare uno dei suoi dipinti più importanti, La casta Susanna, tema classico visto attraverso la riscoperta dei valori cromatici veneti di Tiziano e Tintoretto.

Tra le ultime mostre cui partecipa ancora come artista, è da segnalare la Sindacale di Roma del 1929, in cui presenta dieci opere: Lalletta, Montepulciano, Studio di ritratto, Luciano, La mia famiglia, Paesaggio, Isabella Oppo, Susanna e Trinità dei Monti.

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