Oprandi Giorgio

Giorgio Oprandi. Quiete Mattutina sul Nilo. Tecnica: Olio su tela
Quiete Mattutina sul Nilo. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giorgio Oprandi (Lovere, 1883 – 1962), nato in un piccolo paese della provincia bergamasca, frequenta i corsi di disegno presso l’Accademia di Belle Arti Tadini. Trasferitosi a Bergamo, prosegue gli studi alla Scuola d’Arte applicata all’industria e poi alla Scuola di pittura dell’Accademia di Carrara, dove si iscrive all’inizio del Novecento.

Vi studia fino al 1907, avendo come maestro Ponziano Loverini (1845-1929), ma già l’anno precedente aveva esordito alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano per il traforo del Sempione.

Dopo il diploma, proprio nel 1907, ottiene una borsa di studio che gli permette di completare la sua formazione a Roma. Rientrato dopo qualche tempo a Bergamo, comincia a partecipare alle prime manifestazioni artistiche della città.

La Prima guerra mondiale

Nel 1913, vince un nuovo pensionato a Roma, dove resta fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, quando si arruola con gli Alpini e viene incaricato di realizzare, da disegnatore, i rilievi topografici della trincea nemica.

È proprio durante la guerra che Giorgio Oprandi si dedica alla sua prima importante commissione: decora la cappella della Madonna dell’Adamello vicino al Rifugio Garibaldi. Allo stesso periodo risale una serie di piccole vedute montane, spesso popolate da figure di soldati e di scene di trincea.

Al termine della guerra, Giorgio Oprandi tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria Pesaro di Milano, ottenendo un notevole successo.

Le sue tele, dedicate soprattutto a paesaggi ed intime situazioni familiari, presentano una pittura tenue e caratterizzata da un andamento divisionista e pulviscolare, in cui i contorni risultano indefiniti e persi nello spazio circostante. L’atmosfera risulta costantemente carica di simbolo e mistero, in una rappresentazione sospesa e silenziosa della realtà.

I viaggi in Africa

Nel 1923, Giorgio Oprandi, insieme all’amico pittore Luigi Brignoli (1881-1952), si reca in Algeria per qualche mese, con l’intento di raccogliere impressioni e suggestioni nuove. In questi mesi, prima con difficoltà e poi con maggiore naturalezza, il pittore bergamasco si abitua al clima e all’atmosfera africana.

Realizza numerose vedute e scene dal vero che riflettono con maestria e rapidità la quotidianità e l’ambientazione algerina. Queste opere vengono esposte al suo rientro in Italia presso l’Esposizione di Como del 1924.

L’anno successivo è di nuovo in Africa, chiamato in Egitto dal re Faud a decorare una sala del Palazzo Reale di Ras el Tin ad Alessandria, con dodici pannelli dedicati alla celebrazione dei fasti di Mohammed Alì il Grande.

Giorgio Oprandi. Il “pittore delle colonie”

Dopo questa impresa decorativa, Giorgio Oprandi continua a frequentare l’Africa per tutti gli anni Venti e Trenta, visitando l’Eritrea, la Somalia, la Libia ed ancora l’Egitto e l’Algeria. Ne scaturiscono numerosissime impressioni, disegni e dipinti tesi a narrare la vita africana in tutte le sue sfaccettature, in un racconto affascinante e seducente.

Tutto ciò avviene grazie alla costruzione di una “casa viaggiante”, una sorta di carovana in cui l’artista può vivere tranquillamente e dedicarsi, con tutti gli comfort del caso, alla stesura dei suoi famosi brani orientalisti.

Alla fine, tutte queste opere verranno esposte al Museo Coloniale di Roma, in una personale tenutasi alla fine degli anni Venti, con il patrocinio della Duchessa d’Orleans. Il successo di Giorgio Oprandi, soprannominato “pittore delle colonie”, coincide, negli anni Trenta, con le imprese di conquista in Libia da parte del governo italiano.

Il viaggio in Albania e gli ultimi anni

Per tutti gli anni Trenta partecipa alle Mostre coloniali italiane ed europee, mentre si susseguono anche numerose esposizioni personali.

Nel 1940, il pittore bergamasco compie un viaggio in Albania che narra attraverso una serie di impressioni e di dipinti di carattere etnografico che rappresentano la sua ultima grande impresa estera, che non lo soddisfa, però, come quelle africane.

Rientrato in Italia, passa gli ultimi anni senza prendere parte a mostre, ma dedicandosi più attivamente agli eventi personali nella sua casa studio di Bergamo. Rientra a Lovere all’inizio degli anni Sessanta, e vi muore nel 1962 a settantanove anni.

Giorgio Oprandi: tra l’intima atmosfera bergamasca e le impressioni orientaliste

Giorgio Oprandi esordisce alla Mostra Nazionale di Milano del 1906 con un evocativo Paesaggio che riflette la conoscenza del naturalismo lombardo di fine Ottocento. Altri due Studi di paesaggio compaiono all’Esposizione di Firenze del 1907.

Per gran parte degli anni Dieci, partecipa soprattutto a mostre bergamasche, esponendo le opere realizzate durante gli anni della guerra. Risale al 1921 la prima sua personale alla Galleria Pesaro, dove si presenta come un pittore trasognato e delicato, narratore di atmosfere immobili nel tempo e ricche di evocazioni simboliste, caratterizzate da un cromatismo chiaro e vibrante.

Tra le sessantotto opere esposte, vi sono Meriggio alpino (Adamello), Dal rifugio Garibaldi (Adamello), Campagna romana, I rimasti (vecchia e bambino), La casa delle fiabe (Lovere mistico), Ombre e luci (Val Camonica), L’eremita, Misteri d’anima (ragazza e satiro), Primula (bambina) e Il lago notturno.

Gli anni Venti e Trenta, invece, rappresentano per Giorgio Oprandi la grande avventura orientalista, dopo il primo viaggio in Algeria del 1923. Dai frequenti soggiorni africani il pittore bergamasco riporta impressioni e vedute che hanno fatto la sua fortuna di pittore “reporter” della vita coloniale.

Sono esempi di questa fase orientalista Cacciatore d’Africa, Fatma, Quiete mattutina sul Nilo, Scogli a Brava – Somalia, presentati a Milano nel 1932 e Piazza a Cheren – Eritrea, comparsa a sempre a Milano nel 1938.

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