Origo Clemente

Clemente Origo. Cavalli Maremmani e Butteri. Tecnica: Olio su Tela, 50 x 80 cm.
Cavalli Maremmani e Butteri. Tecnica: Olio su Tela. Firmato in basso a destra "Clem Origo"

Biografia

Clemente Origo (Roma, 1855 – Firenze, 1921) pittore e scultore, si forma prevalentemente da autodidatta. Sull’autore, abbiamo pochissime notizie biografiche e ci provengono soprattutto dalla descrizione che ci è stata restituita dalla nuora.

Sappiamo per certo che proviene da una nobile famiglia romana e che la madre sia di origini russe. Sin da giovane, nonostante il suo impegno militare, ama la vita mondana e soprattutto le corse dei cavalli.

Non è un caso, quindi, che la maggior parte delle opere pervenuteci di Clemente Origo, sia pittoriche che scultoree, ritraggono cavalli nei più disparati atteggiamenti.

Il trasferimento in Toscana

Negli anni Ottanta, si trasferisce da Roma a Firenze, dove si dedica con passione all’acquisto di cavalli per la sua scuderia in Maremma. Si reca spessissimo in Irlanda e in Inghilterra proprio per meglio acquisire conoscenze sull’equitazione e, contemporaneamente, affina la sua tecnica pittorica e scultorea nella riproduzione delle anatomie dei cavalli.

Nel 1887, partecipa all’Esposizione Nazionale di Venezia e da questo momento in poi prende parte assiduamente alle più importanti esposizioni nazionali, tra cui la Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, e le Biennali di Venezia dal 1903 al 1920.

La sua casa in Versilia è animata da incontri mondani e culturali e frequentata dai più importanti intellettuali del tempo, tra cui Giacomo Puccini, e soprattutto il caro amico Gabriele D’Annunzio (che ospiterà anche a Firenze tra il 1906 e il 1907) e moltissimi pittori e scultori.

Il successo, tra pittura e scultura

Uscito dall’esercito alla fine degli anni Ottanta, Clemente Origo comincia a dedicarsi a tempo pieno alle due attività che lo occuperanno fino alla morte, la pittura e la scultura.

I soggetti che predilige sono dedicati a scene di battaglia equestri, ma anche a storie mitologiche in cui sono protagonisti cavalli e uomini. Non mancano poi i paesaggi tratti dalla campagna romana o versiliese, sempre animati da presenze equine.

Il successo, soprattutto tra i collezionisti della nobiltà e della borghesia, è immediato. La sua pittura risulta animata da una pennellata vibrante e indefinita, fatta di un verismo lirico e sentito.

La scultura, allo stesso modo, ci appare ricca di effetti di luce sull’epidermide bronzea dei cavalli o degli uomini, spesso caratterizzata da non finito, sulla scia di Medardo Rosso (1858-1928).

Nel 1913, compie un soggiorno a San Pietroburgo, per portare a compimento un monumento dedicato allo zar Alessandro II. Nonostante l’anzianità, durante la prima guerra mondiale si fa inviare in Russia, dove partecipa attivamente a diverse campagne militari a cavallo.

Rientrato in Italia dopo la guerra, Clemente Origo continua a partecipare alle esposizioni, senza mai rimanere escluso dall’elegante vita mondana. Prende parte alla sua ultima Biennale veneziana nel 1920 e muore nello stesso anno a Firenze, a sessantacinque anni.

Clemente Origo: i soggetti equestri tra pittura e scultura

L’esordio di Clemente Origo avviene alla Mostra Nazionale di Venezia del 1887 e si pare con la presentazione di tre soggetti pittorici equestri: due Teste di cavallo e Strada di Lerici. Dopo il trasferimento a Firenze, partecipa all’Esposizione Internazionale di Roma del 1893, in cui presenta il dipinto Carbonari maremmani.

Il verismo si coniuga sapientemente ad una pennellata sfilacciata e sfaldata che conferisce all’atmosfera una dimensione sospesa e densa di significati, così come avviene per i paesaggi presentati a Firenze del 1894.

Si tratta di nove dipinti ad olio, tra cui Il secondo Squadrone di Genova alla Bicocca (episodio della battaglia di Novara del 1849), Serata di novembre in Padule, Ritratto di cavallo, Vedetta – Ussero della prima repubblica Francese 1793-1797, Buttero maremmano e Bocca d’Arno.

Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, Clemente Origo affianca le due sculture Don Chisciotte e Un Picador ai dipinti Povero Neri! e Malaria. Inizia così il doppio percorso dell’artista e dandy, che si insinua tra pittura e scultura fino al nuovo secolo.

Il melanconico olio Triste sorte compare all’Esposizione di Torino del 1898, mentre a quella di Firenze del 1899 presenta ben dieci opere, tra cui la scultura in bronzo Artigliere, il gesso Cavallo di artiglieria e il dipinto In Maremma.

Un grande successo giunge all’artista quando alla sia prima Biennale di Venezia del 1903 espone la scultura in bronzo a cera persa Il porta spese, che fa parte del ciclo dedicato ai Costumi della campagna romana. Alle Scene della campagna romana, invece, appartengono Un buttero e Nella palude, presentati alla successiva Biennale del 1905.

Nel 1907, vi espone il soggetto mitologico La morte del cervo, nel 1909 I cavalli del sole. Vi ritorna per l’ultima volta dopo la guerra, nel 1920, con il decorativo soggetto per fontana La sorpresa.

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