Luigi Pampaloni

Luigi Pampaloni. Venere. Scultura in marmo
Venere. Scultura in marmo

Biografia

Luigi Pampaloni (Firenze, 1791 – 1847), nato in una modesta famiglia fiorentina, inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Firenze a partire dal 1806. In questi primi anni, si impegna soprattutto nello studio del disegno del Cinquecento e delle opere grafiche dell’inglese John Flaxman (1755-1826).

Poco dopo, si trasferisce a Pisa, dove svolge un apprendistato nello studio del fratello Francesco, che lo introduce alla lavorazione dell’alabastro. Nel 1811, è a Carrara per perfezionarsi all’Accademia di Belle Arti, dove studia scultura con Lorenzo Bartolini (1777-1850) e disegno con di Jean-Baptiste Desmarais (1756-1813).

Il successo a Firenze

Rientrato a Firenze, mantiene i suoi rapporti con l’atelier di Lorenzo Bartolini, per cui esegue una serie di statue di piccolo formato di ambito commerciale, anche in alabastro, di soggetto mitologico. Luigi Pampaloni viene subito apprezzato dal mondo accademico per la sua abilità tecnica e per la capacità di rielaborare gli stilemi classici.

Tra bassorilievi, decorazioni in stucco, statue e gruppi scultorei, l’artista inizia la sua ascesa negli anni Venti, quando comincia ad ottenere i primi incarichi da parte del Gran Ducato di Toscana. Piano piano, lo spiccato Neoclassicismo degli inizi si mitica verso forme neo quattrocentesche che denunciano la sicura influenza del maestro Bartolini e una forte fedeltà alla linea pura ed equilibrata dei maestri toscani come Donatello e Verrocchio.

I prestigiosi incarichi dall’Italia all’Europa

Si susseguono le committenze, non solo per soggetti storici e mitologici, ma anche per ritratti e monumenti funebri, che Luigi Pampaloni riesce a trattare con estrema delicatezza degli incarnati e con una declinazione spirituale che contribuisce alla resa degli affetti dei personaggi rappresentati.

Per i monumenti, molti dei quali commissionati dal granduca Leopoldo II, impiega invece uno stile più austero e severo, pur senza mai abbandonare quel Purismo che si traduce nella gestione euritmica delle composizioni.

Tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, lo scultore fiorentino riceve moltissime committenze anche in ambito europeo, per monumenti funebri e ritratti. Nel 1846 arrivano anche le commissioni della famiglia Bonaparte, che confermano il suo successo anche nella maturità. Muore a Firenze nel 1847, a soli cinquantasei anni.

Luigi Pampaloni: la scultura purista nella Firenze del primo Ottocento

Tra le prime opere giovanili di Luigi Pampaloni spiccano alcune statuette, bassorilievi e suppellettili eseguiti per l’atelier di Lorenzo Bartolini. Vi è un Narciso, ma anche i bassorilievi con Teti che consegna ad Achille che piange la morte di Patroclo le armi divine e con Achille condotto dal centauro Chirone da Peleo suo padre che è con gli altri Argonauti pronto all’impresa del vello d’oro.

In queste prime opere, tutte concentrate negli anni Dieci dell’Ottocento, lo scultore è ancora chiaramente influenzato dagli accenti neoclassici, ma già dall’inizio degli anni Venti e per oltre un ventennio sarà fedele agli stilemi puristi trasmessigli da Bartolini.

Nel 1822 lavora nella Villa del Poggio Imperiale, insieme ad altri artisti, occupandosi di due bassorilievi dedicati alla Primavera e all’Estate, che denunciano una fiera connessione con Ghiberti e con Verrocchio, soprattutto nella decorazione a ghirlande e frutti che ornano i bassorilievi.

Contemporaneamente lavora in Palazzo Pitti, precisamente nella Sala dell’Iliade, dove realizza stucchi bianchi e dorati: si tratta di clipei contenenti medaglioni con i Ritratti della famiglia Lorena, gli Eroi greci, i Satiri, una serie di animali esotici e fantastici, tra cui Aquile, Scimmie, Ippogrifi, Teste di leone, ma anche di piccoli esagoni con le Storie di Giove.

Nella metà degli anni Venti raggiunge il massimo del successo con alcune opere presentate in Accademia, tra cui il Fanciullo in preghiera genuflesso sopra un cuscino e il suo pendant Figura di bambina distesa, opere pensate per essere parte di un monumento funebre commissionato da un aristocratico polacco.

Sempre nel 1825 è incaricato di eseguire due statue, una di Arnolfo di Lapo e l’altra di Filippo Brunelleschi per il Palazzo dei Canonici accanto al Duomo di Santa Maria del Fiore. Come un maestro del Quattrocento, adotta equilibrio e soave armonia, come si riscontra anche nella statua di Leonardo Da Vinci per una delle nicchie del loggiato degli Uffizi.

Accanto ai monumenti celebrativi e ai soggetti storici, Luigi Pampaloni si fa interprete di una produzione legata ad una narrazione serena ed elegante del quotidiano, attraverso piccoli episodi faceti tratti dal vero, ma anche dalla mitologia.

Ne abbiamo diversi esempi in Fanciullo che scherza con un cane, nella Fanciulla con le tortorelle, o l’Innocenza, per la Stufa di palazzo Pitti e poi donata al principe von Metternich, per arrivare al curioso e delicato Amore che getta insidie, tutti risalenti ai primi anni Trenta.

Commissioni dal Granducato

Mentre del decennio successivo sono le importanti opere commissionate dal Granducato, come il Monumento a Leopoldo II per la piazza Bonaparte di San Miniato al Tedesco e la decorazione della tribuna del Regio Museo delle scienze, dove si occupa di due medaglioni con il ritratto di Lorenzo Magalotti, accademico del Cimento e con quello di Pietro Leopoldo.

Tra i monumenti funebri più significativi di Luigi Pampaloni risaltano il Monumento funebre a Lazzaro Papi, nella chiesa di San Frediano a Lucca, il Monumento funebre di Virginia de Blasis, in Santa Croce a Firenze, dove compare anche la sua Stele di Giulia Clary Bonaparte, in cui si può notare la bella ed equilibrata Allegoria della Beneficenza.

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