Orazio Gentileschi

Orazio Gentileschi. Riposo durante la Fuga in Egitto. Tecnica: Olio su tela
Riposo durante la Fuga in Egitto. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639), il cui cognome originale è Lomi, è figlio di un orafo fiorentino trasferitosi a Pisa. Avviato alla pittura dal fratello Aurelio, ha come primissimi modelli di riferimento Pontormo e i manieristi toscani.

Giovanissimo, verso la fine degli anni Settanta, si trasferisce a Roma, dove viene ospitato da uno zio capitano delle guardie a Castel Sant’Angelo, da cui prende il cognome Gentileschi con cui da quel momento è conosciuto.

Le prestigiose opere del primo periodo romano: il tardo manierismo

Nella Roma della fine del Cinquecento, vive vicino piazza Navona e inizia a occuparsi delle prime opere: Giovanni Baglione (1573-1643), nelle Vite, scrive che viene coinvolto nella decorazione della Biblioteca Sistina in Vaticano, sotto il coordinamento di Cesare Nebbia (1536-1614).

È chiaro quindi che nel primo periodo romano, Orazio Gentileschi porta avanti in linguaggio legato al tardo manierismo, come ben si nota anche dagli affreschi eseguiti in Santa Maria Maggiore nel 1593, anno in cui nasce la figlia Artemisia (1593-1656).

Si occupa di alcuni brani (come la Presentazione di Gesù al tempio) del ciclo dedicato alle Storie della Vergine delle pareti della navata centrale, commissionato dal cardinal Pinelli. Tre anni dopo, invece, è impegnato nell’esecuzione della pala d’altare, andata distrutta nell’incendio dell’inizio del XIX secolo, con la Conversione di san Paolo per San Paolo fuori le mura.

Verso la fine degli anni Novanta, il pittore esce fuori dal circuito romano. Riceve diversi pagamenti dai frati benedettini dell’abbazia di Farfa per la decorazione di alcune cappelle e per la realizzazione di pale d’altare.

Nello stesso periodo, fa parte del gruppo di artisti che, sotto la guida del Cavalier d’Arpino (1568-1640), si occupa della decorazione del transetto di San Giovanni in Laterano, eseguendo in particolare il San Taddeo.

Viene poi incaricato anche della prestigiosa decorazione ad affresco della seconda cappella di destra di San Giovanni dei Fiorentini a Roma, commissionata dal mercante di tessuti fiorentino Agnolo Fiorenzuola. I lavori si svolgeranno nel primo decennio del Seicento, proprio nel momento in cui avviene la decisiva svolta stilistica di Orazio Gentileschi.

Dal manierismo al caravaggismo

Fino alla fine degli anni Novanta il linguaggio del pittore aveva seguito gli esempi di una certa rappresentazione ideale e tardo manierista, improntata sul trionfo del classicismo. Nella Roma di Sisto V e Clemente VIII, con la Controriforma, la pittura aulica e decisamente intellettuale aveva coinvolto anche il giovane Orazio Gentileschi.

Ma l’avvento di Caravaggio (1571-1610) con il suo naturalismo pauperistico e con la sua gestione dei contrasti luministici, genera un sostanziale cambiamento della poetica del pittore. Le innovazioni caravaggesche investono lo stile già intenso di Orazio: i volumi e le carni tornite e la sapiente gestione cromatica e compositiva si uniscono alle improvvise lumeggiature, agli sfondi scuri, alle scene drammaticamente naturalistiche e profondamente introspettive.

Questo avvicinamento alla poetica caravaggesca non è solo dovuto all’osservazione dei capolavori eseguiti dal maestro a Roma all’inizio del secolo, ma anche ad una amicizia tra i due, durata almeno fino al processo intentato da Baglione contro Caravaggio nel 1603.

Un decennio florido

In questo primo e fecondissimo decennio del Seicento, Orazio Gentileschi esegue le sue opere più significative. A cominciare dal San Francesco sorretto dall’angelo conservato al Museo del Prado di Madrid, in cui la sapiente gestione dei volumi e del colore culmina nella perfetta rappresentazione dell’estati del santo, svenuto sulla roccia aspra e sorretto dal dolce angelo.

L’influenza di Caravaggio è ben presente nella ricerca psicologica e nell’estremo naturalismo della scena, che però è anche pervasa da una sensibilità classica che deriva dalla grazia compositiva propria di Gentileschi. Allo stesso periodo appartengono anche le fondamentali tele del Battesimo di Cristo per Santa Maria della Pace e della Santa Cecilia e i santi Tiburzio e Valeriano per Santa Cecilia a Como e oggi alla Pinacoteca di Brera.

La splendida Giuditta con la testa di Oloferne della Pinacoteca Nazionale di Oslo rappresenta uno dei punti più alti della produzione del pittore, non solo per la pienezza della scena, come incastonata in un attimo di eterno, ma anche per la gestione delle luci e dei colori, che ritorneranno nello stesso soggetto riproposto negli anni Venti, conservato a Hartford.

Il rapporto con Agostino Tassi

Agli anni che vanno dal 1611 e il 1616 è collocabile il David con la testa di Golia, dipinto conservato nella Galleria Spada e per molti anni ritenuto di mano di Caravaggio. In questo periodo, Orazio Gentileschi è legato professionalmente ad Agostino Tassi (1580-1644), con cui decora la volta della Sala del Concistoro al Quirinale, per papa Paolo V Borghese, occupandosi delle grandi figure allegoriche.

Sempre con Tassi, affresca il Concerto musicale con Apollo e le Muse nel Casino delle Muse del palazzo di Scipione Borghese, oggi palazzo Pallavicini Rospigliosi. Il rapporto tra i due si interrompe definitivamente nel 1612, a seguito del processo in cui Orazio accusa Agostino di aver violentato sua figlia Artemisia appena diciannovenne.

Tra Roma, le Marche e Genova

A partire dal 1613, il pittore lavora tra Roma e le Marche. Inizia con un ciclo nella cattedrale di San Venanzo a Fabriano, per proseguire con la decorazione della chiesa di San Benedetto e con altre tele che rappresentano un chiaro ritorno ad una narrazione sobria e semplice, ricca di arcaismi, come si nota nella Madonna col Bambino di Urbino e nella Madonna del Rosario per la chiesa di Santa Lucia.

Nel 1621, Orazio Gentileschi si sposta a Genova. I principi e i ricchi mercanti genovesi danno vita a un virtuoso collezionismo che attira i più importanti artisti del tempo, tra cui anche Pieter Paul Rubens (1577-1640), Antoon van Dyck (1599-1641) e Simon Vouet (1590-1649).

In particolare Orazio viene invitato da Giovanni Antonio Sauli, per il quale esegue diverse opere tra cui una Maddalena penitente e una Danae, mentre per altri collezionisti genovesi realizza altre tele come Il sacrificio di Isacco e affresca la loggia del casino di Marcantonio Doria a Sampierdarena con le Storie dell’Antico Testamento.

Gli ultimi anni tra Parigi e Londra

Nel 1624, invitato dalla regina madre di Francia Maria de’ Medici, si trasferisce a Parigi, dove esegue La Felicità pubblica trionfa sui pericoli, allegoria destinata all’anticamera della regina nel Palais du Luxembourg e oggi al Louvre. Dipinto dall’atmosfera aulica e leggiadra, presenta una raffinatezza estrema che, per la lucentezza dei toni lo allontana dal caravaggismo più cupo, introducendo alla sua ultima maniera.

Due anni dopo, Orazio Gentileschi è in Inghilterra, ospitato dal duca di Buckingham, nella cui dimora esegue Apollo e le muse. A questo punto, viene introdotto alla corte del re Carlo I, sposato con Henrietta Maria, figlia di Maria de’ Medici che lo aveva accolto a Parigi.

L’opera che più identifica il periodo londinese del pittore è l’Allegoria della Pace e delle Arti per il soffitto della Queen’s House di Greenwich, realizzata proprio nei suoi ultimi anni di vita, insieme ad altre opere per Henrietta Maria, come Giuseppe e la moglie di Putifarre. Muore a Londra nel 1639 e viene sepolto nella Cappella della regina della Somerset House.

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